L’isola è pronta per onorare la nuova beata, attese 5000 persone

L’isola è pronta per onorare la nuova beata, attese 5000 persone

14 Giugno 2019 Off Di sardegnasocieta

Edvige Carboni nacque a Pozzomaggiore (SS) il 2 maggio 1880.
Alla sua nascita la mamma notò che, sul petto della propria bambina, era impressa una piccola croce che durò per tutta la vita, segno presago di quello che sarebbe stata l’intera sua esistenza. A soli cinque anni ebbe l’insigne favore di avere vicino a sé Gesù Bambino che la Madonna, animandosi, le diede più volte da un quadro, e il suo Angelo Custode che la invitò a consacrarsi tutta a Dio e ad offrirgli le varie sofferenze e disagi di ogni giorno. Consacrazione che ella ripeteva ogni sera, quando la mamma la portava in chiesa per la visita al Signore Sacramentato. Umile, generosa e ubbidiente si mostrò anche da giovinetta, corrispondendo alla Grazia con la partecipazione costante alla santa Messa e ai sacramenti. Terminate lodevolmente le classi elementari, desiderò abbracciare la vita religiosa ma, per ubbidienza al confessore, dovette rinunciarvi per accudire alla famiglia che, col tempo, gravò tutta su di lei una volta scomparsa la mamma, che si spense tra le sue braccia. Per diversi componenti della sua famiglia visitati dalla malattia, la Serva di Dio fu infermiera premurosa. Nello stesso tempo Edvige si occupava dell’insegnamento catechistico in chiesa e del tradizionale lavoro al telaio e soprattutto del ricamo a casa, in cui era abilissima. Si era anche iscritta a varie associazioni religiose: le Guardie d’Onore, le Figlie di Maria, il Terz’Ordine Francescano, la confraternita del Carmelo; e più tardi, a Roma, all’Arciconfraternita della Passione, alle Cooperatrici delle opere Salesiane, al Quadrante della Misericordia. Ben presto nacque in lei l’amore per i bisognosi e gli ammalati, nell’anima e nel corpo; consolò i familiari di quanti partivano al fronte durante la prima guerra mondiale ed aiutò le future spose senza la dote.
Amica dei poveri e dei derelitti, aveva parole di conforto per tutti; soleva dire: “Si deve sempre infondere conforto e speranza“. Era capace di trasformare il suo lavoro in preghiera, sempre pronta a fare la volontà di Dio e disponibile a ricevere la sua Grazia che tutti, in Lei, vedevano crescere e trasformarla in una donna sempre più ricca delle virtù evangeliche. Caratteristica sua fu la devozione alla Croce del Signore che, nel 1911, volle donare al suo corpo i segni della sua Passione. In una delle tante apparizioni Gesù le disse: “Tu ti chiami Edvige e devi essere l’effigie della mia passione“. E fu veramente l’immagine del Crocifisso: stimmate, corona di spine e varie piaghe come quelle di Gesù nel suo corpo. Fu oggetto di persecuzione, di gelosie e di affrettate condanne da parte di chi non riusciva a starle dietro nella corsa verso la perfezione evangelica.
Nel novembre del 1929 lasciò il suo paese e la Sardegna, per vivere il resto della sua vita nel Lazio con la sorella Paolina, insegnante elementare, passando da una località all’altra secondo il posto di lavoro della sorella. Ovunque portò il suo impegno di apostolato di bene, lasciando tracce di santità e di virtù. Si distinse per le sue penitenze e per le opere di carità, specie durante la seconda guerra mondiale: soccorreva poveri, malati, disoccupati, prigionieri politici, distribuendo quanto poteva, senza distinzione di persona, di colore politico o della vita che conducevano. Il Signore stesso la soccorreva in questa sua attività in modo straordinario. Allora viveva a Roma, provata così duramente dagli eventi bellici. Più volte si tolse perfino di dosso alcuni indumenti e il pane di bocca per darli a chi sapeva in necessità.
Ammirabile il suo spirito di penitenza, fatta specialmente per amore a Cristo Crocifisso e per ottenere da lui la conversione dei peccatori, la cessazione della guerra e delle persecuzioni contro la Chiesa nei paesi sottomessi alla Russia dell’epoca, dove sperava che il Crocifisso tornasse a regnare e realizzare così il desiderio della Madonna espresso a Fatima. Venne arricchita di innumerevoli carismi soprannaturali: visioni, estasi, spirito di profezia, apparizioni di anime dell’aldilà, bilocazione, levitazioni ecc., e fu anche vessata dal diavolo. Visse sempre nel nascondimento, nella preghiera e nell’amore all’Eucaristia, senza dare mai importanza ai carismi di cui fu insignita.
Si raccontano fatti prodigiosi, di conversioni di peccatori per opera sua e per le sue preghiere. La sua fede era certezza evidente, e pareva scomparso il confine fra la vita presente e la futura, tra l’aldiquà e l’aldilà. Anima vittima, offrì tutta se stessa come “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” per il decadimento morale di cui spesso il Signore si lamentava con lei.

Seguì costantemente le esortazioni e i consigli dei suoi confessori, tra i quali i Servi di Dio padre Giovanni Battista Manzella, padre Felice Cappello e san Luigi Orione. Fu stimata dai vescovi della sua diocesi di origine, il Servo di Dio Ernesto Maria Piovella, Mons. Francesco D’Errico, e dai loro successori in tempi recenti, come Mons. Giovanni Pes e da molti altri sacerdoti e laici conosciuti sia in Sardegna che a Roma. Tutti in Edvige videro un’aristocrazia spirituale che invitava tutti ad imitarla nel perseguire la santità. Suo ultimo confessore fu il padre Passionista Ignazio Parmeggiani. San Pio da Pietrelcina, che aveva grande stima di Edvige, a chi andava a trovarlo a San Giovanni Rotondo consigliava l’intercessione della Serva di Dio.
Morì quasi improvvisamente la sera del 17 febbraio 1952 a Roma, nel silenzio e nell’umiltà come era vissuta. Un operaio comunista, da lei spesso aiutato in difficili situazioni, depose dei fiori sopra la sua salma dicendo: “Questa era veramente una santa”.

È stata proclamata Venerabile da Papa Francesco il 4 maggio 2017.

 

 

 

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