Nel salotto degli ospiti, le LucidoSottile

Nel salotto degli ospiti, le LucidoSottile

3 Ottobre 2019 Off Di Chiara Poli

 

Creare i personaggi significa studiare le persone, raccontare la società, la politica, il mondo dell’arte, raccontarli attraverso la satira, l’ironia.

Un breve pezzo del loro spettacolo a cura di M.Lai

 

Le LucidoSottile sono un duo di artiste composto da Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Lavorate insieme da molti anni, ma come vi siete conosciute e come è nata l’idea di lavorare assieme?

Lavoriamo insieme dal 2003, ci siamo conosciute in teatro, ciascuna con la propria compagnia, Tiziana con “La Pietra Pomice” e Michela con “Kokoxi”. Quando ci proposero di prendere la direzione artistica di LucidoSottile, accettammo immediatamente in maniera esclusiva e definitivamente.

 

C’è una storia o un aneddoto dietro la scelta del vostro nome? Perché avete deciso di chiamarvi così?

Lu dovica, CI nzia, DO natella e una ragazza talmente magra che tutt’e tre chiamavano sottile. Uscite loro, entrate noi, ci siamo tenute il nome per divertimento e per scommessa. Lucidosottile è il nome della compagnia, noi siamo Le Lucide.

 

Che studio c’è dietro i vostri personaggi? Come li scegliete e in base a cosa decidete di interpretarli sul palco e proporli al pubblico?

Creare i personaggi significa studiare le persone, raccontare la società,la politica, il mondo dell’arte, raccontarli attraverso la satira, l’ironia. Le maschere che inventiamo hanno vita propria, e sono loro che parlano per noi. La cosa divertente è che parliamo di loro sempre in terza persona.

 

Avete un personaggio a cui siete più legate o a cui tenete particolarmente? Perché?

Essendo loro delle persone con vita propria, li amiamo tutti in maniera diversa. Ci ha divertito molto interpretare Mirko&Rubens i fidanzati di Tanya&Mara.

 

Chi vi ha ispirato durante il vostro percorso e magari vi ispira tuttora?

Tanti, tantissimi e nessuno in particolare. I più grandi, gli irraggiungibili.

 

In che lavori siete impegnate ora? Cosa avete in progetto?

A novembre andremo in Marocco come ospiti nel Festival di Teatro d’Agadir, a Dicembre una grossa produzione tutta al femminile, in collaborazione con l’Accademia del comico di Milano che porteremo anche a Cagliari, poi Barcellona, Venezia e in primavera di nuovo a New York. Poi la Tv, e partecipazioni in progetti musicali e cinematografici.

 

Tiziana, in un’intervista hai dichiarato che nel tuo spettacolo “La conosci Giulia?” il messaggio fosse la parità tra uomo e donna, a casa, in società e sul lavoro. E in effetti non è difficile purtroppo scontrarsi con i pregiudizi quando si è donna. Secondo te, c’è qualcosa che singolarmente ognuno dovrebbe assolutamente fare quando vuole lottare contro questi pregiudizi nella vita di tutti i giorni?

Non mi stancherò mai di ripeterlo, bisognerebbe iniziare i bambini alla parità di genere già dalle scuole materne, se in famiglia già non ci fosse l’abitudine. Agire da subito sulle nuove generazioni, cambiare il linguaggio, non ammiccare con i più beceri slogan maschilisti. La politica in Italia non ci aiuta, certi individui non si fanno scrupolo utilizzando termini preconfezionati che incitano all’odio e al giudizio contro donne che mostrano pensiero, carattere indipendente sia sessualmente che intellettualmente, e siano loro professioniste, casalinghe, giovani o anziane.
È necessario difendersi da padri, fratelli, mariti, fidanzati e non “comprare” le più celate e disastrose squalifiche quali: “non sei all’altezza, non sei in grado, non sai fare, non sei capace, non capisci niente, sei confusa”, quelle parole che ci hanno influenzato per anni, perché le nuove generazioni partano dal presupposto che tutte le donne sono in grado di fare esattamente le stesse cose che fanno gli uomini, tutte. Solo dopo questo assunto si può parlare di competenze e affinità. Dovremmo pretendere parità di salario, cosa che ancora sembra un insulto in Italia. E poi al rogo i reparti di giocattoli con distinzione netta tra maschietti e femminucce. Giorni fa ho ancora trovato sugli scaffali di un ipermercato nel reparto per le bambine, corone scettri e costumi da principessa, da fatina, cucine in miniatura, assi da stiro, e addirittura un mini aspirapolvere giocattolo “folletto”con tanto di garanzia dell’azienda, esposto lì come monito e promemoria per le donne e mamme del futuro: “Il focolare domestico, il principe azzurro e la famiglia”, mentre in quello dei bambini fucili, pistole, astronavi e accessori da super eroe, come se i ruoli fossero proprio ben distinti fin da piccoli e le loro strade già segnate e ampiamente calpestate. Cambiare non è impossibile.

 

A tal proposito, tu, Michela, qualche anno fa hai dichiarato che durante due mesi di riposo forzato è stato quasi sconvolgente guardare la TV, a causa della presenza di alcuni messaggi subliminali che contribuivano ad alimentare certi pregiudizi. Ecco, quanto è importante la TV in tutto questo, quanto alcuni modelli che vediamo in taluni programmi contribuiscono a trasmettere un messaggio sbagliato?

La TV è stata un modello di riferimento e di orientamento per circa 40 anni, l’epoca dalle “ragazze cin-cin” in poi (roba archeologica) ha spianato la strada a specifici comportamenti e modelli di pensiero di una intera società; oggi internet, che nasce su un’impronta di divulgazione del libero pensiero è un grande contenitore di “tutto”, ma in questo tutto, la volontà di esprimere opinioni costruttive e belle trovo che sia fortemente presente. I media, come radio e tv, fanno il solito gioco sporco ed enfatizzano tantissimo il cyberbullismo e l’odio (ma non fanno altro da quando sono nati, cercano storie per diffondere paura e fare notizia). Non dico che questi fenomeni non esistano, dico solo che si tende molto più a mettere l’accento su storie di questo tipo piuttosto che a guardarsi intorno autonomamente e notare quanto ancora questi “social cattivi” che ci rubano le informazioni personali per le loro strategie di vendita, siano anche un terreno fertile di sviluppo del senso critico e della comunicazione costruttiva, siano mezzi operativi per riunire la gente che poi si incontra dal vivo e si fa forte manifestando per il proprio pensiero e i propri ideali, non esiste solo la parte brutta dei social media, ma anche quella bella e dovremmo notarla più spesso. La domanda è: la TV è ancora importante?
Non ne sono troppo sicura che sia così importante, abbiamo visto ad esempio quanto i social media siano stati fondamentali nelle ultime campagne elettorali, corrette o scorrette che siano state: hanno usato quel mezzo, forse più di quanto non si usasse la TV un tempo.

 

Vorrei concludere quest’intervista con una domanda che riguarda un fenomeno purtroppo molto presente nell’epoca dei social. Siete mai state vittime di “hating”, avete mai ricevuto messaggi o parole di odio sui social network? Cosa consigliereste a chi purtroppo è vittima di questo fenomeno?

Ci sono diversi tipi di haters in rete, bisogna prima di tutto imparare a distinguerli e non farsi prendere dal panico e rispondere con un po’ di ironia. Ai commenti orribili fatti per puro sfogo personale, e quando diciamo orribili intendiamo davvero orribili, noi (e come noi molti altri personaggi pubblici) non rispondiamo. È la soluzione migliore, e nemmeno cancelliamo i commenti. È dura da mandare giù un insulto gratuito, ma chi lo fa generalmente sta molto peggio di come ci sentiamo noi che siamo stati insultati, non possiamo che compatirlo e sperare che prima o poi abbia il supporto psicologico che merita. Quando siamo vittime di un’ingiustizia, qualsiasi essa sia è sempre meglio parlarne, con la famiglia, con gli amici, con persone che possano sostenerci e aiutarci a tamponare il dolore che provoca in noi, mai, mai, mai stare in silenzio di fronte alle ingiustizie.

 

 

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