SINOSSI SAGGIO “PAROLE AVANTI” DI’ CLAUDIA SARRITZU

SINOSSI SAGGIO “PAROLE AVANTI” DI’ CLAUDIA SARRITZU

19 Luglio 2019 Off Di Mariazzurra Lai

Parole avanti” prende in esame gli argomenti della discriminazione e della violenza di genere attraverso lo sguardo di chi fa informazione in Italia. Esamina le parole dei media, ma anche quelle ricche di preconcetti e che usiamo nella nostra quotidianità. Le parole sono le vere protagoniste di questo libro, che cerca di spiegare la necessità di un nuovo femminismo. Quello che sgorga come un sentimento, che non ha bisogno di lotte e braccia armate, ma di un contagio benevolo sull’onda energia positiva. Dalla donna sarda a quella siriana, dal maschilismo italiano a quello brasiliano, dalle lotte dei movimenti femministi occidentali fino alle combattenti curde. “Parole Avanti” tesse la trama di una rivoluzione in atto che nessun maschilismo potrà più fermare. Pubblicato da Palabanda Edizioni, casa editrice fondata da Donne e che a tante donne ha già dato voce, in qualità di autrici o di protagoniste di preziosi romanzi e saggi. 


NOTE SULL’AUTRICE CLAUDIA SARRITZU

Nata a Cagliari nel 1986. Ha frequentato il liceo classico Dettori e contemporaneamente all’inizio degli studi in Giurisprudenza ha cominciato a collaborare con Radio Press diretta da Vito Biolchini, facendo parte della redazione del Giornale radio e come inviata di altri programmi di informazione. Successivamente è passata a Radio Golfo degli Angeli diventando autrice e conduttrice di due programmi: Tutti giù per terra (sul tema della disoccupazione in Sardegna) e Punto e a Capo (Interviste politiche). Ha collaborato con il mensile di approfondimento economico SardiNews diretto da Giacomo Mameli. Ha lavorato per Sardegna24 diretto da Giovanni Maria Bellu e confezionato servizi video per L’Espresso. Ha fatto parte della redazione del famoso blog “L’Isola dei cassintegrati”, fondato da un gruppo di ragazzi dopo la protesta dei lavoratori Vinyls all’Asinara. Dopo questa esperienza ha pubblicato per la Ethos edizioni il libro “La Sardegna è un’altra cosa”, viaggio giornalistico nell’isola della crisi economica che ha presentato al Salone del Libro di Torino. Ha vinto il Premio letterario Città di Cagliari con un romanzo inedito. Sette anni fa è entrata a far parte delle syndication di Globalist, prima coordinando il sito locale Cagliari.globalist poi passando alla redazione centrale dove si occupa oggi di politica nazionale e internazionale. Collabora con Il Giornale dello spettacolo, storica testata culturale diretta dal regista e sceneggiatore, Marco Spagnoli. Collabora anche con la rivista lussemburghese PassaParola Magazine in lingua francese trattando il tema della violenza sulle donne. Lo scorso novembre, dopo anni di studio sull’argomento, ha pubblicato un saggio sul linguaggio di genere e la corretta narrazione della violenza “Parole avanti, femminismo del terzo millennio” con Palabanda edizioni. Maschilista e femminista: parole simili, concetti distanti. Linguisticamente e storicamente non hanno significati speculari e analoghi. Puoi spiegarci meglio cosa si intende per maschilismo e cosa non è il femminismo? Il mio saggio uscito per Palabanda edizioni, “Parole avanti” esiste perché vorrei che passasse un concetto per me essenziale e che vorrei fosse chiaro ai giovani, maschi e femmine, ma anche ai più anziani. Il femminismo non è il contrario di maschilismo. Femminismo è una parola bellissima. Come afferma la Treccani: auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna attraverso la liberazione sessuale e l’abolizione dei ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne. Mentre maschilismo, sempre dal Treccani, è un termine, coniato sul modello di femminismo, usato per indicare polemicamente l’adesione a quei comportamenti e atteggiamenti personali, sociali, culturali con cui i maschi in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di una propria superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico, etc. e intenderebbero così giustificare la posizione di privilegio da loro occupata nella società e nella storia. In sostanza femminismo non vuole privare nessun essere umano dei propri diritti, non auspica a una società sbilanciata verso il genere femminile. È un movimento progressista che lotta per la parità tra i generi, la libertà sessuale e il rispetto del corpo della donna, per i diritti di tutti quindi e non solo di una parte. Perché una popolazione femminile realizzata rende migliore anche la vita degli uomini. Il maschilismo invece non è un movimento sociale, non ha fondamenta storiche e non è legato a nessuna ben identificata esigenza da parte dell’essere umano. Il maschilismo è un atteggiamento presente in contesti sociali e privati che si traducono nella convinzione che gli uomini siano superiori alle donne. I principi sbagliati su cui si poggia questa tesi sono di carattere biologico, intellettuale, sociale e politico. Il primo è democratico, il secondo è tirannico. L’accezione negativa alla parola femminista è stata promossa in questo secolo e nello scorso da maschilisti e maschiliste. Il femminismo dunque si batte per la libertà di tutti. Il maschilismo per la supremazia di un genere sull’altro. Mentre l’indifferenza lascia tutto come è.

Essere femminista non è solo un concetto ma uno stato interiore bellissimo, un diritto e un dovere che gode di luce propria, per vivere in un mondo migliore. Secondo te, si ha paura di dichiararsi “femminista”? Sì, molte donne ne hanno paura. E non solo le donne che provengono da una cultura di destra. Molte anche di sinistra. Gli “ismi” in effetti marchiano sempre concetti negativi. Ma la parola femminismo nasce quasi 50 anni fa come provocazione. In verità come spiegato sopra ha un significato positivo. Io sto cercando di far comprendere questo alle nuove generazioni. E nel mio piccolo ci sto riuscendo.

Esiste la necessità di “nuovo Femminismo”. Cosa si intende? Come si distinguerebbe dal “vecchio Femminismo”? Il femminismo di oggi non è quello di ieri, ha da intraprendere battaglie diverse con strumenti diversi. E soprattutto deve compiere più di prima questa rivoluzione insieme ai maschi. Cosa intendo? Il maltrattante in più di prima questa rivoluzione insieme ai maschi. Cosa intendo? Il maltrattante in carcere non deve solo pagare ma deve fare un percorso di recupero e reinserimento nella società. Se stupri o picchi una donna, dopo cinque anni massimo sei fuori e, se non è previsto nelle carceri una figura specializzata che si preoccupa della tua rieducazione, tornerai a reiterare il reato e a rovinare la vita di altre donne. C’è un femminismo che non contempla il ruolo dell’uomo nella nostra emancipazione. Io invece credo che ci libereremo della cultura maschilista quando convinceremo i maschi che la nostra libertà non è una minaccia per loro. Bisogna prendere per mano le nostre figlie ma anche i nostri figli in questo lungo e faticoso percorso, se no creeremo l’effetto che ho raccontato sopra e cioè ragazzi che si sentono attaccati in quanto uomini e che odieranno ancora di più le donne in quanto donne. Ma mentre prendiamo questa nuova via dobbiamo anche essere sentinelle attente dei diritti acquisiti, perché in questi ultimi anni stiamo assistendo all’elezione di politici che hanno il coraggio di rimettere in discussione addirittura l’aborto e non solo in Italia, in tutto il mondo, l’avanzata delle destre estreme porta a una regressione dei diritti delle donne. A noi ragazze quindi non è concesso dare per scontato nulla. Noi dobbiamo vigilare. Sempre. Il femminismo di oggi deve passare per un lavoro scrupoloso del linguaggio che poi è il mio lavoro. Attraverso la parola che è la forma che diamo ai pensieri possiamo cambiare davvero il mondo. Qualunque rivoluzione partorisce nuove idee che vengono espresse attraverso nuove parole e non può chiamarsi rivoluzione se non cambia profondamente in meglio la vita del genere femminile.

Per appianare le differenze ed educare le persone sarebbe importante lavorare con i giovani, con le ragazze e i ragazzi fin dai tempi della scuola per incoraggiare un’interazione più sana e paritaria. Cosa ne pensi a riguardo? Io vado nelle scuole. Quindi sono d’accordissimo con te. Bisogna lavorare con i ragazzi e lavorare sulla cultura che forma la mentalità di un popolo. Non è facile. A volte alle superiori trovi già ragazze e ragazzi contaminati da patriarcato e sessismo, ma non bisogna arrendersi e continuare a parlare con i giovani sempre.

L’oppressione delle donne svolge un ruolo fondamentale per il capitalismo su diversi piani? Ovvio, c’è un intero capitolo che dedico alla violenza economica che subiamo. Dai salari ridotti rispetto agli uomini al fatto che guadagnando meno siamo noi quelle che rinunciamo all’impiego quando mettiamo al mondo un figlio o nei casi più marcati di patriarcato soprattutto nelle regioni del Sud noi donne siamo ancora relegate ai ruoli di cura in famiglia e al lavoro domestico. Il capitalismo si regge sul maschilismo.

Parole Avanti”, è il titolo che hai scelto per il tuo libro. Il tuo interesse nei confronti della teoria femminista è nato dalla tua esperienza concreta? Cosa ti ha spinto a scriverlo? Sì, nasce dalla mia esperienza concreta con la scrittura, il mondo delle parole appunto e del giornalismo. Mi sono resa conto di quanto sia importante ed essenziale modificare il linguaggio e lavorare su una corretta narrazione della violenza. Noi giornalisti abbiamo una enorme responsabilità. Dobbiamo ripulire i nostri articoli, le nostre interviste dalle parole che umiliano il nostro genere. Troppi titoli che giustificano il carnefice e fanno intendere che nei casi di stupro è la donna a essersela cercata. Ora basta. Facciamo un lavoro intellettuale. Ragioniamo prima di scrivere o di parlare.


• Femminicidio: una strage che non si ferma quella consumata sulla vita delle donne in Italia. Nel tuo libro affronti questa cruda realtà, questo male endemico al quale non bisogna abituarsi mai ma lo fai anche in chiave critica, interrogativa contro il sistema, i media. Mi riferisco a quelli che distingui, Crimini di serie A e di serie B. Il corpo delle donne è davvero diventato terreno di scontro politico? Esatto ci sono i femminicidi di serie B perché l’assassino è bianco e italiano. Nel febbraio del 2018 due giovanissime donne sono state massacrate e uccise a distanza di pochi giorni, una si chiamava Pamela Mastropietro l’altra Jessica Valentina Faoro. La prima è stata secondo le indagini uccisa da un ragazzo nigeriano, la seconda da un tranviere italiano. La narrazione è stata molto differente. Purtroppo la politica usa i nostri corpi per fare propaganda. Vengono condannati solo gli atti di violenza che “convengono” al leader politico di turno. Basta osservare la pagina twitter del ministro Salvini, trovano spazio solo femminicidi e stupri compiuti da immigrati, le donne violate da uomini bianchi non hanno la sua attenzione.

Nel libro, si evince la tua intenzione già da prima di scriverlo. Parlaci , dalla tua prospettiva in che momento storico, sociale e di sottocultura nasce il libro. L’ho scritto in questo momento della mia vita e non in un altro, non per caso. Mi sono resa conto che la donna rischia di perdere diritti e dignità in tutto il mondo occidentale da Trump a Orban e anche in Italia (pensiamo al decreto Pillon). Ma anche perché proprio in questo momento storico dall’avvento di Se non ora quando a oggi con Non una di meno c’è fermento e voglia di reagire e batterci per il nostro genere. Credo che leggerlo sia di grande aiuto per tutte le generazioni e anche per gli uomini.

Se dovessi descrivere in poche righe di cosa tratta, Parole avanti, come lo designeresti? E’ un libro sul linguaggio che deve restituirci la nostra identità e la nostra dignità di persone e non di oggetti ma è anche un libro sui tanti femminismi che oggi nel mondo si battono, dalle donne curde a quelle brasiliane contro Bolsonaro. 


Di: Mariazzurra Lai

In Foto l’autrice del libro

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