Sa Ratzia, il rito antico e originale del piatto prima e dopo la cerimonia nuziale

Sa Ratzia, il rito antico e originale del piatto prima e dopo la cerimonia nuziale

7 Giugno 2019 Off Di Mariazzurra Lai

Una delle usanze più belle e sentite nella nostra Sardegna, alla quale ancora oggi le spose non rinunciano, è la cosiddetta “ratzia”, ovvero la grazia.
Da un punto di vista antropologico, avvalorato dalla preziosa testimonianza di Grazia Deledda, la rottura del piatto rappresenta la perdita della verginità della sposa.

“Durante il ritorno si scatena una pioggia di grano, di fiori e di confetti, con grida di “Buona fortuna”. Il grano è augurio di abbondanza. Si frantumano i piatti su cui lo si tiene, se la sposa è ritenuta vergine. La rottura dei piatti significa la rottura della sua verginità. È come il simbolo dell’abito bianco tra le signore. Se la sposa è vedova o non ha la fama illibata, e i piatti vengono rotti al suo passare, i soprastanti ridono e ne fanno oggetto di frizzi e parole ambigue.”

Così Grazia Deledda, descriveva il rito de sa ‘ratzia nelle pagine dedicate al matrimonio inserite nel noto lavoro sugli usi e costumi barbaricini di fine ‘800 – Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna.

INGREDIENTI
Si prepara un piatto sano e non scheggiato, che contenga elementi che ricordano la molteplicità, la ricchezza, la dolcezza, il benessere:

  • riso
    grano
    sale
    caramelle
    uva passa
    mandorle
    monetine
    confetti
    coriandoli di carta
    (o fogli di carta tagliati a striscioline o pezzetti)
    petali e foglie

IL MOMENTO GIUSTO PER ROMPERLO
Ci sono due momenti in cui può essere effettuato il rito, tradizionalmente:
– all’uscita della sposa da casa
– al termine della cerimonia.

 

CHI ROMPERÀ IL PIATTO?
Ad occuparsene solitamente è la mamma della sposa e qualche volta la suocera o anche la nonna. La mamma è l’unica a farlo quando avviene all’uscita da casa. Dopo la cerimonia invece si può dare il compito ad una parente o amica. È chiaramente un rito che ha radici nelle società matriarcali. La persona scelta lancia il contenuto del piatto verso gli sposi e gli invitati e poi getta con energia emotiva il piatto per terra con lo scopo, appunto, di romperlo come simbolo di buon auspicio. L’usanza sarda prevede inoltre la partecipazione dei bambini, sinonimo di fertilità durante il rito del piatto che una volta rotto, ha seminato nella superficie caramelle e monete da raccogliere.
Del piatto rotto, non andrebbero raccolti i cocci subito, ma non sempre è possibile.

Il significato del rito è un inno alla felice e prospera vita coniugale, sottolineato dal simbolico passaggio del distacco con il passato che lascia spazio all’inizio di una nuova vita di coppia fra le note dell’amore.

 

di Mariazzurra Lai

Ph: Giuseppe Esposito Photography

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