La fiaba come “opera d’arte”

La fiaba come “opera d’arte”

10 Giugno 2019 Off Di Debora Zucca

Un grande psicoanalista Bruno Bettelhime (Vienna 1903- Silver Spring, Maryland 1990), nel suo libro “Il mondo incantato”, parla delle fiabe come forme d’arte uniche, capaci di evocare significati vicini ai bambini, tali da aiutarli nel loro percorso di crescita. Infatti aspetto che noi adulti sottovalutiamo è la grande importanza delle fiabe per lo sviluppo e la formazione della personalità del bambino. Personalmente sono cresciuta a pane e fiabe, proprio per questo, ora che sono adulta, riconosco quanto tutti questi meravigliosi personaggi delle fiabe, mi hanno accompagnato, aiutato, confortato e reso forte innanzi alle dure prove della vita. Le fiabe non sono solo compagni di lettura, ma strumenti che apportano contributi psicologici grandi e positivi alla crescita interiore del bambino. Sono uniche come forma letteraria, comprensibili, coinvolgenti; proviamo piacere quando ci lasciamo coinvolgere da esse e l’incanto che proviamo e dato proprio dall’essere delle opere d’arte. Ma oltre a Bettelhime un altro grande artista che con la sua letteratura fantastica apporta immensi contributi allo sviluppo della fantasia e creatività è Gianni Rodari (1920 -1980).

A lui si deve dapprima il “Quaderno della fantastica”, modalità e trucchi che egli scopriva per mettere in movimento parole ed immagini, in seguito il “Manuale per inventare favole”. Ma il culmine di questa sua ricerca è “La grammatica della fantasia”, dove l’assurdo e l’irreale fanno da padroni. Un viaggio nei modi più impensabili per costruire storie, racconti nuovi e moderni, così tanto cari ai bambini. E non solo: perché dall’età di 13 anni, questo libro è diventato un mio compagno di lettura e vita, mi ha aperto la mente e permesso di iniziare a scrivere. Che cosa? Storie , naturalmente.

Abbiamo ancora tante cose da imparare e scoprire sulle fiabe, e proprio storie e fiabe sono quelle che ci permetteranno di farci conoscere qualcosa di noi che ancora non sappiamo. Chi è cresciuto con le fiabe ha un’anima differente, per cui, genitori, educatori, zii, nonni, leggete le fiabe insieme ai vostri figli, bambini, nipoti; lasciatevi trascinare da questo incanto, e per iniziare vi lascio la mia prima storia: “Ode alla cavalletta”

Ode alla cavalletta

Nel parco di una grande città tra le grandi piante e tantissimi fiori va saltellando una piccola cavalletta, si chiama Giulietta. E’ tutta verde e gialla, con le zampine marroni e le antenne nere.

Chissà perché quando lei spicca un salto, vede sempre qualcuno scappare o urlare.

Ma che male faccio a saltellare? Si disse tra se e sé.

Potrei soltanto volare?

Ma alle cavallette la natura ha dato il dono del salto.

E allora cosa fare?

Provare ad abbaiare e correre?

Oppure miagolare?

Non c’è possibilità per lei di cambiare.

Vabbé pensa tra se, dovrò arrendermi e restare la fobia delle mamme!

Ma ciò che la consola e che i bambini curiosi, si avvicinano a lei, e lei per paura delle loro prese salta!

Che brutto destino essere una cavalletta!!

Quando una volta le famiglie erano numerose loro volavano a stormi e anche in quel caso, ecco che arrivava un insetticida a sterminarle!

Dovremmo anche noi pur mangiare, pensava.

Ma non è così semplice da far capire.

Ma se al mondo stiamo una ragione ci sarà! Tra tutti gli animali e in particolare gli insetti ortotteri, noi siamo denominate anche locuste. Forse se ci chiamassero così nessuno si spaventerebbe.

Ma provate a sentire: c’è una cavalletta!!! Ecco un fuggi fuggi generale e io che non cerco nessuno sto li indisturbata e mezzo offesa!

Una volta durante un salto, non so come mi sono ritrovata intricata in una treccia di capelli. Dovevate sentire! E io ? Figuriamoci, mi hanno strattonato talmente tanto che ho rotto una zampa. E ora il mio salto è dimezzato.

Se posso vorrei concludere questa mia presentazione avvisando che sono innocua: non mordo, non graffio, non aggredisco. Ho una paura matta di voi persone, per cui quando mi vedete saltare non urlate come se aveste visto King Kong!

Mandatemi via, ma lasciatemi vivere perché non faccio niente di male.

Mi chiamo Giulietta e sono una semplice cavalletta.

Maria Debora Zucca

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