Dal 3 al 12 Maggio al lirico di Cagliari: “La cambiale di matrimonio” di Rossini e “Il campanello” di Donizetti

Dal 3 al 12 Maggio al lirico di Cagliari: “La cambiale di matrimonio” di Rossini e “Il campanello” di Donizetti

5 Maggio 2019 Off Di Nicola Pinna

Il nostro Teatro, appena terminate le applauditissime repliche della Tosca pucciniana, si prepara a un mese di incontri più radi, complici le numerose festività laiche e la solennità del calendario liturgico cattolico: la Pasqua di Resurrezione.

Quali dunque i prossimi appuntamenti da non farsi sfuggire?

Per quanto riguarda la stagione concertistica dovremo attendere il 07 di giugno, quando ascolteremo la prima assoluta di Edipo ha lasciato Tebe, per coro e orchestra di Gabriele Cosmi, composizione nuova su commissione del Teatro Lirico di Cagliari. Ma in programma ci saranno anche la Quinta Sinfonia in Mi bemolle maggiore op. 82 di Sibelius, la Quarta Sinfonia in La maggiore “Italiana” op. 90 di Mendelssohn e il Salmo 149 per coro e orchestra op. 79 di Dvořák. Un’offerta musicale davvero singolare, su cui torneremo nel prossimo numero per darvi maggiori ragguagli. Venendo invece alla stagione lirica, le scene si riapriranno il 03 maggio con un dittico farsesco, La cambiale di matrimonio di Rossini e Il campanello di Donizetti.

Con La cambiale di matrimonio il diciottenne Rossini iniziò nel 1810 al Teatro San Moisè di Venezia la sua fulgida e rapidissima carriera. Infatti l’operetta, su libretto di Gaetano Rossi (ricavato dall’omonimo dramma di Camillo Federici), non è la prima che il compositore pesarese scrisse. La vicenda nelle sue linee essenziali è questa: la giovane Fanny è stata promessa in sposa suo malgrado dal padre, il ricco mercante Tobia Mill. Il patto è stato stretto attraverso la firma di una cambiale di matrimonio col maturo Mr. Slook. Fanny è invece innamorata, corrisposta, di Edoardo Milfort, amico di famiglia e, quando Slook giunge entusiasta dall’America, i nodi non possono che venire al pettine. Tra scene patetiche e altre più movimentate, Slook scopre il sentimento che unisce i due e decide di girare la cambiale al rivale
Edoardo. Questi esibisce la cambiale e Slook vince le ultime resistenze di Mill dichiarando di avere nominato Edoardo suo erede, così da consentire ai due amanti di godere del loro amore. La vicenda, non eccessivamente complessa e composta di pochi personaggi costituisce un terreno fertilissimo per arie e concertati che rivelano già il mirabile e precoce talento di Rossini per l’opera buffa. Il campanello invece è una farsa Donizetti, nota anche con i titoli Il campanello di notte e Il campanello dello speziale. Il libretto, scritto dallo stesso Donizetti, è tratto dal vaudeville di Léon Lévy Brunswick, Mathieu-Barthélemy Troin e Victor Lhérie La sonnette de la nuit. In essa la giovane e bella Serafina viene promessa in sposa allo speziale Don Annibale Pistacchio, con gran dispetto dell’innamorato di
Serafina, il giovane Enrico. Nonostante i tentativi di impedire il matrimonio, la cerimonia viene fissata per il giorno precedente la partenza di Don Annibale per Roma, ove lo speziale deve assolutamente recarsi per presenziare all’apertura del testamento di una sua zia defunta. Appreso questo fatto, Enrico, con la complicità di Serafina, cerca in tutti i modi di impedire che il matrimonio venga consumato quella notte, così da guadagnar tempo per un successivo tentativo di farlo annullare. Lo speziale è obbligato in forza di legge a fornire i suoi prodotti medicinali a chi ne faccia richiesta anche di notte e quindi il campanello esterno alla bottega, sita sotto l’abitazione dello speziale, sarà lo strumento di Enrico per disturbare la prima notte di nozze di Don Annibale. Presentandosi via via sotto spoglie diverse, Enrico continuerà a farsi ricevere da Don Annibale, suonando appunto il campanello, con i pretesti più strampalati finché, giunta l’alba, lo speziale dovrà partire in diligenza per Roma lasciando Serafina illibata a casa. Due atti unici a lieto fine dunque, che articolano e sviluppano il topos del triangolo amoroso sotto il segno del più godibile intrattenimento comico, che mostrano nettamente due stili compositivi differenti ma entrambi raffinati, studiatissimi, calibrati nei colori vocali e nei timbri strumentali, nel ritmo, nella capacità di sottolineare i nervi e gli snodi drammaturgici con adamantine e abili intuizioni musicali. Perché il teatro d’opera può anche essere intelligente e sorridente comprensione del mondo, anche nei suoi aspetti negativi, anche nelle avversità cui ci espone, con cui ci percuote e frastorna. Questa forse è la cifra del comico che ci suggeriscono i due compositori e di cui siamo invitati a divenir consapevoli, per farne strumento vivo nelle nostre vite.

 

di Nicola Pinna

nella foto in evidenza il Bozzetto dell’Accademia di Belle Arti di Urbino/Scuola di scenografia

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