La lavanda selvatica

La lavanda selvatica

7 Settembre 2019 Off Di Marcello Onorato

Famiglia: Labiatae

Nome scientifico: Lavandula stoechas, L. 1753

Etimologia: Il significato latino del nome,da lavare, non lascia dubbi, ricorda l’uso che i Romani facevano di questa pianta: era impiegata per profumare l’acqua dei bagni e come detergente ed antisettico. L’epiteto specifico, dal greco stoichas, in fila, è riferito, probabilmente, alla disposizione, verticalmente ordinata, dei fiori sull’asse. Secondo Dioscoride, il nome stecade deriva da Stoichades, nome con cui anticamente erano indicate le Isole di Hyères, isole nelle quali la pianta è ancora diffusa.

Pianta: I Greci la impiegavano per curare i disturbi della gola e della respirazione. Gli antichi Romani la utilizzavano nei bagni quotidiani, per profumare e disinfettare, la usavano anche in cucina. Un altro impiego frequente era quello contro le tarme, gli insetti e i parassiti in genere. Ancora oggi, utilizziamo i sacchetti profumati da collocare in mezzo alla biancheria. Al genere Lavandula appartengono circa 40 specie. La Lavanda selvatica è un suffrutice i cui rami dell’anno presentano sezione quadrangolare, con fitta peluria e colore grigiastro, mentre quelli già lignificati hanno la corteccia screpolata color grigio-rossiccia. La pianta forma un cespuglio alto 40-60 cm, eccezionalmente arriva fino a 120 cm. La radice si presenta legnosa, serpeggiante e fibrosa.
Le foglie opposte, intere, persistenti, molto aromatiche e profumate, di colore verde chiaro, strettamente lanceolate a margine crespato, rivolto verso il basso, sono molto pelose in entrambe le pagine.
I fiori, di colore porpora scuro, sono riuniti in spighe terminali leggermente tondeggianti, superate da brattee petaloidi bianco-porporine.
I frutti sono 4 mericarpi (nucule), brunastri leggermente iridescenti, cosparsi di punteggiature. Nelle zone più calde e siccitose, la pianta entra in vegetazione a fine autunno o in pieno inverno, in quelle più fredde, in primavera. L’epoca di fioritura ha inizio, a seconda della ripresa vegetativa, da gennaio a maggio, e si protrae per alcuni mesi.

Usi: contiene: eteri di linalile e geranile, geraniolo, lavandulolo, D-a-pinene, terpineolo, ocimene, cariofillene, cumarina, linaiolo, cineolo, 0-borneolo, L-pinene, limonene, eteri butirrico e valerianico. Con i suoi estratti si preparano infusi contro il mal di testa, attacchi d’asma, catarro, bronchite e l’insonnia. Risulta antisettica, aromatica dal profumo balsamico, digestiva, antispastica, insettifuga. Viene impiegata per mitigare la nausea; pestata fresca in olio d’oliva, è utilizzata come cicatrizzante e contro le punture degli insetti.
Oltre ad avere queste innumerevoli proprietà, aiuta anche a curare ascessi e foruncoli, e ad attenuare micosi, gonfiori, cicatrici e smagliature. E utile nel trattamento d’acne, piede d’atleta, forfora, eczema, psoriasi, attenua i dolori muscolari. L’infuso è indicato per risciacquare i capelli grassi e l’olio, applicato al cuoio capelluto, facilita la crescita dei capelli.
Con la Lavanda si preparano anche dei tonici astringenti per i pori dilatati. Le informazioni riportate sulle proprietà della pianta hanno solo un fine illustrativo e non sono consigli medici. Il miele della Lavanda selvatica, è l’unico miele, di piante appartenenti al genere, che si possa ottenere in Italia in quantità cospicue, è prodotto soprattutto in Sardegna. Differisce nettamente dal miele della lavanda coltivata: ha un gusto più fine, è poco aromatico, molto adatto per mitigare le affezioni broncopolmonari. L’essenza di lavanda si utilizza poco in cucina, tuttavia le bellissime spighe adorne di fiori sono l’ideale per decorare piatti o tavole. L’idea di porre sulla tavola dei portafiori, con all’interno i fiori di lavanda, contribuirà a creare un’atmosfera rilassata e cordiale, grazie al delicato profumo da essi emanato. La pianta può essere impiegata per aromatizzare il vino bianco, l’aceto, per preparare gelatine e per aromatizzare i dolci.
Nel passato era utilizzata quale pianta tintoria. Tutte le specie di lavanda, coltivate in piena terra, hanno pochissime esigenze di acqua, di concime e di cure.
Per la loro coltura, è bene scegliere un posto ben esposto al sole, perché, in questo modo, le piante cresceranno armoniosamente, senza orientarsi alla ricerca del sole. A differenza delle altre lavande, la lavanda selvatica ha bisogno di un terreno più acido, si consiglia pertanto di aggiungere alla buca di impianto, della torba acida e, nel caso di ingiallimento delle foglie, effettuare delle concimazioni fogliari con fertilizzanti contenenti microelementi, soprattutto il ferro. La pianta non teme la salsedine.
Non presenta elevate esigenze idriche, è bene però lasciare sempre asciugare il terreno tra un intervento irriguo e l’altro, in quanto è molto sensibile ai ristagni idrici. Il momento migliore per mettere a dimora le piante va dall’inizio dell’autunno all’ inizio della primavera, in questo modo svilupperanno un potente apparato radicale e saranno in grado di sopportare la siccità e anche le estati particolarmente afose.
Ogni anno, dopo la fioritura, anche durante l’estate, quando la pianta ha perso il suo bell’aspetto e comunque entro metà settembre, è bene potarla, tagliando non solo i fiori ma anche una bella parte di vegetazione, (senza mai arrivare al legno) in modo da non far lignificare e svuotare la pianta all’ interno; se la lavanda viene potata in questo periodo rimetterà le foglie nel giro di poche settimane e formerà un bel cespuglio a forma di cuscino, anche nel periodo invernale.
Le piante, un po’ debilitate e poco compatte, possono essere sottoposte ad una potatura più drastica, in modo da lasciarne solo pochi centimetri, in questo modo cresceranno più rigogliose e rinvigorite, stimolando lo sviluppo di nuovi germogli.

Curiosità: Buréddha è il nome usato in Gallura per nominare la pianta, deriva dal latino e significa bruciare, la pianta veniva, infatti, utilizzata per bruciare le setole del maiale alla sua uccisione. Secondo il Grande Libro delle Piante Magiche, la lavanda era una pianta molto potente nei rituali magici, usata nei riti di purificazione per allontanare ogni tipo di negatività. Favoriva la felicità, l’amore e il raggiungimento della pace interiore, tanto che chi era agitato o infelice poteva usare un profumo a base di lavanda per risollevare l’umore e per vedere la vita in maniera più serena e realistica. Nel linguaggio dei fiori la Lavanda ha due significati. Il primo significato si rifà ad un’antica tradizione che racconta che la lavanda era usata nell’antichità contro i morsi dei serpenti e strofinata sulle ferite da essi provocate, dopo averla lasciata macerare in acqua. Era quindi un antidoto contro il veleno; ma si diceva anche che, all’interno dei suoi cespugli, i serpenti, soprattutto gli aspidi, facessero il loro nido. Da questa credenza è derivato il suo significato, nel linguaggio dei fiori, che significa diffidenza, ambiguità. Il secondo significato è: ” il tuo ricordo mi dona serenità e felicità “.

 

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