Don Giovanni seduce il Lirico

Don Giovanni seduce il Lirico

1 Luglio 2019 Off Di Nicola Pinna

L’attesa première del Don Giovanni al Lirico di Cagliari è avvenuta lo scorso venerdì, sotto il segno di una serata musicalmente squisita. Il nuovo allestimento (su commissione dello stesso Teatro Lirico cittadino), infatti, è stato molto apprezzato dal pubblico presente in sala, entusiasta per l’intrinseca grandezza artistica dell’opera mozartiana e per l’alta qualità delle voci sul palco, fino a culminare in diversi calorosi applausi a scena aperta. Se poniamo per un attimo da un canto i momenti più celebri (“Madamina il catalogo è questo”, “Là ci darem la mano”, “Fin ch’han del vino”), ad imprimere gioioso trasporto e plauso negli spettatori sono state in particolare l’aria di Don Ottavio “Dalla sua pace” e quella di Zerlina “Batti, batti, o bel Masetto”.

Bravissimo Marco Ciaponi nell’eseguire l’andantino: partitura tenera e dolcissima, con l’accompagnamento soave degli archi dispiegante quasi una carezza, ma anche irta di difficoltà tecniche in cui Ciaponi ha saputo dimostrare grandi capacità vocali e interpretative, poiché Don Ottavio è personaggio sentitamente ambiguo, preso nel suo continuo conflitto tra indole e dovere sociale. Davvero molto buona anche la prova di Valentina Farcas nell’aria che Zerlina canta a Masetto per farsi perdonare: aria bipartita di incantevole seduzione, capolavoro di stordente malìa, in cui la Farcas si è calata perfettamente, regalandoci una Zerlina deliziosa, dalla voce piena e pulita e dalla personalità complessa, sfumata, senza che restasse schiacciata sotto l’immagine di semplice e maliziosetta popolana. Parole di elogio meritano anche tutte le altre voci: irresistibile Daniele Terenzi in Leporello, vocalità sicura e ottima tecnica da parte di Nicola Ulivieri (Don Giovanni), pregevoli e raffinate Heather Engebretson e Monica Bacelli (Donn’Anna e Donna Elvira); preciso Nicola Ebau, anche nell’uso dell’arma dell’ironia, ma forse ci ha offerto un Masetto troppo stizzoso e scontroso; Cristian Saitta (il Commendatore) partito un po’ in sordina, si è decisamente riscattato nell’atto secondo.

Ottima la direzione di Korsten, buono il ritmo (forse in alcuni passaggi lo avremmo preferito più vivace), palpabile la sintonia tra cantanti e orchestra. Suggestive, imponenti ed eleganti le scene (benché in un paio di momenti i cambi di scena abbiano rallentato troppo lo svolgimento dell’opera e reso impacciata la regia, che rimane tuttavia discreta). Azzeccati anche la scelta e l’uso delle luci, data la difficoltà di collocare cronologicamente l’opera.

Nel complesso un Don Giovanni molto fresco e godibile, da vedere e gustare nelle sue gradate screziature, perfettamente immerso in quella ambiguità e in quella atmosfera di sottile seduzione che ne costituiscono la cifra più autentica e profonda.

 

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Foto di Priamo Tolu

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