Vado a letto piangendo, l’inizio del mio calvario

Vado a letto piangendo, l’inizio del mio calvario

26 Agosto 2019 Off Di sardegnasocieta

Buonasera

chi le scrive è una quarantenne, arrivata ormai agli sgoccioli. Alcuni anni fa la ditta per cui lavoravo ha chiuso i battenti, lasciandomi a piedi, senza neanche farsi troppi problemi. Da allora è cominciato per me un vero e proprio calvario. Sono sempre stata una persona grintosa e positiva, non mi sono mai lasciata abbattere dalle difficoltà e dalle situazioni difficili (un aborto, la perdita di una persona cara, un problema di salute non grave ma costante). Così mi sono rimboccata le maniche e ho cominciato a bussare a tutte le porte, a fare colloqui su colloqui, prove di lavoro, spesso nemmeno retribuite. Ma adesso non ce la faccio davvero più.

La speranza s’è trasformata in delusione e rassegnazione. I lavoretti saltuari che ho fatto qua e là non si sono mai trasformati in un normale contratto. C’era sempre qualcuno più capace o che “costava meno” di una dipendente. Quante illusioni, quante false speranze che qualcosa cambiasse. So di essere una brava lavoratrice, onesta e professionale, mi adatto a tutto. A poco a poco ho cominciato a spegnermi. L’allegria e la voglia di stare insieme agli altri hanno lasciato il posto alla tristezza e alla solitudine. Mancando uno stipendio in famiglia, ho dovuto rivedere il mio modo di vivere e di gestire il denaro. Centellino il centesimo, ogni giorno. Non possiamo permetterci svaghi. Tutto va nelle bollette, nelle tasse, nella macchina, nel sostentamento quotidiano. Per noi non esistono vacanze o uscite in compagnia. Non oso immaginare quando arriverà qualche spesa improvvisa.
Quando sono in casa sola, piango. Sono stanca. Il tempo passa e nessuno ti chiama. È umiliante. Mi accontenterei di un lavoro modesto, onestamente pagato. Ho perso anche la voglia di stare in mezzo alla gente, non ho voglia di vedere gli amici di sempre o i parenti per non dover sentirmi fare la solita domanda: «Allora, non hai trovato ancora niente?», come se dipendesse da me. Quante umiliazioni, quante frustrazioni.
Con mio marito, che mi ama e che amo davvero, i rapporti si sono ormai raffreddati. Non ho più interesse per nulla. Vado a letto la sera piangendo, mi sveglio la mattina già con un senso profondo di malessere. Non riesco a uscire da questa situazione. Né mi vergogno ad ammettere che ho accarezzato l’idea di farla finita, ma avrei causato troppa sofferenza ai miei cari. Non so bene perché le ho scritto, forse perché non ci conosciamo di persona e per me è più facile parlare…

Gisella

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