Raccontiamoci per conoscere

Raccontiamoci per conoscere

28 Ottobre 2019 Off Di Alessio Marras

Mio caro lettore, siamo un popolo d’infedeli nella terra della memoria. Abbiamo smesso di raccontare, di mantener fede al narrato e tramandato per far spazio al tutto e subito. Lo so io e lo sai anche tu. Lo so io che, attraverso questo breve articolo stillo le mie considerazioni, e lo sai tu che, all’ultima battuta, sarai chiamato a schierarti dalla parte di chi vuole avere memoria o vuol essere smemorato. No, non è una grande rivelazione la mia, me ne accorgo, ma grande è volerlo comprendere, ammettere e poi applicare. Ti spiego: ultimamente mi è capitato di presentare il mio romanzo attraverso dei racconti personali che, in realtà, non hanno un collegamento diretto con il libro, ma, da questi, ho potuto sviluppare degli argomenti che trovano spazio tra le mie pagine. E sai perché la gente rimane colpita? Non tanto per gli argomenti in sé, quanto per il fatto che siano così intrecciati a vicende molto personali. Il raccontare è uno specchio e il mondo senza specchi ci consegna l'inquietudine del "non saper bene come siamo conciati". E quindi, dovremmo sbandierare le cose nostre al mondo? No! Anzi, quello già lo facciamo bene, ahimè: in una generazione di bulimia social, dovremmo piuttosto ritrovare il significato di esprimere, di non lasciare che ogni cosa del passato si barrichi nelle fortezze della nostalgia, del ciò che è stato e mai sarà più. Ciò che ho capito è l'importanza del celebrare! Celebrare la nostra storia, mischiarsi e immischiarci, mettendo in relazione la nostra esistenza con quella dell'altro, solo così saremo fedeli alla forza dei nostri sentimenti e a tutto quanto ci rende unici e capaci di migliorare grazie alla condivisione con l'altro. Possediamo dentro di noi un intero universo, capace di metterci in relazione con ogni circostante, con lo slancio di chi comprende che solo attraverso questo possiamo crescere, tuttavia, per non cadere nello smarrimento delle cose apparentemente infinite, oltre alla buona relazione con l’altro dovremmo mettere in questo calderone la buona relazione con noi stessi, tra ciò che è passato e ciò che è raccolto e, per applicarci in questo, l’unica modalità è quella di vivere con devozione quanto scorre in noi, un mondo alla volta.

 

 

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