Ovodda accoglie i turisti in questo fine settimana

Ovodda accoglie i turisti in questo fine settimana

12 Novembre 2019 Off Di sardegnasocieta

Ovodda è un paese montano al confine tra le regioni storiche della Barbagia e del Mandrolisai. I suoi territori, che rientrano nel Parco Nazionale del Gennargentu, spaziano dai rilievi meridionali alle valli formate dai fiumi Tino (a ovest), Taloro (a nord) e Aratu (a est). Quest’ultimo scorre nelle vicinanze della località in cui si sono preservati alcuni menhir dove viene chiamato rio Pedras fittas, nome in sardo di questi monumenti.

Le bellezze del suo patrimonio naturalistico lo rendono la meta ideale per gli amanti dell’escursionismo che possono scegliere tra numerosi sentieri alla  scoperta di oasi naturali e importanti resti archeologici rinfrescandosi, lungo il camino, alle sorgenti e ai ruscelli che abbondano in tutta l’area.

Ovodda è conosciuto come il paese di centenari che ha saputo custodire le proprie tradizioni secolari tra cui la più famosa è quella di su Mercuris de lessia (‘Mercoledì delle ceneri’). A differenza del resto dell’Isola in cui i festeggiamenti del carnevale si concludono il cosiddetto martedì grasso, il momento culmine del carnevale ovoddese si svolge proprio il primo giorno di Quaresima. In questa festa della trasgressione vagano per le vie del centro sos Intintos, uomini con la faccia ricoperta dalla fuliggine, e gli Intinghidores che, con polvere nera, sporcano il viso di tutti quelli che incontrano nel percorso. Le maschere portano in giro Don Conte Forru, simbolo dei poteri religiosi e politici, che viene deriso e al calar del sole viene giustiziato e dato alle fiamme.

I monumenti più antichi che si incontrano nel territorio sono le numerose domus de Janas (facilmente raggiungibile quella di S’Abba Bogadavicino alla fontana omonima), spettacolari sepolture preistoriche scavate nella roccia che, nelle tipologie più complesse, si sviluppano in più ambienti (ad es. quelle di Domus Novas e Serrindedda) e in alcuni casi presentano decorazioni che imitano elementi architettonici delle abitazioni (come quella di Sos forreddos de Ghiliddoe). Due menhir mantengono la loro posizione originaria vicino al rio Aratu che, per la presenza dei monumenti, viene chiamato in questo tratto rio Perdas fittas (nome in sardo dei menhir).

All’epoca nuragica risalgono 4 tombe dei giganti (Donnovegoro, Govolo Sa Heresia, Lopéne, Nieddio) e una decina di nuraghi di cui i meglio conservati sono il Campus (o Biddusai) con una torre di 5 metri, quello di Finonele a sud-est dell’abitato, e di Osseli intorno al quale si distinguono i muri delle capanne del villaggio nuragico che affiorano dalla vegetazione.

I ruderi del centro romano di Domus Novas, che sorgeva sulla via di penetrazione ab Ulbiam Caralis, testimoniano il passaggio della strada, citata nel III secolo dall’itinerario antonino, che attraversava l’Isola per circa 254 km.

Strette stradine di ciottoli si intersecano nel bel centro storico caratterizzato dalle tipiche case in granito dotate di corti interne. Le abitazioni tradizionali erano realizzate a uno o due piani: al piano terra vi era la cucina con, al centro, il classico focolare usato sia per riscaldarsi che per cucinare. La camera da letto si trovava a fianco della cucina o al piano superiore realizzato con travi in legno a cui si accedeva tramite una scala in legno.

I palazzi più antichi sono concentrati intorno alla cosiddetta domo de sos cavalleris (‘casa dei cavalieri’), dimora signorile del Settecento che conserva un grazioso pozzo nel cortile privato. Nelle vicinanze si trova la chiesa di San Giorgio Martire di cui si ha notizia già nel Medioevo. La struttura attuale è stata edificata nel XVII secolo in stile tardo-gotico a cui si è aggiunto nel 1798 il campanile in granito. All’interno custodisce preziosi arredi sacri e una interessante statua lignea di San Pietro in cattedra che risale alla seconda metà del Seicento.

Tra le feste più sentite vi è quella che gli ovoddesi celebrano il 28 e 29 giugno nella chiesetta campestre di San Pietro mantenendo la promessa fatta a Leonardo Alagon. L’edificio apparteneva in origine alla villa di Oleri, disabitata a causa della peste. Nel 1473, alla presenza del marchese d’Oristano, i suoi territori furono spartiti tra Gavoi e Ovodda sottoscrivendo l’atto nella chiesa che all’epoca appariva in rovina e che i due paesi si impegnarono a recuperare.

 

 

di Autunno in Barbagia

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