IL TURISMO IN SARDEGNA: Opportunità o minaccia?

IL TURISMO IN SARDEGNA: Opportunità o minaccia?

1 Settembre 2019 Off Di Andrea Doro

I dati non sono confortanti per questa stagione e già iniziano a suonare i primi campanellini di allarme per tutti gli operatori turistici sardi.

“Potremmo campare dal turismo”… Quante frasi di questo tipo sentiamo ogni giorno.

 

Ma sarà davvero così? E’ sufficiente per la Sardegna intera il turismo come motore di sviluppo dell’economia?

Stiamo assistendo a cambiamenti significativi per quanto riguarda le destinazioni turistiche e la metodologia di vacanza. Troppe volte si parla di turismo come fosse un argomento “da bar”, senza chiederci cosa sia effettivamente questo fenomeno.

Vediamo qualche numero: l 74% dei turisti che arrivano in Sardegna, vengono motivati dal “sole e mare”.

Solo l’8% è attratto dal comparto artistico e culturale (confronto a Sicilia e Puglia che invece hanno valori più alti – Fonte CNA).

 

Questa è un’arma a doppio taglio che consente 3 valutazioni:

1) Bisognerebbe ripensare in quest’ottica a tutte quelle azioni volte e promuovere il cosiddetto “turismo interno”, tra sagre, eventi, feste tradizionali.

Quel tipo di evento non attira turisti stranieri, motivati quasi esclusivamente da partole quali “mare”, “sole”, come dimostrano i volumi di ricerca Google.

2) Bisognerebbe svolgere una programmazione turistica guardando le analisi online e i volumi di ricerca e e integrare online e offline.

Per troppi anni la Sardegna ha ignorato i dati e le statistiche di questo settore affidandosi al caso o a semplici opinioni dei politicanti.

3) Capire che essere percepiti come “sole” e “mare” rende più complicata la destagionalizzazione e soprattutto cambiare le percezioni delle persone non è qualcosa di semplice a breve termine.

 

Ma è proprio qui che ci viene un dubbio. Per tanto tempo si è pensato al turismo come qualcosa a se stante. Un flusso di persone che, con la lor valigia in mano, partivano ansiose per mete vacanziere.

Nella realtà il turismo è qualcosa di moto più complesso che ha a che fare con una molteplicità di settori quali edilizia, commercio. Ogni prodotto che acquistiamo in fin dei conti è “turismo”. E’ proprio li perché delle imprese l’hanno ideato, si sono affidate poi ad altre imprese e quindi persone di altri paesi per costruirlo ed infine è stato movimentato del trasporto per farlo arrivare fino a casa nostra.

Quando un turista viene in Sardegna e mangia in ristorante sta movimentando il commercio della zona, che a sua volta è collegato alle imprese del territorio, che a loro volta sono collegata ad altre imprese extra-territoriali.

 

Il turismo è una catena ma in Sardegna pensiamo solo alla partizione finale di questo processo tralasciando (o volendo ignorare) le restanti fasi.

La parte della destagionalizzazione merita un approfondimento a parte.

Infatti “de-stagionalizzare” non significa portare flussi di persone nell’entroterra.

Significa vendere il proprio territorio in periodi non estivi. E’ il processo che mira a far muovere delle masse di persone in periodi non comuni per un determinato territorio.

In Sardegna è entrato il concetto che la destagionalizzazione riguardi esclusivamente l’entroterra.

Non c’è scritto da nessuna parte che Novembre vi è il divieto di far turismo sulle coste

Stare in una terra percepita come “sole e mare” e voler portare milioni di persone nell’entroterra in quei mesi, perchè piace a noi, è una forma di presunzione abbastanza elevata.

Con questi presupposti risulta complesso promuovere un’isola che sembra stia morendo lentamente come un malato terminale. Un’isola che si sta spopolando e forse, si sta lasciando andare. Il turismo in generale, è tra i settori con la più bassa produttività per singolo addetto.

E’ il settore che si allontana maggiormente dall’innovazione tecnologica e sforna addetti non qualificati con un livello basso di competenze.

Per “tecnologia” non si intende sviluppo di APP/Portali – ma lo sviluppo di intere catene tecnologiche primarie e di supporto.

Un discorso analogo vale anche per il settore Costruzioni ed Edilizia dove la produttività è molto bassa ma presenta significative differenze. Infatti l’Edilizia muove un indotto incredibile formato da milioni di piccole aziende specializzate e fornitrici di servizi.

La Sardegna, tra tutti i settori con alta produttività, impatto tecnologico e di crescita che si potevano avere, ha scelto di investire sempre nei due settori economici peggiori dal punto di vista produttivo.

Bisognerebbe quindi smetterla con la retorica del vivere dal turismo perché nella realtà dei fatti, risulta impossibile.

Non basta il sole altrimenti Malta sarebbe la capitale turistica del mediterraneo.

Non basta la cultura altrimenti Atene sarebbe ricchissima e non basta il paesaggio altrimenti Rimini sarebbe ultima in classifica.

 

Cosa significa tutto questo:

Il prodotto turismo è qualcosa che è molto simile all’IVA, ovvero grava sul consumatore finale.

Prima di poter solo iniziare delle politiche turistiche, è necessario aver realizzato tutta una serie di step tra i quali infrastrutture/trasporti/servizi/efficienza/sinergie/analisi dati ecc..

Solo dopo, come ultimo step si può pensare di svolgere politiche turistiche.

Se manca anche una delle voci sopra elencate si rischia si sparare alla cieca (come ha fatto la Sardegna).

 

A questo punto ci chiediamo. Si può vivere di turismo?

Si, con due condizioni:

1) fai un turismo di elite, in zone specifiche e molto ristrette

2) sei un’isoletta piccolissima che non deve sfamare 1.600.000 persone.

Quelle persone, 1.600.000, non camperanno mai dal turismo fatto da commercianti o imprese non all’altezza e non preparate.

Necessita di imprese, di lavori pubblici importanti, di edilizia, di agricoltura e di commercio.

 

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