Otzana: “ll Carnevale che non c’è” tra Pedagogia e Filosofia

Otzana: “ll Carnevale che non c’è” tra Pedagogia e Filosofia

25 Giugno 2019 Off Di Andrea Agostino

E’ stato presentato venerdi scorso il cortometraggio firmato Luca Valdes “Otzana”, dedicato alla valorizzazione del paese di Ottana. Il Carnevale di Ottana affonda le sue radici in tempi antichissimi e perpetua una tradizione mai interrotta, mettendo in risalto il passato e l’identità culturale della comunità che ha le sue origini nel mondo agro-pastorale. In tanti hanno definito il Carnevale di Ottana il più genuino per la sua antica storia nell’isola.

In questo Cortometraggio ha visto diverse collaborazioni al suo interno, come la parte fotografica di Carla Picciau e Davide Loi, inoltre chi ha dato vita a questo lavoro sono diverse come: Cristian Lai, Franco Maritato, Elisa Niola e Paolo Lai, la partecipazione di  Sandro Carboni, Tina Niola MAT , Museo Arti e Tradizioni , Daniela Serra,  Caratzas Boes e Merdules di Franco Maritato, Associazione Culturale “Boes e Merdules”, Merdules Bezzos DE Otzana , Massimo Soro, Salvatore Madeddu,  Erika Denti, Gianluca Denti.

 

Perchè intitolare cosi’ una recensione? 

Da turisti o profani si pensa al fascino esteriore di queste maschere, la loro particolarità, il tipo di maschera. C’è molto di più, dietro queste maschere, c’è la storia di un popolo, la tenacia nel portare avanti le tradizioni. La prima curiosità è sapere il tipo di legno usato nel riprodurre queste maschere, il pero.

Fantastica è la figura del ragazzo che può essere vista in due chiavi:

Filosofica, come colui che cerca la verità, la conoscenza. Il ragazzo infatti vuole sapere, vuole toccare con mano la tradizione del suo paese, realizzare una sua maschera. La conoscenza è un altro tema dominante, questo film ci permette di capire che non conosciamo abbastanza le nostre tradizioni, talvolta del nostro paese stesso, ecco perchè è stupendo vedere l’adulto che accompagna il bambino alla conoscenza del suo paese.

L’altra chiave sul quale occorre soffermarsi è quella psicologica e pedagogica:

L’ex cattedrale di Ottana, in Barbagia, è uno dei monumenti che più caratterizza l’architettura sacra del centro della Sardegna, è chiaro che non manca lo stupore di vedere un architettura simile all’interno di un film. La chiesa custodisce un crocifisso ligneo cinquecentesco e, soprattutto, un polittico trecentesco, la Pala di Ottana, opera attribuita al Maestro delle tempere francescane (attivo a Napoli tra 1330 e 1345). Sono raffigurate scene della vita dei santi Francesco e Nicola e rappresentati due personaggi storici: il vescovo di Ottana Silvestro e l’erede al trono giudicale, il futuro Mariano IV d’Arborea. Fermarsi con la camera anche sul dettaglio della Pala significa ricordare con orgoglio la storia di questo magnifico paese. In questo film si toccano con mano l’orgoglio, la gioia di essere sardi, custodendo gelosamente le nostre tradizioni.

Definire il Carnevale di Ottana, come particolarità delle maschere è riduttivo, quasi una bestemmia che ignora secoli di storia e tradizioni.

L’ altro aspetto che merita la sua attenzione è la figura di tre maschere:

Sos Boes (i buoi) che indossano maschere di legno con lunghe corna e Sos Merdules (i contadini) che tentano di tenere a bada i Boes. Questi però si ribellano al contadino, tentano di fuggire e creano scompiglio. I Sos Merdules con corde e bastoni cercano di farli calmare e ricondurli all’ordine, così facendo allontanano il maligno.

Un’altra maschera importante è Sa Filonzana che rappresenta una vecchia di cui tutti hanno paura. Piegata dall’età, sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea, oppure dipinto con la fuliggine che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto.

 

Un film da vedere, capire, capace di essere letto sotto tanti punti di vista, merita la sua attenzione, un vero viaggio tra mito e leggenda, tra sacro e profano.

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