FAR SENTIRE LA VOCE DELLE DONNE IN AGRICOLTURA

FAR SENTIRE LA VOCE DELLE DONNE IN AGRICOLTURA

4 Agosto 2019 Off Di Andrea Agostino

A tu per tu con Elisabetta Secci, responsabile regionale di Coldiretti Donne Impresa 
 


Cosa significa ricoprire il ruolo di responsabile regionale di Coldiretti Donne Impresa e quale contributo possono dare oggi le donne in agricoltura?

Quello dell’agricoltura è un settore in forte crescita; Giovani e Donne in particolare, con la loro creatività, formazione e la voglia di innovarsi in un settore che per decenni è sempre stato prettamente maschile. Grazie alla Battaglia sulla legge di orientamento del 2001 voluta fortemente da Coldiretti, le nostre imprese stanno diventando sempre più multifunzionali dando spazio e valore aggiunto anche al lavoro della Donna in Agricoltura. L’azienda agricola può fare cosi’ ospitalità, fattoria didattica, agriturismo, agricampeggio, offrendo determinati servizi, ma allo stesso tempo far vedere come si lavora quotidianamente. Essere Responsabile Regionale di Coldiretti Donne Imprese, è un ruolo che ho fortemente voluto, ci ho creduto fin dall’inizio, io frequentavo i coordinamenti assieme a mia madre, che grazie alla sua lungimiranza ha fatto si che oggi portassi avanti l’azienda denominandola “Donne Rurali”, ricordando il primo nome dato dal movimento “Donne Impresa”. Nel momento in cui mi è stato dato questo incarico all’interno di Coldiretti, l’ho accettato con molto entusiasmo perché mi sento responsabile di questo ruolo nei confronti di tutte le donne che rappresento.

Cosa si potrebbe dire sulla realtà delle Donne in Coldiretti ?


Il movimento femminile non è nuovo ; nasce nel 1953 quando le Donne della Coldiretti cominciano ad intervenire su temi sociali, scuola , pensioni, infrastrutture. Nel 1976 assume il carattere di movimento sindacale autogestito dalle imprenditrici agricole, occupandosi di temi professionali e sindacali, contribuendo al successo di battaglie importantissime , come quella per la tutela della maternità e quella per la legge dell’imprenditoria femminile. Nel 1998 il movimento diventa Coordinamento ancora più presente in tutti i territori provinciali da nord a sud del nostro Paese. Nel 2008 assume il nome di Coldiretti Donne Impresa. Anche la Sardegna ha fatto sempre la sua parte, infatti nelle ultime due legislature è Rappresentata dalla Responsabile Regionale all’interno dell’Esecutivo Nazionale assieme ad altre 8 Regioni. L’anno che si è concluso ha visto le Donne Imprenditrici Agricole di tutti i coordinamenti Provinciali protagoniste di diverse iniziative di carattere politico, sociale e religioso. La presenza di Donne Impresa nelle scuole di ogni grado per sensibilizzare i giovani consumatori del domani a leggere attentamente la provenienza dei prodotti e sensibilizzarli all’acquisto del cibo locale e stagionale.

Quale consiglio darebbe alle tante donne che vogliono avvicinarsi al mondo Agricoltura/Coldiretti?


Fare agricoltura o imprenditore agricolo oggi più che mai non è semplice. Sono sempre di più le donne che si occupano di agricoltura, di aziende, penso che se un’azienda oggi vuole vivere deve improntare il tutto sulla multifunzionalità e chi meglio delle donne può sostenere il tutto? Non è più possibile costruirsi la propria azienda con un certo tot di bestiame, ma bisogna diversificare, cercando di produrre reddito. Noi come azienda “Donne Rurali” abbiamo attuato questa modalità, ovvero la nostra azienda nasce come olivicola in agricoltura biologica, ma allo stesso tempo diversifica iniziando a fare ortaggi e legumi in agricoltura biologica, vendendo i prodotti esclusivamente con il marchio “Campagna Amica”. Inoltre abbiamo una Fattoria didattica, attuando progetti con le scuole, proponendo tre percorsi differenti, lasciandola aperta tutto l’anno e tra qualche settimana si aprirà l’agricampeggio, altro non è che un luogo speciale dove possono sostare i camper e le tende. 


Cosa si potrebbe fare nei paesi affinché si vendano prodotti biologici?

In Sardegna ciò non è molto facile, poiché nei paesi c’è la consuetudine di avere a che fare con l’orticello, producendo da se. I nostri mercati di vendita diretta sono orientati nell’hinterland di Cagliari, perché in città c’è una capacità di spesa differente, infatti con le abitudini cittadine il cliente preferisce spendere da noi qualcosina in più ma sapendo che è un prodotto biologico made in Sardegna. 


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