Orgosolo, il paese della Beata Antonia Mesina

Orgosolo, il paese della Beata Antonia Mesina

13 Ottobre 2019 Off Di Andrea Agostino

 

Antonia Mesina nacque ad Orgosolo (Nu), il 21 giugno 1919, da Agostino Mesina e Grazia Rubanu. Era una bambina gracile, ma, superate diverse malattie, crebbe sana e robusta. Dal 1929 al 1931 fece parte dell’Azione cattolica come “beniamina”. Divenne “effettiva” dal 1934 all’anno della morte, il 1935. Dopo le prime classi delle elementari si dovette fermare per aiutare la mamma in casa. Anche la sua frequenza nell’Azione cattolica era limitata dalle necessità della famiglia. Il 17 maggio 1935, Antonia Mesina partecipò presto alla messa del mese mariano, e quindi si recò nella vicina campagna per raccogliere legna per fare il pane. Lungo la strada, verso i boschi di proprietà comune degli abitanti di Orgosolo incontrò una sua amica vicina di casa, che diverrà anche la più importante testimone dei fatti. Furono sorpassate da un giovanotto che però persero di vista. Giunte le due ragazze in un posto con molta legna secca si misero a riunirla in fascine. Le due ragazze erano distanti poche decine di metri quando Annedda (l’amica di Antonia Mesina) ,udì Antonia gridare disperata “Babbo! Babbo! Annedda! Annedda!”.

La ragazza si voltò e vide Antonia assalita dallo stesso giovane di prima. L’assassino afferrò Antonia e la trascinò per nove metri, tirandola per i capelli, fino ad alcuni cespugli dove tentò di strapparle i vestiti e di violentarla. La resistenza di Antonia impedì la violenza sessuale, ma scatenò ulteriormente la furia dell’assassino, che con altri violenti colpi di pietra sul capo la uccise. Quando venne ritrovato, il cadavere era in condizioni orrende: Antonia Mesina venne uccisa con settantaquattro ferite. Il viso sfigurato era irriconoscibile. L’autopsia non rivelò tracce di violenza carnale. I compaesani la considerarono subito martire della purezza.

I funerali della martire riuscirono un trionfo. Fu inumata nel cimitero del paese, ma il 26-2-1939, per interessamento di Annida Barelli, le sue spoglie furono collocate in una nuova cassa e deposte sotto il monumento eretto in suo onore nello stesso cimitero. Dal 1983 le sue reliquie sono venerate nella chiesa del SS. Salvatore di Orgosolo. Sul luogo del martirio fu eretta una croce con queste parole: “Antonia Mesina, pura e forte”.Giovanni Paolo II della Mesina riconobbe il martirio l’8-5-1987, e la beatificò il 4 ottobre 1987 dicendo : “Il suo martirio è anzitutto il punto di arrivo di una dedizione umile e gioiosa alla vita della sua numerosa famiglia: è stato il suo sì costante al servizio nascosto in casa che l’ha preparata ad un sì totale. Sin da piccola – erano gli anni del primo dopoguerra – Antonia ha sperimentato la durezza della sua terra e la generosità della sua gente; guidata dai genitori, dalla maestra e dal parroco, si è aperta con coraggio ai valori della vita e della fede; in particolare, alla scuola della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, ha posto in profondità le radici umane e cristiane del suo desiderio di purezza e di donazione”. La Chiesa Sarda la venera il 17 Maggio.

 

 

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