Un viaggio nei borghi dell’Isola: BOSA

Un viaggio nei borghi dell’Isola: BOSA

1 Luglio 2019 Off Di Carlotta Piras

Regina della Planargia, unico centro abitato dell’Isola costruito sull’estuario del fiume Temo, Bosa vanta una storia antichissima.

La leggenda narra che fu fondata da Calmedia, moglie dell’eroe “Sardus Pater” che, affascinata dalla valle del Temo, fondò una città che da lei prese il nome. In realtà il nome di Bosa ha origini antichissime: un’epigrafe fenicia, oggi perduta, incisa su un blocco di arenaria, risalente probabilmente al IX – VIII sec. a.C., attesta per la prima volta la presenza di un popolo ‘Bs ‘n’, riferito alla popolazione di Bosa. La città è, inoltre, ricordata dall’Itinerario Antoniniano e da una serie di portolani e carte nautiche medioevali.
Bosa fu una delle stazioni fenicie più note, e questi insediamenti costituivano dei punti d’appoggio per la navigazione ed il commercio tra l’Africa e la Sicilia verso le Baleari, la Spagna, la Corsica e la Gallia.

Lungo la strada Bosa-Alghero, si trova il sito archeologico S’Abba Druche, il quale ha consentito di documentare un vasto insediamento abitativo e produttivo, ascrivibile ad un ampio ed articolato arco cronologico, dall’epoca nuragica all’età romana imperiale.

Grazie alla sua posizione favorevole, ebbe un notevole sviluppo sotto i romani, divenendo ‘municipium’. La Bosa romana in origine sorgeva molto più a monte dell’ipotetico sito fenicio, sulla strada di ‘Tibula-Sulcos’ (Castersardo-Sulcis), presso l’attuale chiesa di San Pietro. Il centro romano ebbe una notevole prosperità grazie anche alla presenza del porto di ‘Terridi’ che il monte di ‘Sa Sea’ proteggeva dal maestrale. In quel periodo la foce del Temo era molto più a monte e l’Isola Rossa non era ancora collegata alla terraferma. La città aveva il suo centro sotto il monte ‘Nieddu’, ma si estendeva oltre la riva destra del fiume: le due sponde erano collegate da un ponte (Pont’ezzu) ad arcata singola, ornato di statue, oggi andato distrutto e di cui rimangono pochi resti. La strada romana che attraversava la città e superava il Temo nelle vicinanze del ponte, collegava Bosa a nord con Turris Libisonis (Porto Torres) ed a sud con Tharros.

Durante il Medioevo fece parte del Giudicato di Torres, come capoluogo di curatoria, e divenne  sede vescovile. Fu occupata dai Malaspina, che eressero il castello a difesa del territorio dalle continue incursioni nemiche.

Nel 1112 (data recentemente messa in discussione e spostata al XIII sec.) fu costruito il castello dei Malaspina sul colle di Serravalle. Da questo momento ebbe inizio una fase di trasferimento urbano dal vecchio al nuovo sito, conclusosi nel secolo XIV. La vecchia Bosa fu gradualmente abbandonata ed i cittadini iniziarono a costruire le loro case ai piedi del castello per averne la protezione. Inizia così a svilupparsi il quartiere medievale di ‘Sa Costa’, che ancora oggi mantiene una suggestione storica notevole.

Durante le lotte del XIV sec. tra sardi ed aragonesi, Bosa entrò nell’orbita degli Arborea che ne fecero un gioiello del proprio stato.

Nel 1308 i Malaspina vendettero i loro diritti sulla planargia, compreso il castello, a Mariano II d’Arborea. Il castello e il suo borgo passarono, con l’arrivo degli aragonesi, prima al giudicato d’Arborea, poi il territorio fu di nuovo in mano ai Malaspina fino al 1330, quando lo cedettero definitivamente allo spagnolo Pietro Ortis a cui si deve l’ampliamento della cinta muraria con la creazione di una torre pentagonale.
Di nuovo in mano agli arborensi, il territorio bosano fu alla base di uno scontro aperto tra questi ultimi ed i catalani. Nel 1355, al primo Parlamento sardo, Bosa fu rappresentata sia nel braccio feudale che in quello ecclesiastico. Tra i suoi privilegi vi era quello di battere moneta; infatti, durante il regno di Giovanni II d’Aragona ,ne fu coniata una di piccolo taglio chiamata ‘Minuto’. Nel 1478 gli arborensi furono sconfitti definitivamente. Finita la guerra e persa l’indipendenza, Bosa rimase a lungo un centro rilevante della costa occidentale sarda, ottenendo il rango di ‘città regia’. Nel 1499, infatti, Ferdinando il Cattolico la dichiara tale con tutti i privilegi e gli onori e lo lasciò infeudato all’ammiraglio Villamarì. Mentre la città cresce e progredisce, l’interesse dei feudatari diminuisce e il castello inizia la sua decadenza. Anche la città si avvia al declino quando nel 1528 la foce del Temo fu ostruita con dei massi per impedire lo sbarco dei francesi comandati da Andrea Doria. Il fatto provocò conseguenze disastrose per la città: acque malariche ristagnarono e cattivi odori causati dal mancato ricambio dell’acqua con il mare, si diffusero nella città; il porto divenne accessibile solo pochi mesi all’anno e i diritti doganali crollarono; il delta del fiume andò interrandosi a causa della sabbia e delle alluvioni.

Nell’Ottocento Bosa conobbe un notevole risveglio economico; si sviluppò l’attività conciaria e la popolazione subì un graduale aumento. Le vecchie mura che la circondavano vennero abbattute per dare spazio all’espansione verso il mare. Nel secondo quarto del secolo, la città si abbellì con la costruzione di nuovi edifici e la ristrutturazione di altri. 

 

VISITARE BOSA…

Oggi Bosa è meta di un flusso di turisti che ritrovano in questo borgo una Sardegna autentica.

Il centro storico medievale, che ha meritato il riconoscimento di ‘secondo borgo più bello d’Italia’, si inerpica sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal castello dei Malaspina.

Il castello permetteva il controllo del territorio dal mare al corso del fiume, all’insediamento urbano nella vallata. Venne edificato dai marchesi toscani per difendersi dagli assalti. È ancora ben conservata la cinta muraria in trachite chiara, con i cammini che collegano le quattro torri di avvistamento, le quali si conservano in ottime condizioni.

La grande cinta muraria, che include le sette torri e racchiude la Chiesa di ‘Nostra Signora de Sos Regnos Altos’, sono le caratteristiche principali del castello. La data della costruzione è incerta; alcuni documenti la fanno risalire al XII sec., mentre i lavori di ripristino furono compiuti sicuramente nel ‘300 e ’400. Questo edificio religioso suscita interesse per lo straordinario ciclo di affreschi trecenteschi ritrovati al suo interno, unici in Sardegna.

È molto interessante il quartiere di Sa Costa che, a causa de stradine anguste, è praticabile solo a piedi. Ci si ritrova davanti ad una successione di vicoli, porticati, spiazzi e piazzette, gradoni e rampe scoscese. La visita nel centro è piacevole anche dal punto di vista cromatico, grazie alle facciate variopinte delle case. Degno di nota, grazie alla sua immagine monumentale, è il corso Vittorio Emanuele II, nel quale si trova ubicata la Cattedrale dell’Immacolata Concezione. Edificata quasi certamente nel XIV sec., venne ingrandita ed abbellita nel corso del tempo. Essa si presenta con una facciata divisa in due ordini, mentre all’interno ha un’unica navata con volte a botte ed è suddivisa in cinque campate; alla navata si affacciano le cappelle.

Risalendo il fiume con un battello o passeggiando nel lungo Temo, è possibile ammirare il Ponte Vecchio (Pont’ezzu), a tre arcate in trachite rossa, progettato nel 1871 in luogo di quello precedente in legno, crollato. Oltre i graziosi e coloratissimi palazzetti del centro, il lungo Temo si caratterizza per la presenza de Sas Conzas, grandi capanni delle antiche concerie dichiarate ‘monumento nazionale’ nel 1989. Le concerie, fino agli anni ’60, erano di grande importanza economica. Gli edifici furono costruiti lontani dal paese per evitare che i cattivi odori disturbassero la popolazione ma allo stesso tempo vicini al fiume, in quanto c’era la necessità di una gran quantità d’acqua per la lavorazione del cuoio.

Importantissime a Bosa anche le architetture militari, come le numerose torri del litorale, edificate in parte dai pisani ed in parte dagli spagnoli. Una tra le più importanti è la torre in trachite locale dell’Isola Rossa, presso la frazione di Bosa Marina. La sua grande spiaggia offre uno spettacolo particolarmente affascinante, se la si osserva dalla maestosa torre aragonese che domina il paesaggio, situata in cima al colle dell’Isola Rossa.

 

La Festa di Santa Maria del Mare è tra le più importanti di Bosa. La prima domenica di Agosto una processione di barche decorate con bandierine colorate, canne e fiori accompagna la Madonna lungo il fiume. L’immagine dei pescherecci di Bosa addobbati a festa è senz’ombra di dubbio una delle più suggestive e affascinanti cartoline che si possano immortalare.

La Festa della Madonna di Regnos Altos è senza dubbio uno degli eventi più attesi dai bosani.

La festa risale al 1847 quando un bambino ritrovò una statuina della Madonna tra le macerie del castello. La statuetta fu esposta alla venerazione nella chiesetta all’interno del castello. La festa ha carattere non solo religioso ma anche popolare e festaiolo. La celebrazione ricorre il sabato e la domenica della seconda settimana di Settembre. La processione con la Madonna accompagnata dalla confraternita e dai gruppi folcloristici segue un percorso che si inerpica tra il castello e la Cattedrale dell’Immacolata, passando per il quartiere Medioevale di Sa Costa.

 

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