Ho accettato la morte di mia madre con l’aiuto della psicologa

Ho accettato la morte di mia madre con l’aiuto della psicologa

5 Luglio 2019 Off Di sardegnasocieta

Mia madre è morta dopo 4 anni di malattia orribile, durante i quali l’ho vista spegnersi piano piano per colpa del cancro, in un’agonia che aveva portato via la sua bellezza un giorno dopo l’altro sino a farla urlare di dolore e di pena nei giorni della chemioterapia. Ed io ne scrivo per la prima volta apertamente dopo 10 anni. Ricordo che quando misi piede nello studio dello psicologo la prima volta non sapevo nemmeno cosa dire, mi limitavo a fissare il quadro colorato che c’era dietro di lei: “mia mamma è morta ed io non posso parlarne con nessuno”, erano le uniche parole che riuscivo
a pronunciare, ed erano le prime parole che mi facevano stare meglio. In fondo la terapia era una chiacchierata con una vecchia amica di cui però imparavo a seguire consigli. Era l’unica persona con cui riuscivo a parlare di tutti i ricordi dolorosi di quegli ultimi 4 anni, e oggi so che quelle chiacchierate potrebbero aiutare molte altre persone che si sono trovate nella mia stessa situazione. Spesso quando c’è un lutto parlare con la propria famiglia è difficile, sono tutti troppo presi dal proprio dolore, ed un supporto esterno può essere la salvezza della situazione.

La terapia che condussi con la mia psicologa fu basata sull’accettazione. Fu lunga e non facile ed ogni tanto ripeto ancora a me stessa i suoi consigli. Imparai molte cose durante quelle sedute, ad esempio ad accettare che mia madre non era perfetta, anzi scoprì piano piano che da giovane era stata depressa, che si era sentita spesso inadeguata, che aveva lasciato gli studi e che all’atto di diventare mamma si era trovata ancora più spaesata. Accettai piano piano che questo dolore sarebbe ricomparso ogni tanto, che avrei potuto commuovermi durante un film della Disney, che avrei pensato a lei il giorno della laurea, quando avrei pubblicato il primo articolo, o se mi fossi mai sposata. Accettai che l’avrei rivista ogni giorno nell’espressione di una delle mie sorelle o sul mio volto, poiché ironia della sorte, sono la figlia che le assomiglia di più.

Accettai pian piano che non dovevo sentirmi in colpa perché ero arrabbiata, poiché la mia perdita era stata doppia ed avevo tutto il diritto di pensare che se fosse stata più forte e mi avesse voluto più bene mi avrebbe tenuta con sé. Accettai piano piano che la mia famiglia questo dolore non lo capiva perché stava passando dolori diversi ed alla fine accettai anche che sebbene mia madre non fosse perfetta, anzi fosse una persona debole e arrendevole, tutto il contrario di come l’avrei voluta io, le volevo bene perché nonostante tutto era mia madre ed a modo suo aveva sempre voluto il meglio per me. Se lei non mi avesse lasciato con i miei nonni non avrei avuto un’infanzia piena di affetto, se lei non avesse insistito non sarei andata nelle scuole migliori, se lei non mi avesse regalato i primi libri forse non avrei mai scritto una riga. Per me la mia psicologa fu un’amica fidata che mi aiutò ad accettare tutto quello che era successo, a riempire quel vuoto con qualcosa di bello, qualcosa che amavo ed amo, e che per fortuna è diventato il mio lavoro ed a ricominciare a sentirmi felice.

Ho ancora dei momenti di tristezza nel ricordare mia madre, ma questo è normale, significa avere dei sentimenti e capita a tutti coloro che hanno vissuto un lutto tanto doloroso. E ad oggi, dopo 10 anni, consiglierei a tutti di fare la mia scelta e di non vergognarsi dell’aver bisogno di aiuto.

 

Roberta

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