Dalla bravata al reato

Dalla bravata al reato

28 Settembre 2019 Off Di Salvatore Cappai

Se la dipendenza da smarphone è una vera e propria patologia,vi sono altre “cattive abitudini” che, diversamente, possono avere gravi ripercussioni sul profilo legale. Pensiamo ad esempio alla crescente diffusione tra i più giovani del fenomeno “cyberbullismo”, ovvero qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione,diffamazione, o altri comportamenti illeciti in danno di uno o più minorenni, realizzata per via telematica (mediante telefonate, messaggi, chat ecc.). Le modalità più frequenti con le quali vengono posti in essere atti di cyberbullismo sono la diffusione di pettegolezzi e di immagini o video imbarazzanti attraverso messaggi sulle chat o sui social network; i furti di profili e d’identità al fine di creare imbarazzo alla vittima; insulti, derisione e persino minacce fisiche al malcapitato di turno. In altre parole, il cyberbullismo non è altro che la manifestazione in rete di quello che è il bullismo nella vita reale. Esattamente come quest’ultimo può costituire una violazione di norme dell’ordinamento giuridico. I giovani che compiono questi atti non si rendono minimamente conto del fatto che, oltre a rischiare di rovinare la vita di un’altra persona, possono andare incontro a pesanti conseguenze e persino macchiare indelebilmente la propria fedina penale. Non aiuta, peraltro, la diffusa sottovalutazione di tali comportamenti da parte di genitori ed insegnanti.
 Molti non sanno, ad esempio, che se – come sempre più spesso accade – un gruppetto di ragazzi prende di mira un loro coetaneo con ripetuti atti persecutori in chat o sui social network, non si ha a che fare con una semplice “bravata”, non si tratta di un gioco più pesante di altri; stanno commettendo un reato denominato “stalking”, un reato punito severamente dal nostro codice penale.
 Allo stesso modo, la gran parte delle persone ignora le pesanti sanzioni previste per coloro che si rendono autori di insulti ed offese sui social network. Ogni giorno ci si imbatte in accese discussioni su post di ogni genere e argomento.

RABBIA E ODIO


Riversati sulla tastiera senza neppure quei pochi freni inibitori che in parte paiono ancora resistere nella vita reale. In verità si dovrebbe stare persino più attenti visto il numero di persone che possono leggere i commenti e tenuto conto del fatto che ciò che finisce sul web lascia sempre una traccia (che può essere usata come prova). Per dare un’idea più chiara: le offese sui social riferite direttamente all’interlocutore o comunque a una persona che partecipa alla discussione integrano l’illecito di ingiuria per il quale, sebbene sia intervenuta di recente la depenalizzazione, oltre al risarcimento del danno eventualmente causato, è prevista una sanzione pecuniaria che nei casi più gravi può arrivare sino a dodicimila euro. Le offese sui social rivolte a persona non presenti, invece, integrano il ben più grave reato di diffamazione aggravata, punito con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o di una multa non inferiore a cinquecentosedici euro. Quelli appena citati, comunque, sono solo alcuni dei comportamenti scorretti che quotidianamente giovani e adulti pongono in essere sul web, ma ce ne sono tanti altri.
 Occorre rendersi conto al più presto del fatto che quel che è virtuale, in verità, è completamente reale. Occorre comprendere che il web non è una zona franca priva di regole; non è un far west dove tutto è consentito, dove è possibile prevaricare sugli gli altri con ogni mezzo e senza conseguenze. La conferma è data dall’aumento esponenziale delle denunce relative a questi fatti. Se ciascuno di noi si muovesse sul web con prudenza, buonsenso e rispetto non ci sarebbe nessun bisogno di divieti né di sanzioni. Educhiamoci ed educhiamo i giovani all’educazione!

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