ICHNUSA: Storia di un rebranding andato bene

ICHNUSA: Storia di un rebranding andato bene

17 Agosto 2019 Off Di Andrea Doro

Se ogni giorno troviamo selfie e foto su Instagram che ritraggono le bottiglie Ichnusa possiamo affermare che il rebranding e la linea di posizionamento perseguita dall’azienda negli ultimi anni, sta dando i suoi frutti. Se pensiamo che da sempre, a livello percettivo, Ichnusa è una birra di qualità medio-bassa, con un prezzo decisamente abbordabile e oggi, con la neo sorellina“non filtrata”, fa a gara con le birre che da sempre hanno avuto maggior spessore, significa che il lavoro per differenziarsi sta funzionando.

La cosiddetta “birra dei muratori” (come la chiamavano un tempo) è diventata grande. E’ adulta, frequenta luoghi molto diversi e si sta trasformando nella “birra dei fighetti”.

Riposizionare un Brand è un’operazione molto complessa nel Marketing Strategico. Si tratta di studiare e toccare alcune leve facendo percepire un certo prodotto, in un modo completamente opposto.

Il recente Spot Ichnusa ha riscontrato un successo enorme. Spot firmato dall’agenzia Leo Burnett.

In questi ultimi anni l’azienda ha anche avviato un processo per la modifica del packaging e ha fatto progettare una linea grafica speciale.

L’esclusività di Ichnusa Non Filtrata è sottolineata anche dalla sua bottiglia: una forma unica che esprime la storia del marchio, lo spirito selvaggio e puro della sua terra di origine. Un nuovo logo con un forte richiamo al “claim” dell’anima sarda, avvolto dal rosso, simbolo di questa terra.

 

Come nasce lo stabilimento? Cenni di storia..

Il primo stabilimento di Birra Ichnusa è fondato a Cagliari nel 1912 da Amsicora Capra, in uno stabile costruito il medesimo anno tra Via Marche, Via Romagna e Via Bacaredda.

Per essere precisi, ad oggi ci sono delle controversie circa il nome del vero pioniere. Alcune fonti attribuiscono il merito a Giovanni Giorgetti, che avrebbe fondato la “Birraria Ichnusa” nel 1912, per passarla nelle mani di Amsicora Capra e della sua società Vinalcool. Altri, invece, attribuiscono direttamente ad Amsicora Capra l’apertura del birrificio sardo, sempre nel 1912. 

Ichnusa prende il nome da un’antica denominazione di origine greca dell’isola (Ἰχνοῦσσα, Ichnôussa o Icnussa).

A seguito di questo successo, negli anni 60 si provvede a costruire una nuovo stabilimento ad Assemini che diventa il primo in Italia, a utilizzare serbatoi di fermentazione cilindro-conici verticali. Nei primi anni 80 la produzione aumenta notevolmente, forte degli aumenti dei consumi di birra del tempo. Questo fatto attira l’attenzione di vari colossi che come mosche al richiamo della carne bruciata, giungono nell’isola per tentare l’offerta. La spunterà Heineken nel 1986 acquisendo marchio e stabilimento,

La Sardegna non smette mai di stupire e questi ultimi anni ha fatto registrare numeri da record. Infatti si bevono in media 60 litri di birra all’anno a persona, il doppio di quanta ne viene consumata in Italia.

Tuttavia non bisogna poter contare esclusivamente sul mercato interno, ad ogni modo a rischio. Per questo Heineken attraverso importanti investimenti comunicativi e pubblicitari, continua la sua scalata per portare i propri prodotti in ottica export.

Oggi Ichnusa non è più una birra. Ichnusa rappresenta la Sardegna, la sua natura selvaggia, i suoi richiami e la sua anima. E i sardi dovrebbero esserne orgogliosi.

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