Sardegna in festa per il suo patrono Sant’Antioco

Sardegna in festa per il suo patrono Sant’Antioco

13 Novembre 2019 Off Di Andrea Agostino

Il cristianesimo Sardo affonda le proprie radici nell’antica Isola di Sulci (oggi Sant’Antioco) dove, nel II secolo D.C, giunse il beato martire Antioco, condannato dall’empio imperatore Adriano ai lavori forzati nelle miniere di piombo argentifero dell’Iglesiente. Secondo la tradizione, Antioco nacque attorno al 95 – 96 d.C. in Mauritania, allora annessa all’Impero di Roma. Governatore di questa regione pare fosse lo stesso padre di Antioco, di cui non si conosce il nome, ma che di certo era di religione pagana, al contrario della moglie Rosa e dell’altro fratello Platano (il sardo Pardamu), sicuramente cristiani (in una chiesa rurale nei pressi di Villaspeciosa si vedono dipinti in un medesimo quadro i due santi Antioco e Platano). Padre Tommaso Napoli nel suo libretto “Vita, Invenzione e Miracoli del glorioso Martire Sant’Antioco detto volgarmente Sulcitano”pubblicato a Cagliari nella Reale Stamperia nel 1734 descrive riccamente le opere del Santo: “Piamente e cristianamente educato il nostro Antioco dopo i primi studi a quello della medicina, che gli servì di mezzo opportuno per facilitargli la conversione d’un gran numero d’infedeli…. Il nome, ed il grido d’un medico sì valente non poté restare lungo tempo ignoto al Romano Imperatore Adriano, che portato dal suo genio ambulatorio trovatasi verso l’anno di Cristo 126 in quelle regioni d’Africa”.

Sparsa perciò ben presto la fama del disinteresse, della carità, e dei prodigi del cristiano medico, era incredibile il concorso di ogni genere di persone che a lui ricorrevano per sollievo, e costretto vedersi chiamato da più parti a scorrere or in questa or in quella contrada, qual fatica però egli con piacere addossatasi.

L’imperatore fece comparire Antioco al suo cospetto e lo accusò, nella sua qualità di medico e scienziato, di aver prestato il suo nome ad una setta nemica dell’impero e di aver negato il culto degli dei per adorare un uomo crocifisso. Dalle parole Adriano passò alle minacce, poi ai supplizi.

Il principe decise di mandare il santo in esilio. ”Onde fatto tosto il rescritto, ed intimatoglielo, fu Antioco consegnato ad un cavaliere, o capitano chiamato Ciriaco, affinché al luogo il menasse del suo destino. Imbarcati sopra una nave, dopo sofferte alcune furiose tempeste calmate colle orazioni del santo, approdarono alle spiagge dell’isola di Sulcis, e trovatala deserta, ivi lo lasciarono in abbandono”.

La leggenda vuole che qui, raccolto in preghiera nella sua grotta, Antioco muore mentre attende di venir prelevato dalle guardie romane che dovevano condurlo a Karales. Subito dopo la sua morte, che la tradizione fissa attorno all’anno 127, la fama delle sue opere si sparse nel Sulcis e poi in tutta la Sardegna. Numerosi pellegrini accorrevano alla sua tomba e ne invocavano aiuto e protezione. Nel luogo del “martirio” del santo moro sulcitano, sorse il primo nucleo di una delle cattedrali più antiche della Sardegna, il cui primo impianto, unito al cimitero catacombale, è datato V secolo. Il ritrovamento del Martire Sulcitano e Patrono della Diocesi Iglesiente è descritto con ampiezza di particolari, nella relazione dell’Arcivescovo di Cagliari Desquivel al papa Paolo V, che è conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, ed al re di Spagna, Filippo III. Il 18 marzo del 1615, la delegazione inviata a Sulci per la ricerca del corpo del Santo, dopo aver digiunato per un giorno a pane ed acqua, entrò nella chiesa a piedi nudi, pregando fervorosamente Dio che concedesse questo dono, mettendo come intercessore il Santo stesso. Finita la preghiera entrarono nella catacomba dove il Santo morì e andarono verso il luogo dove da sempre si diceva fosse la tomba del Santo. All’entrata della stessa catacomba, che era a forma di cappella con sei colonne, trovarono un sarcofago di marmo posto sopra un altare molto antico; qui venne rinvenuta una lapide (che gli studiosi fanno risalire ad almeno un secolo prima) che parla di restauri fatti eseguire dal Vescovo Pietro in un’Aula già esistente, abbellendola con marmi (+AVLA MICAT VBI CORPUS SCI ANTIOCHI QVIEBIT IN GLORIA…).

 

La lapide era posta sopra l’altare, fissata alla parete con ganci di ferro, consumati dal tempo. Letta la lapide crebbero le speranze. Smontarono l’altare, ruppero un impasto molto forte, che ricopriva un vano costruito in calce e pietre ben lavorate e con le pareti dipinte; dentro stava il corpo del Glorioso martire, composto in modo che la testa corrispondeva al punto della lapide in cui erano scritte per esteso le parole: BEATI SANCTI ANTIOCHI. La vista delle reliquie riempì tutti di ammirazione e di devozione. Fu subito mandato un corriere per informare il Vescovo. L’Arcivescovo Desquivel, dopo il rinvenimento della lapide e delle reliquie del Santo Antioco mostrò al popolo il teschio del Santo e con esso lo benedisse. Poi suggellò la cassa con quattro chiavi, “y estas entregò a los Capitulares de la Cathedral de Iglesias con condicion que si en algun tiempo se bolviesse a poblar la Isla de S. Antiogo, se las hayan de restituir, siendo aquel su proprio lugar”.( e la consegnò al Capitolo della Cattedrale di Iglesias, con la condizione che, se in qualsiasi tempo si fosse ripopolata l’isola di S.Antiogo – che in quegli anni era praticamente spopolata – dovessero restituirla all’isola, essendo questo il naturale luogo di conservazione delle relique). Del ritrovamento del Sacro Corpo il Desquivel ebbe subito l’accortezza di incaricare alcuni notai che raccogliessero sotto giuramento le deposizioni delle varie persone che furono testimoni dell’accaduto. Inoltre ne fece una relazione ben particolareggiata al papa Paolo V, che è conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, ed una al re di Spagna, Filippo III, a cui offriva anche in un reliquiario d’argento un Osso della gamba del Santo.

Il 18 Marzo 2015 si sono celebrati i quattrocento anni del ritrovamento delle spoglie mortali del Santo Sulcitano, patrono della Sardegna.

 

 

Foto di Tito Sai

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