L’ incantevole Castelsardo

L’ incantevole Castelsardo

30 Luglio 2019 Off Di Carlotta Piras

 

Il borgo marinaro di Castelsardo, di antiche origini genovesi, è situato nel Nord-Sardegna ed è adagiato su un panoramico promontorio vulcanico che si affaccia al Golfo dell’Asinara.

Si tratta di uno dei più straordinari esempi di borgo medievale, ancora estremamente curato ed intatto nella sua struttura originaria. Essa conserva intatti tutti gli edifici del tempo, compreso lo straordinario castello, costruito in cima alla collina.

Castelsardo è una delle sette città regie della Sardegna. Essa assunse il titolo nel 1448 per volere degli aragonesi, allora dominatori dell’Isola. La presenza nel territorio di importanti insediamenti umani, è documentata dal monumento preistorico più caratteristico: il famoso ”Elefante”; vegliato a vista da una sentinella ugualmente preistorica: il Nuraghe.

La ‘domus de janas dell’Elefante’ è un monumento simbolo della Sardegna. In realtà si tratta di due ‘domus’ del Neolitico recente, scavate in un masso isolato di trachite che nella forma ricorda la sagoma di un elefante.

Alcuni toponimi attestano la presenza di Roma; infatti, per molti studiosi, l’antica città di ‘Tibula’ corrisponde al luogo dove ora si trova Castelsardo. ‘Tibula’ è menzionata sia da Tolomeo, sia ‘nell’Itinerario Antoniniano’, da cui si scopre che era uno snodo fondamentale per quanto riguarda le comunicazioni del tempo; dalla città, infatti, partivano quattro strade che portavano rispettivamente due ad Olbia, una a Porto Torres ed una a Cagliari, passando per diversi centri. Sempre ‘nell’Itinerario Antoniniano’ viene menzionata anche ‘Elefantaria’, la quale si trovava presso l’odierna ‘roccia dell’elefante’, che dista da Castelsardo di circa 5 chilometri.

Nell’era cristiana i primi abitanti del promontorio furono, probabilmente, gli eremiti Antoniani. Il primo nucleo abitato sulla vetta del promontorio si sarebbe formato intorno all’eremo di Sant’Antonio Abate, che Castelsardo onora come ”Titulari di Casteddu”.

Quel primo centro abitato sul promontorio, divenne cittadina fortificata negli anni 1101-1102. La creò Genova, allora potente Repubblica fidò il compito alla più prestigiosa delle sue famiglie: i Doria. Castelgenovese fu il suo nome originario, ma non fu l’unico né il definitivo. Divenne, infatti, Castelaragonese nel 1448, quando i Sardi caddero ai conquistatori Spagnoli. Cessato il dominio Spagnolo, nel 1776 prese, infine, il nome di Castelsardo.

Castelgenovese fu antica libera Repubblica Comunale, in cui il Popolo era sovrano, aveva il suo codice di Leggi, passato nella storia del Diritto col nome di ‘Statuti di Galeotto Doria’.

Figura dominate nella storia di Castelgenovese, fu Eleonora D’Arborea, che vi visse giovane sposa e madre, e da lì partì per ritentare la sua grande avventura nella storia della Sardegna.

L’importanza strategica del Castello fortificato era anche superiore alla sua importanza politica. Era infatti considerata fortezza-imprendibile e fortezza chiave per il dominio della Sardegna. Come Genova, era anche grande centro di traffici e di commerci. Nel periodo Aragonese fu ‘Illustre y Magnifica Ciudad’; conservò la sua importanza strategica ed acquistò grande importanza in campo ecclesiale. Divenne infatti Città Vescovile nell’anno 1503.

Nella rocca è ben presente la struttura originale, a differenza degli altri centri costieri della Sardegna. L’architettura era costituita dalla grandiosa ‘cinta delle muraglie’, dal quartiere chiamato impropriamente Castello, dal ‘palazzo di città’, dal ‘palazzo di Nicolò’ e dalla chiesetta di Santa Maria. L’architettura di quel primo periodo è arrivata sino a noi, in percentuale rilevante ed in discreto stato di conservazione. Nella cinta muraria sono invece scompare le alte torri, che giganteggiavano sulla rocca.

l nome Castelsardo era certamente il più bello, perché esprimeva libertà e sardità. E le speranze non furono totalmente deluse; infatti, sino all’anno 1861 in cui, con provvedimento emanato da Vittorio Emanuele II, Castelsardo veniva declassata dal rango di grande piazzaforte del regno. Essa rinasce a vita nuova in virtù della sua gente che, riacquistando la memoria storica, cresce di dignità e consapevolmente protagonista di storia.

 

PASSEGGIATA SUGGESTIVA…

Le sue bellezze naturalistiche, le splendide insenature, i prodotti tipici, l’artigianato, le tradizioni ed il caratteristico porto, ne fanno una delle località turistiche più suggestive dell’Isola. Cinto da vecchie mura , lo si percorre attraverso vicoli e scalinate che si inerpicano fino alla ‘rocca aragonese’. Il Castello, costruito tra il XII ed il XIV sec., domina il panorama; questo più volte rimaneggiato, ospita il ‘Museo dell’Intreccio mediterraneo’, dedicato alla fabbricazione dei cestini. Questi sono fatti prevalentemente di rafia o palma nana, con intrecci spiraliformi formati da giunco o da altre erbe palustri, e decorati con motivi geometrici e con le caratteristiche figure stilizzate di cervi, cani ed uccelli.

Dalle terrazze del Castello, il panorama è aperto sul Golfo dell’Asinara con i monti della Corsica che fanno da sfondo nelle giornate particolarmente limpide.

Sul mare si affaccia anche la Cattedrale di Sant’Antonio Abate. Essa è stata costruita nel ‘600 sulla struttura di una precedente chiesta romanica. Dell’originaria costruzione cinquecentesca conserva una campata con volta a crociera, il presbiterio di gusto tardogotico ed un curioso campanile coronato da una cupola, coperta da maioliche colorate: uno splendido colpo d’occhio sullo sfondo del mare. L’interno della chiesa è caratterizzato da un importante arredo ligneo risalente al XVI secolo. Sull’altare maggiore si trova il riquadro facente parte di un pregevole retablo ormai smembrato, con una ‘Madonna con bambino e angeli’, risalente al XV secolo, realizzato dal pittore noto come ‘Maestro di Castelsardo’. Delle quattro tavole, raffiguranti rispettivamente La Trinità, La Madonna, San Michele e quattro dei dodici Apostoli, la seconda è considerata il capolavoro del grande Maestro.

A questo artista è dedicato il museo Diocesano ospitato negli ambienti ipogei, scoperti di recente, sotto la stessa Cattedrale. Altrettanto preziosi sono gli altari barocchi settecenteschi riccamente intagliati e dorati.

Nel cuore del paese vecchio sorge la chiesa di Santa Maria, che al suo interno conserva il Crocefisso trecentesco noto con il nome di ‘Cristo Nero’.

Non lontano da Castelsardo, in località Multeddu, la già citata Roccia dell’Elefante che ospita due domus de janas, utilizzate anticamente per il rito dell’inumazione.

Situato sulla sommità di un rilievo trachitico tronco-piramidale dominante la vallata sottostante, si trova il complesso di Monte Ossoni, comprendente un piccolo villaggio preistorico difeso da una muraglia megalitica, nella parte non direttamente affacciata su uno strapiombo. Il paesaggio intorno alla cittadina offre un panorama di singolare bellezza, caratterizzato sa suggestive coste in cui spuntoni rocciosi dalla vegetazione selvaggia ed incontaminata, si alternano a bianchi arenili.

Sono numerose le spiagge di sabbia finissima, il cui mare riflette in superficie il colore verde della vegetazione circostante.

È consigliabile una visita accurata nelle vie del centro, animate da numerosi negozietti di artigianato.

Particolare e suggestivo è il periodo della Settimana Santa, nella quale Castelsardo diventa teatro di una intensa processione del ‘Lunissanti’.

Questa è una manifestazione popolare unica nel suo genere, che affonda le radici nel Medioevo e nelle Sacre Rappresentazioni. La sua origine risale ai tempi in cui i monaci Benedettini curavano la vita religiosa, sociale e culturale che vivevano intorno a Castelgenovese.

A Castelsardo i rituali della Settimana Santa assumono un fascino particolare, conferito anche dall’aspetto medievale del borgo.

Nelle vie del centro, illuminate dalle fiaccole, si muovono le figure incappucciate, mentre risuonano le note dei tre cori de Lu Stabat, Lu Jesu e Lu Miserere. I canti evocati sono di antica origine, probabilmente anteriori alla dominazione catalana, e tramandati oralmente sino ad oggi. La processione termina innanzi alla chiesetta di Santa Maria, dove i Misteri vengono esposti alla venerazione della folla di fedeli.

 

(Foto tratta da E-Borghi)

 

Hits: 298