Se l’animale preso risulta malato, si ha diritto al risarcimento ?

Se l’animale preso risulta malato, si ha diritto al risarcimento ?

11 Novembre 2019 Off Di Salvatore Cappai

Anche se incoraggiamo le adozioni dai canili, tantissimi, legittimamente, scelgono di acquistare cani di determinate razze e con determinate caratteristiche.
Quando si acquista un animale, però, si possono verificare delle problematiche, che poi sono le stesse che capitano in occasione di acquisti di altri beni.

Spesso mi viene chiesta assistenza in merito a questa importante tematica; quindi mi sembra utile un post dedicato che, vista la complessità della materia, tenti di chiarire con semplicità alcuni concetti importanti.

Prima di tutto, occorre dire che in Italia, purtroppo, non esiste ancora una normativa speciale che vada a disciplinare la vendita di animali, distinguendoli da qualsiasi altro bene; trova dunque applicazione quella prevista per la compravendita delle “cose”.

In via generale il venditore è tenuto a “garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore”. Nel caso che ci interessa, in poche parole, l’animale compravenduto non dovrà essere malato o non dovrà presentare altri difetti di aspetto o qualità.

La garanzia che spetta al compratore è molto ampia. Gli unici casi di esclusione sono quelli in cui questi sia a conoscenza dei vizi o gli stessi siano facilmente riconoscibili (salvo, in quest'ultimo caso, che il venditore abbia dichiarato che l'animale ne era esente).
Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia, inoltre, non ha effetto se il venditore ha, in mala fede, taciuto al compratore i vizi della cosa.

Per quanto riguarda le tutele offerte dal nostro ordinamento, poi, è necessario fare una distinzione a seconda che l’animale compravenduto sia affetto da una malattia contagiosa presente nei regolamenti di polizia veterinaria (per la quale è previsto l'isolamento o il sequestro) oppure da altra patologia non ricompresa in quell'elenco.

 

Nel primo caso infatti il contratto sarà NULLO.
In poche parole, è come che non sia mai stato stipulato. Eventuali pagamenti dovranno essere restituiti, così come l’animale.
L’eventuale dichiarazione di nullità della vendita non comporta, però, automaticamente, l'obbligo per venditore di risarcire eventuali ulteriori danni all'acquirente. Infatti, sarà tenuto al risarcimento dei danni soltanto se, conoscendo o dovendo conoscere la patologia non ne abbia dato notizia al compratore e questi abbia confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto.

Se invece l’animale risulta affetto da una malattia diversa da quelle indicate nei regolamenti di polizia veterinaria non si avrà più nullità del contratto ma inadempimento contrattuale da parte del venditore. In questo caso il contratto esiste e il compratore avrà diritto o al corretto adempimento o alla risoluzione del contratto. Trattandosi di malattia di un singolo animale quest’ultima è l’unica strada percorribile.

 

ATTENZIONE però: il compratore, se non denuncia la malattia (il vizio) – con comunicazione al venditore - entro 8 giorni dalla sua scoperta (salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge) decade dal suo diritto!
La denuncia non è necessaria se il venditore riconosce l’esistenza del vizio o l’ha occultato. L’azione è soggetta al termine di prescrizione di un anno.
Nel caso in cui il compratore opti per la risoluzione del contratto, il venditore dovrà restituire il prezzo di acquisto e rimborsare al primo le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita. Il compratore dal canto suo, dovrà restituire l'animale, qualora, ovviamente, non siano perito a causa della malattia.
Il venditore sarà inoltre tenuto verso il compratore al risarcimento del danno se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa e dovrà altresì risarcire al compratore i danni derivati dagli stessi.

In caso di acquisto da parte di un consumatore da un venditore professionista da un professionista si applicheranno le norme del codice del consumo che estendono le garanzie sopra descritte.

 

 

 

 

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