La Romana “TURRIS LIBISONIS”

La Romana “TURRIS LIBISONIS”

18 Giugno 2019 Off Di Carlotta Piras

Nella parte nord-occidentale dell’Isola sorge una delle testimonianze più integre e caratterizzanti dell’epoca romana in Sardegna: Turris Libisonis, l’attuale Porto Torres.

La sua storia è stata ricostruita utilizzando fonti letterarie, archeologiche, ed epigrafiche; grazie ad oltre 160 iscrizioni, infatti, si hanno informazioni sulla vita cittadina.

La città fu fondata dai Romani nel I secolo a.C. al centro del golfo dell’Asinara, in una posizione ottimale per l’impianto di un porto fluviale alla foce del rio Mannu (navigabile per alcuni chilometri). Fu l’unica colonia della provincia Sardinia (assieme ad Uselis) costituita da cittadini romani, e vantava l’appellativo di “iulia“, in quanto la sua fondazione fu attribuita a Cesare in persona, o ad Ottaviano. Nell’isola era seconda solo a Caralis (Cagliari) per numero di abitanti, magnificenza e traffici commerciali. All’epoca la città aveva una certa importanza commerciale ed era collegata tramite strade a tutti gli altri centri romani dell’Isola e, in particolare, a Caralis. Gli scavi archeologici hanno messo in evidenza un impianto urbanistico regolare, scandito da strade (decumani e cardines) incrociatesi ad angolo retto ed orientate secondo i punti cardinali. Il porto la poneva in relazione con le altre città costiere del Mediterraneo occidentale e del Tirreno; infatti fu uno tra i più importanti scali dell’Isola, con collegamenti diretti con Ostia (antico porto di Roma).

Il primo insediamento era dislocato su entrambe le rive del rio Mannu. Al culmine del suo sviluppo, tra la fine del II e gli inizi del III secolo, la città si riorganizzò nei pressi del nuovo porto, forse presso l’attuale darsena. La crescita urbana si arrestò agli inizi del V secolo, in coincidenza con la grave crisi dell’impero romano d’occidente.

Ancora oggi sono visibili importanti testimonianze della sua grandiosa edilizia pubblica. Il ponte sul rio Mannu costituisce un’eccezionale opera di ingegneria; esso risale al I secolo d.C. ed è perfettamente conservato; è impostato su sette arcate di ampiezza digradante e consentiva il collegamento diretto della città con i fertili campi della Nurra.

Dei tre impianti termali, di cui era dotata la città (“terme Maetzke”, “terme Pallottino” e “terme centrali”), le “terme centrali” (III-IV secolo) sono quelle che hanno lasciato le testimonianze più significative e costituiscono il fulcro dell’area archeologica; di queste si conservano ancora le strutture delle grandi sale (il frigidarium, il tepidarium ed il calidarium) con le vasche e i sobri e raffinati mosaici.

Nell’area situata tra l’Antiquarium Turritano e le “terme centrali” sono presenti resti di abitazioni, che costituivano isolati e botteghe, una parte delle quali è inglobata e visibile all’interno dell’Antiquarium stesso. Gli edifici sono delimitati da vie pavimentate con lastroni di vulcanite. Sono cospicui i resti di decorazioni marmoree, bassorilievi e statue; tra essi si distinguono quattro colonne di marmo del “Peristilio Pallottino”, pertinenti ad un portico originariamente pavimentato con lastre marmoree.

Attorno al perimetro della città antica sono conservate vaste aree di necropoli di particolare interesse, con sepolture dalla prima età imperiale ad epoca paleocristiana: la necropoli occidentale (sulla riva sinistra del rio Mannu), quella meridionale (sotto l’attuale centro cittadino) e quella orientale (sul lungomare).

Molti reperti sono conservati e fruibili presso il Museo Nazionale G.A. Sanna di Sassari e l’Antiquarium Turritano di Porto Torres.

 

 

 

di Carlotta Piras – Archeologa

NELL’IMMAGINE IN EVIDENZA LA VISIONE NOTTURNA DEL ‘PERISTILIO PALLOTINO’ (DI GIULIANO PISONI)

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