Esprimersi in teatro è solo questione di talento?

Esprimersi in teatro è solo questione di talento?

27 Novembre 2019 Off Di Pierluigi Caròla

“Fare teatro” non avviene esclusivamente partecipando ad un laboratorio di teatro o ad uno spettacolo come parte attiva della scena, ma anche e forse più di ogni altra cosa vivendo il teatro dalla parte del pubblico, dedicando più tempo possibile all’immersione dal vivo nelle storie come spettatori, che vivono e respirano senza filtri l’anima dei personaggi che di volta in volta prendono vita e muoiono dietro quel misterioso sipario. Così facendo, ad ogni spettacolo e rappresentazione vissuta, si costruisce dentro ognuno di noi e dei nostri bambini la struttura delle cose, il mondo delle rappresentazioni alternative, la capacità di giudizio critico sulle cose e sul mondo che ci circonda. In più, lo spettacolo non è fatto solo di attori protagonisti e di pubblico, ma c’è tutto “un dietro le quinte” che ferve e si agita sulla scelta del copione e dei testi da interpretare, delle musiche e delle sonorità più adatte per i vari passaggi delle storie, dei costumi e del trucco più indicato a sottolineare le caratteristiche e il ruolo dei personaggi, delle scenografie e degli attrezzi di scena più adeguati alle vicende che prenderanno vita e che non può essere solo compito esclusivo degli adulti. Coinvolgere prima di tutto, nelle scelte e nell’impegno che ogni scelta comporta, anche in questi aspetti ritenuti forse di secondaria importanza.

Sono parecchie le motivazioni per cui un corso di teatro rappresenta un luogo primario di sano apprendimento e certamente non basterebbero queste righe per descriverle tutte in maniera puntuale ed esaustiva, tuttavia ho cercato di evidenziare in questo articolo gli aspetti principali che ritengo essenziali.

Innanzitutto, un laboratorio di teatro è formato da un gruppo di persone tutte diverse fra loro che in molti casi s’incontrano per la prima volta in un nuovo contesto, e dove tutto ciò che avviene al suo interno rimane dentro i suoi confini come materiale vivo. Attraverso l’elemento gruppo, ognuno di noi è in grado con la propria personalità e il proprio tempo di confrontarsi, rispecchiarsi, esprimersi e interagire con l’altro pur rispettando e facendo i conti con la propria individualità, i propri limiti e le proprie paure e insicurezze. Un gruppo di teatro è molto di più della somma dei suoi partecipanti e delle loro caratteristiche: è dotato di una sua forma ed energia, di un suo respiro, di un suo modo di comunicare e la bravura di chi sceglie di condurre questo gruppo verso nuove scoperte, in particolar modo se si tratta di bambini, sta nel cercare di offrire a ciascuno il proprio spazio di espressione e la possibilità di superare i propri confini e le proprie insicurezze, senza forzature o giudizi di sorta, valorizzando in ogni momento la scelta di far parte di questo affascinante viaggio dentro noi stessi e dentro l’altro.

Il senso di rispetto del “dentro e fuori” dal gruppo è un requisito imprescindibile, poiché chi si trova fuori dal gruppo non potrebbe comprendere appieno il senso di ciò che viene fatto al suo interno, a volte apparentemente senza una chiara logica per chi partecipa, e dunque si cadrebbe nell’errore comune di considerare un laboratorio di teatro un luogo ambiguo, dove si viene obbligati a fare qualcosa contro la propria volontà. Non dimentichiamoci che, nel caso di un percorso dedicato ai bambini, la dimensione del gioco è fondamentale, tutto deve essere impostato attraverso finalità di divertimento e di coinvolgimento, perché nessuno di loro deve dimostrare di saper fare a tutti i costi qualcosa, per nessuna ragione. Chi parla di teatro dei piccoli nei termini semplicisti del “far finta”, sminuisce tutto quel prezioso lavoro sulla gestione delle emozioni e sulla sensibilità umana che porta i più giovani a vivere intensamente in scena i sentimenti e gli stati d’animo dei differenti personaggi che interpretano, e tutto questo è assolutamente reale, le nostre emozioni sono vere perché noi stessi siamo veri, e più saremo capaci di restituire questa verità e più il pubblico si immedesimerà in ciò che stiamo rappresentando, nel personaggio che rivive attraverso di noi e grazie a noi.
Affrontando in ultimo la capacità di sapersi esprimere, anche su questo punto spenderei qualche parola in più per descrivere una volta per tutte come ciascun bambino abbia caratteristiche e peculiarità personali che lo portano ad esprimersi in una maniera piuttosto che un’altra. Forzare questo aspetto, senza assecondare le inclinazioni di ciascun bambino, significherebbe ancora una volta costringere, obbligare, imporre qualcosa che, in un futuro, potrebbe essere vissuto in modo negativo e creare in loro quella maledetta ansia da prestazione che tanti adulti faticano a gestire.

Esprimersi in teatro significa non solo attenzione alla parola dunque, ma a tutto quell’ insieme complesso di gesti e movimenti ricchi di significato che le parti del nostro corpo sono in grado di produrre singolarmente e collettivamente, le innumerevoli trasformazioni che il nostro viso è in grado di concepire, dando vita alle più delicate sfumature di pensiero e d’ intenzione per costruire la verità dei nostri mille personaggi.

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