Con coraggio e speranza, la mia lotta contro il cancro

Con coraggio e speranza, la mia lotta contro il cancro

6 Giugno 2019 Off Di sardegnasocieta

Adesso mi sento pronta per condividere alcuni momenti importanti della mia recente lotta contro il cancro. Sono lì, in quella stanza dell’ ospedale che aspetto di conoscere il nome del virus che negli ultimi mesi mi ha causato quelle febbri alte così frequenti.
“Io scoprirò il tuo nome e ti sconfiggerò”, mi son detta. Scherzo al telefono con mio fratello, che non può essere lì a fare il tifo per me perché abita all’ estero: “Simo, lo sai che forse ho la leishmaniosi, come i cani ? Mi hanno detto che potrebbe essere anche toxoplasmosi, come i gatti. Hai una sorella che non è un essere umano!”.

Finalmente entrano i medici, pronti a comunicarmi il verdetto finale. Parla solo uno di loro, mentre i due che mi seguono da tanti anni nel post trapianto di fegato, rimangono in disparte. Noto le loro insolite facce serie. Anche la dottoressa che mi parla è un po’ strana e mi dice soltanto: “ti trasferiamo all’ oncologico.” Io, che in quel momento sto pranzando, smetto di farlo e chiedo: “per quale motivo?” Lei risponde: “Lì ti cureranno il sangue”. Io, i miei genitori
e il mio fidanzato, che in quel momento erano in stanza insieme a me, rimaniamo zitti. Non abbiamo capito tanto bene cosa sta succedendo. Nel frattempo i medici escono dalla mia stanza. C’ è qualcosa che non mi torna. Chiedo ai miei cari se avessero capito esattamente la diagnosi e perché mi volevano trasferire il giorno stesso in un ospedale dove curano chi ha il cancro. Per un attimo penso che forse in quell’ ospedale trattano anche altri tipi di malattie, di cui al Brotzu non si occupano. La dottoressa non è stata molto chiara, non ha voluto spaventarci. Ma io, in quei quindici
anni di malattia, ricoveri, ospedali, ho sempre chiesto ai medici ed ai miei genitori di rendermi partecipe di tutto quello che mi stava succedendo. Ho voluto sapere allora, a nove anni, ho voluto sapere a quindici anni e volevo sapere anche questa volta, a ventiquattro anni. Ora più che mai, perché non ero più né una bambina né una adolescente. “Per favore, chiamate la dottoressa, le voglio parlare.”

Ho detto. Ed eccola, di nuovo lì, nella mia stanza, con quella faccia seria. “Dottoressa, voglio sapere la diagnosi”. Ed eccolo lì, il nome del mio nemico. Altro che malattia dei cani o dei gatti. Il mio nemico si chiamava cancro. Senza dire altro, sono scoppiata in lacrime ed ho sbattuto con forza i pugni contro il tavolo. La parola “cancro” mi aveva sempre fatto paura. E adesso me la sarei dovuta far piacere, perché il nemico non viene combattuto con la paura.

Bisogna avere coraggio nella vita. Il coraggio di trovare le energie per combattere. Anche se hai la febbre a quarantuno da un mese e di energie ne hai ben poche. Anche se hai un emocromo che fa paura. Anche se la malattia è in uno stadio già avanzato. Anche se sei fortemente penalizzata dal fatto che hai altre malattie gravi oltre il cancro. E questo, secondo le statistiche, non farà altro che diminuire le tue possibilità di farcela. E invece anche questa volta, te la sei cavata. Non sai bene come, ma sei ancora qui.

Cari amici, abbiate coraggio. Sempre. Anche quando nessuno
scommetterebbe mai sulla vostra vittoria.

 

Di Camilla Serafini in “Icone della Società” di Andrea Agostino

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