Scuola o Squola? Istruzione in Sardegna

Scuola o Squola? Istruzione in Sardegna

9 Ottobre 2019 Off Di Luca Biggio

La nostra regione si è classificata maglia nera in Italia nell’apprendimento scolastico, insieme alla Calabria. È molto alta la percentuale di studenti del secondo anno superiore che non raggiungono un livello sufficiente di competenza alfabetica e numerica. Il dato sardo, riferito all’anno 2017/2018, dice che il 50,4% dei ragazzi ha grosse difficoltà d’apprendimento in italiano e matematica. Rendimento insufficiente anche nella lettura per oltre il 40% degli studenti. Dato, questo, che accomuna diverse regioni del Mezzogiorno: Calabria, Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia. Peggio ancora in matematica: due studenti sardi su tre (stesso dato anche in Calabria) non ha competenze sufficienti. L’analisi è di Openpolis, che ha incrociato e rielaborato i dati delle prove Invalsi e ISTAT. Nella lista nera dei paesi con minor tasso di alfabetizzazione e competenze matematiche ci sono Carbonia, Oristano, Sanluri, Iglesias, Tempio, Cagliari e Olbia. In mezzo al disastro dell’istruzione sarda, vi sono anche delle piccolissime realtà eccellenti. Lanusei per competenze alfabetiche si è classificata al terzo posto in Italia, alle spalle delle sole Monza e Treviso. Bene anche Villacidro, al di sopra della media nazionale. 


 

CALO DEGLI ISCRITTI E DENATALITÀ

Sono circa tremila gli studenti in meno rispetto all’anno scorso, un calo che, a detta del direttore scolastico regionale sardo Francesco Feliziani è stato definito “fisiologico”, già preannunciato dai dati ISTAT del Febbraio 2019: in Sardegna, quasi quattromila nati in meno dal 2010, ogni anno rispetto ai dodici mesi precedenti 485 bambini in meno. Ancora, già dai primi otto mesi del 2018, come preannunciato, si rischiava di andare sotto quota 10mila. Quest’anno, però, dopo molti anni, si scenderà sotto le 200mila iscrizioni con un’emorragia evidente alla scuola materna e primaria a causa della denatalità. Come si potrà immaginare, al numero inferiore di studenti potrebbero corrispondere taglio delle classi e accorpamenti per raggiungere un numero sufficiente di alunni. Nelle dichiarazione alle tribune dell’Unione Sarda, l’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu ha dichiarato che «l’obiettivo è di non chiudere neppure una scuola e di mantenere – dove possibile – le pluriclassi». 
 


 

EMERGENZA PRECARIATO

L’altra grande emergenza riguarda i docenti precari, soprattutto nelle scuole medie e superiori dell’isola. A fronte di oltre 1500 nuove immissioni in ruolo, al momento sono state coperte 700 cattedre. Il motivo: graduatorie a esaurimento quasi vuote, soprattutto per quanto riguarda alcune materie come matematica, italiano e informatica nelle scuole superiori di I grado. La speranza è riposta nei nuovi concorsi e nei corsi di formazione per gli insegnanti di sostegno: al momento per i circa 7mila studenti disabili sono a disposizione circa 2mila docenti specializzati rispetto alle 5500 cattedre assegnate. Regna l’incognita, dunque, soprattutto negli organici così come drammatica è la carenza del personale ATA. «Come contingente di ruolo, dei circa 1800 posti vacanti, ne sono stati coperti poco più di un terzo; questo vuol dire che tutti quei posti saranno coperti da supplenti a discapito dell’attività didattica. A causa poi dei ritardi dell’INPS i posti non sono stati occupati in tempo e tutti questi andranno assegnati ai supplenti» così Marinella Pau, segretaria CISL Scuola – Cagliari, in un’intervista rilasciata al TG. Gli uffici scolastici sono impegnati in una corsa contro il tempo per le nomine ed ancora pesano gli effetti dei pensionamenti aggiuntivi di quota 100 da poco istituita dal governo uscente. Solo 1000 hanno formazione specifica, gli altri, precari, si dovranno arrangiare con buona pace per l’efficacia dell’insegnamento e serenità del lavoratore. Parte delle colpe è da assegnare alle politiche nazionali poiché ispirate a criteri prevalentemente di tipo economico-finanziario. 


 

DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO

Nonostante i grandi successi degli Atenei sardi, il Diritto allo Studio Universitario continua a ricevere batoste non indifferenti soprattutto nella sfera legata ai finanziamenti da parte dell’Ente regione e Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Durante gli anni 2012 – 2015 (giunta Cappellacci), la categoria degli studenti meritevoli privi di mezzi (circa 7500 richiedenti l’anno), subì un forte arresto alle emissioni di benefici per mancanza di fondi stanziati andando a creare i cosiddetti “idonei non beneficiari”, vero incubo del sistema universitario isolano. Nelle classifiche ISTAT degli anni 2012 e 2013, la Sardegna ebbe la maglia nera in Italia: uno studente su due non percepiva nessuna borsa di studio od altro contributo/beneficio dalla Regione. Nei successivi anni della giunta Pigliaru, si raggiunse con grande sforzo amministrativo e finanziario da parte della Regione Sardegna il 100% degli idonei beneficiari richiedenti (furono 5814 le domande, tutte pienamente soddisfatte), con un finanziamento di circa 4 milioni di euro. Nei vari anni accademici, il numero dei richiedenti è continuamente salito, fino ad arrivare ai 9727 studenti dell’anno precedente, con 11,2 milioni di euro di fondi stanziati per le borse di studio. Come ogni anno, vi è sempre una certa preoccupazione fra gli studenti universitari per ciò che riguarda l’ammissione alle graduatorie degli enti regionali per il diritto allo studio universitario. Affitti, materiale didattico, trasporti, accesso alla cultura e assistenza sanitaria: queste le principali voci di costo che la norma sul DSU dovrebbe garantire. La borsa ERSU rappresenta l’aiuto più concreto per andare incontro alle esigenze di un’ampia fetta degli studenti universitari sardi. Il fatto che il fantasma degli idonei non beneficiari aleggi ancora nel sistema accademica potrebbe determinare un notevole passo indietro rispetto alle grandi conquiste degli ultimi anni.

 

PERCHÉ STUDIARE?

Studiamo per noi o per la scuola? Tutti quanti hanno risposte differenti: c’è chi è appassionato della scuola, dello studio e del faticare. C’è invece chi dà più possibilità all’immaginazione e alla capacità di apprendere dalla vita. Lo studio, però, ci arricchisce e ci fa apparire sempre più interessanti, dona nuova curiosità e la giusta sensibilità che rende veramente unico l’essere umano. Vero è che in questo particolare periodo storico, fatto di un sistema ricco di anomalie che non riesce a garantire indistintamente a tutti l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione per mancanza di fondi, la scuola è quasi come se mettesse le sbarre alla creatività dei giovani e al loro giovane animo ricco di sogni e speranze future. Ma forse, dovremmo avere più volontà ed essere aperti nei confronti della scuola, ma allo stesso tempo il sistema educativo dovrebbe essere più aperto nei confronti delle giovani generazioni contemporanee. La soluzione è sempre quella di un giusto equilibrio fra le parti. 
 


L’ UTILITÀ DELLA CULTURA

Avete mai pensato al costo dell’ignoranza? Avete mai pensato a quanto potrà ostacolarvi non aver appreso niente? L’ex rettore della Harvard University, educatore ed avvocato americano Derek Bokha coniato un’espressione divenuta poi molto popolare fra gli educatori: “Se pensi che l’istruzione sia costosa, prova con l’ignoranza”. Secondo molti, il prezzo della cultura è pressoché insostenibile esulando poi dal fatto che senza cultura l’uomo non è padrone di se stesso ma succube delle decisioni altrui, così come non è padrone delle proprie scelte, ignaro di tutto ciò che può celarsi dietro ogni piccola cosa e dettaglio. Purtroppo, nei giovani d’oggi, il ‘vivere alla giornata’ e l’idea di considerare lo studio come inutile e superfluo è molto diffusa. Questa convinzione con il progredire del tempo si alimenta sempre di più nei loro ideali, ostruendo maggiormente una visione più estesa di un futuro migliore, soprattutto in tempo di crisi economica e spending review.

 

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