BORGHI DI SARDEGNA – L’isola di San Pietro: Carloforte

BORGHI DI SARDEGNA – L’isola di San Pietro: Carloforte

30 Agosto 2019 Off Di Carlotta Piras

L’Isola di San Pietro è situata al largo della sub-regione del Sulcis-Iglesiente. Si trova a circa 10 km dalla costa sarda e costituisce, insieme alla vicina isola di Sant’Antioco con altri isolotti e scogli, l’Arcipelago del Sulcis.

Di natura vulcanica, possiede per metà del suo perimetro coste alte e rocciose, ai cui piedi si aprono diverse grotte marine, bagnate da un mare limpidissimo; sul versante orientale è ricca di belle spiagge ed arenili. La superficie interna è coperta da una folta macchia mediterranea, con pini d’Aleppo, palme nane e ginestre spinose; sulle rupi nidificano il falco pellegrino ed il falco della Regina.

L’isola fu disabitata sino ai tempi dell’insediamento fenicio (VIII sec. a.C.), cui seguì quello punico, e fu detta dai romani ‘degli sparvieri’.

Il suo territorio conserva alcuni nuraghi e nel 1961, poco lontano dalla torre delle saline, furono identificati i resti di una cinta muraria punica costituita da grandi blocchi calcarei, ed un vano rettangolare dello stesso periodo. Con gli scavi di Gennaro Pesce, l’anno successivo, furono posti in evidenza altri locali secondari.

A nord dell’attuale paese troviamo, infatti, l’abitato punico di Inosim, dove sono visibili i resti dei muri di un edificio con più ambienti, forse un tempio, e le tracce della cinta muraria fortificata sopraccitata. In centro, invece, sono visibili le tombe a camera della necropoli.

Il territorio fu abitato anche in epoca romana, ma nei secoli successivi fu completamente abbandonata a causa delle frequenti incursioni saracene, e divenne il rifugio di pastori e pirati fino agli inizi del ‘700. Infatti, nel 1737, il governo sabaudo, nella persona di re Carlo Emanuele III, al momento di porre fine allo stato in cui versava l’isola, la concesse a titolo di ducato a Bernardino Genovès, con l’obbligo di insediarvi una comunità di esuli liguri provenienti dall’isola di Tabarca; più tardi si aggiunse un gruppo proveniente da Pegli. I coloni ottennero franchigie per un decennio e costruirono ‘U Pàize’ (Il Paese in ligure tabarchino), ma nel 1740 i rapporti con il duca si inasprirono. Nel 1742 arrivò un altro gruppo di coloni e nel 1744 tutti gli abitanti chiesero di essere liberati dal vincolo feudale e di avere il titolo di città per il centro abitato. Questa libertà si ottenne solo nel 1821, con l’estinzione dei Genovès.

U Pàize’ è un enclave ligure in Sardegna: essa conserva la lingua e la cultura dei fondatori, le famiglie di pescatori originarie di Pegli, e quelle provenienti dall’isola tunisina di Tabarka.

Carloforte, tuttora strettamente legato a Pegli e Genova, risulta essere l’unico centro dell’isola, con seimila abitanti.

Carloforte è anche un comune onorario della città metropolitana di Genova, e fa parte del circuito “I borghi più belli d’Italia”.

Carloforte coinvolge i cinque sensi del visitatore.

La vista che offrirà quando il traghetto sul quale vi sarete imbarcati si avvicinerà man mano all’isola di San Pietro: da lontano scorgerete un’isola collinosa ma ancora confusa nei contorni, poi le colline parranno come dipinte di un verde vivo; più vi avvicinerete e più tutto prenderà forma e tutto diventerà più bello. Ma il vero bello ancora deve venire. Quando il traghetto giungerà nel porto della cittadina vedrete un bella, lunga e alberata marina, da sembrare una cartolina inviata dalla riviera ligure. Una volta sbarcato vi accorgerete che tutto il paese ha l’aspetto di una grossa e bella borgata molto somigliante alle cittadine rivierasche della Liguria, e non solo perché come queste si adagia sul mare, ma anche perché con i centri liguri ha un’evidente somiglianza per lo stile architettonico delle case, per le decorazioni delle facciate, per i caratteristici tratti delle vie. Nella parte bassa del centro storico gli antichi costruttori, man mano che innalzavano un nuovo fabbricato, ebbero l’accortezza di far sì che l’edificio pur diverso nei tratti e nelle sfumature architettoniche di quelli preesistenti si inserisse perfettamente nell’ambiente circostante in modo armonico e omogeneo facendo diventare ogni via una piccola opera d’arte. Ma addentrandosi nella parte “alta” il borgo cambia l’architettura, che è qualcosa di misto tra arabo e mediterraneo.

Ciò che sorprenderà il vostro udito, saranno gli echi della parlata dei carlofortini. Li sentirete camminando per le strade, dove tutti parlano il tabarchino, una sorta di genovese risalente al XV secolo, con prestiti arabi, francesi, siciliani e turchi, ma anche infarcito di vocaboli liguri più recenti e di qualche sardismo

Saranno le tante squisitezze a deliziare il gusto del vostro palato. La cucina carlofortina, prima ancora di essere gustosa e caratteristica, è unica. Un viaggio nella cucina isolana sarà un viaggio tra sapori esclusivi, dove nobilissime pietanze gareggiano per conquistarsi il primato della prelibatezza. Primo fra tutti il tonno, che i carlofortini confezionano con procedimenti semplici e antichi e cucinano in mille modi e in mille salse.

Fra maggio e giugno, un evento gastronomico internazionale ne esalta le specialità con competizioni culinarie e live cooking: è il Girotonno. Il tonno viene rivisitato in fantasiose ricette. Non da meno, è la pittoresca sagra del cus cus tabarkino, il 25 aprile.

L’olfatto vi aiuterà ad avvertire particolari profumi. Se vi addentrerete nell’interno dell’isola potrete cogliere i tanti aromi che una macchia mediterranea integra e incontaminata, come quella isolana, può offrire al suo odorato. 

Il tatto vi accompagnerà nelle spiagge dalla sabbia leggera come piuma, soffice e fine come il borotalco, o sulle lisce scogliere che sembrano levigate.

Carloforte vi conquisterà con viuzze e vicoli che si inerpicano su un lieve pendio, con scorci colorati e vedute sul mare, con il porticciolo e le antiche fortificazioni difensive, di cui restano torri d’avvistamento e tratti di mura con fortini, compresa la Porta del Leone. 

Nell’architettura del borgo si distinguono ‘U Palassiu’ di inizio Novecento, oggi cineteatro, e la chiesa della Madonna del naufrago, che accoglie la statua lignea venerata dai tabarchini. Molto sentita anche la devozione per San Pietro, protettore di corallari e tonnarotti, festeggiato solennemente il 29 giugno.

Sul lungomare merita uno scatto il monumento a Carlo Emanuele III, gruppo marmoreo di tre statue (del 1786) con al centro il sovrano, da cui deriva il nome del borgo, mentre a San Carlo Borromeo fu dedicata la chiesa parrocchiale. A Spalmadureddu c’è la torre San Vittorio, avamposto difensivo costruito con blocchi di trachite, convertito nel 1898 a osservatorio astronomico. Dal 2016 è il museo multimediale del Mare, che racconta la storia carlofortina. Del resto il mare ne è parte essenziale: le coste di San Pietro sono un susseguirsi di rocce frastagliate e insenature.

A nord troverete la romantica Cala Vinagra, a nord-ovest il fiordo che si chiude con l’incantevole Cala Fico, a ovest il promontorio di Capo Sandalo, dominato dal faro ottocentesco più occidentale d’Italia, a sud la scenografica spiaggia La Bobba, le scogliere a strapiombo della Conca e Le Colonne, due faraglioni emergenti dall’acqua, simbolo della cittadina.

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