Sant’Antioco, citta’ fenicio-punica di “Sulky”

Sant’Antioco, citta’ fenicio-punica di “Sulky”

10 Giugno 2019 Off Di Carlotta Piras

In occasione della festa più antica della Sardegna, che si svolge nell’isola di Sant’Antioco, ci immergiamo nel territorio che ospita una frequentazione antropica da millenni, a partire dal periodo preistorico.

La sua posizione geografica favorevole e la presenza di un territorio ricco di risorse marine e lacustri, furono fattori che contribuirono all’insediamento prima dei Fenici (VIII sec. a.C.) e poi dei Punici (VI sec. a.C.). “Sulky” (antico toponimo della città) sorgeva nel luogo dell’odierna Sant’Antico ed è datata al 770 a.C.

Nel 1983 vennero scoperti i resti di un abitato di età romana che, a loro volta, sovrastavano i resti delle abitazioni di età fenicia. Essendo l’abitato moderno sovrapposto all’antico insediamento di età fenicio-punica, ancora oggi manca una visione completa della sua reale estensione.

Sono poche le notizie relative alla necropoli di età fenicia (localizzata sulla costa sotto l’area portuale); mentre si ha una visione completa della necropoli punica (localizzata sotto l’attuale abitato) che, pur essendo scavata nella sua totalità, si immagina raggiungesse un’estensione complessiva di circa 10 ettari. Quest’ultima è, attualmente, una delle più importanti del Mediterraneo, con un numero di tombe molto esteso (circa 1500), la cui cronologia va dai primi del V alla fine del III sec. a.C.

Il rituale punico prevedeva la pratica dell’inumazione, ma non mancano casi di incinerazione. La deposizione del defunto, all’interno delle camere funerarie scavate nel tufo, poteva avvenire in sarcofagi lignei, in lettini lignei o piccole fosse scavate sul pavimento. Attraverso lo studio dei reperti, si può dedurre che le camere accogliessero gruppi familiari, alcuni dei quali dovevano rivestire una certa importanza sociale per via della ricchezza dei materiali (gioielli, amuleti e corredi ceramici ci raccontano indirettamente il ruolo sociale che poteva avere in vita il defunto).

Di grande importanza è il “Tofet”, una delle aree meglio conosciute dell’antica Sulky. Si tratta di un santuario a cielo aperto, il quale si sviluppa su un bancone in trachite per la deposizione di urne cinerarie ospitate nelle fenditure rocciose. Luogo storicamente legato al sacrificio dei bambini, in realtà, dagli studi osteologici, si può considerare un’area sacra all’interno della quale venivano deposti bambini nati morti o defunti in tenera età. Nelle deposizioni più arcaiche, spesso le urne erano accompagnate da piccoli oggetti (monili e amuleti), forse per proteggere i piccoli defunti nel loro viaggio ultraterreno.

Da non perdere il Museo Archeologico Ferruccio Barreca, il quale conserva diversi reperti dei luoghi appena descritti.

Costruito nel 2005 nei pressi del Tofet, raccoglie soprattutto le testimonianze archeologiche provenienti da alcuni siti del Sulcis e, in particolare, dell’antico abitato di Sulky, rivelandosi il punto di partenza fondamentale affinché la successiva visita al Tofet ed alla necropoli punica, sia completa.

di Carlotta Piras – Archeologa

In foto il dettaglio del Tofet

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