DA TOLKIEN A GEORGE MARTIN

DA TOLKIEN A GEORGE MARTIN

27 Giugno 2019 Off Di Luca Biggio

IL FASCINO DEL MEDIOEVO NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA

 

«Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto».

Ogni lettrice e lettore più o meno “navigato” avrà di certo riconosciuto l’immortale proemio in ottave dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto (1516), opera che riprende la tradizione del ciclo carolingio e bretone di materia medievale, una delle meglio compiute rappresentazioni della poetica amorosa e cavalleresca di tutti i tempi.

Partiamo dunque da questo breve incipit. Proviamo adesso ad aggiungere alla nostra storia qualche “ingrediente” in più: al classico intreccio delle vicende dei diversi personaggi, dell’uso dell’entrelacement e degli intrighi politici, economici e religiosi delle classi al potere, mescoliamo anche immaginari continenti sempre in guerra, mitiche creature quali nani, bianchi stregoni, elfi, sacerdotesse rosse, un esercito di eunuchi combattenti, miti, leggende, animali e creature fantastiche; amalgamiamo a questi elementi anche fratelli e sorelle incestuosi e spergiuri, una regina dei draghi legittima erede al trono di Sette Regni, un mondo minacciato dall’arrivo di un inverno diverso dai precedenti, che risveglia creature leggendarie dimenticate e fa emergere forze oscure e magiche, e – perché no – un guerriero zombie
riportato in vita da un pazzo ‘maestro di scienza’ che tanto ricorda il moderno Prometeo nato dalla geniale penna dell’autrice britannica Mary Shelley.
Aggiungiamo poi il grande contributo del cinema, degli effetti speciali, dei complicati e costosi marchingegni made by Hollywood, dei media e della comunicazione social della nostra epoca et voilà! Avremo ottenuto uno strabiliante compendio dell’immaginario culturale collettivo dell’intero pianeta. Il genere fantasy, sviluppatosi tra il XIX ed il XX secolo, è un filone narrativo nel quale rientrano quelle storie di letteratura fantastica dove nulla è spiegato in maniera scientifica. I caratteri dominanti si ritrovano nell’uso del mito, del soprannaturale, dell’immaginazione, dell’allegoria, della metafora, del simbolo e del surreale. Ed è proprio questo genere ad aver riportato in auge il fascino dell’epoca medievale, grazie al fondamentale contributo di pioneri come John R.R. Tolkien, autore della saga del Signore degli anelli, C. S. Lewis, la penna che firmò Le Cronache di Narnia, e, nella più recente modernità, George R.R. Martin, autore de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, pubblicata in Italia da Mondadori e tra le più popolari mitologie letterarie degli ultimi anni.
Quest’ultima raccolta letteraria, grazie anche alla trasposizione televisiva targata HBO (dall’11 Novembre 2011 al 19 Maggio 2019) che ne ha fatto una delle serie TV più attese di sempre, Il Trono di Spade (Game of Thrones), ha prodotto numeri impressionanti nel nostro pianeta: circa 60 milioni di copie vendute e più di 30 milioni di telespettatori in 175 diversi paesi nel mondo; la serie TV ha vinto anche 47 Premi Emmy su 128 nomination totali, diventando la serie televisiva di prima serata più riconosciuta dall’Academy of Television Arts & Sciences. In un recente intervista rilasciata al New York Times, Martin ha affermato: «Quando iniziai, nel 1994, volevo scrivere una trilogia e i diritti furono venduti
come una tali. Ma, come scrive Tolkien a proposito del Signore degli Anelli, “la storia è cresciuta mentre la narravo”».
Ciò che più incuriosisce noi lettori e spettatori si trova forse nella possibilità di rintracciare una sorta di continuità di interesse nei confronti del medioevo per l’ immaginario di massa e per l’ industria culturale moderna. Il Medioevo è un periodo che ci ossessiona ed affascina così tanto da non vederci mai stanchi di raccontarlo nuovamente in forme e formati diversi; ci permette dunque queste rappresentazioni, perché lo vediamo come il periodo storico in cui è assente lo stato moderno e quindi un’organizzazione centralizzata del potere. Forse l’ossessione per lo storytelling medievale potrebbe rappresentare, oggigiorno, una sorta di palestra di allenamento all’ immaginario politico in cui noi mettiamo alla prova i nostri più estremi desideri politici, nel caso di un medioevo utopico, e le nostre più estreme paure, nel
caso di un medioevo distopico.

Di una cosa siamo certi… oppure no?
Beh, in qualsivoglia caso.. valar morghulis.

 

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