Atzara conquista il visitatore con le sue preziose meraviglie

Atzara conquista il visitatore con le sue preziose meraviglie

13 Novembre 2019 Off Di sardegnasocieta

Paese della luce e dei colori che ispirarono i pittori costumbristi spagnoli nel primo Novecento, Atzara conquista il visitatore con le sue preziose meraviglie.

Dalla via principale si diramano le contorte stradine dei quartieri più antichi del centro storico. In un labirinto di vicoli si scoprono piccoli gioielli del passato: case d’epoca medievale, costruite in granito e trachite, con porte e finestre arricchite da cornici di tradizione sardo-ispanica, alcune delle quali conservano i rilievi in stile tardo gotico, opera dei bravi artigiani locali che scolpivano la pietra chiamati picapedres.

Tra morbide colline lo sguardo si perde sulle colorate distese di vigne che caratterizzano il paesaggio intorno al paese di Atzara.

Il centro era già famoso nell’Ottocento per la qualità e l’abbondanza della sua produzione vinicola con cui riforniva molte aree dell’Isola. Le varietà d’uva maggiormente coltivate sono il Bovale sardo (o Muristellu), Monica e diverse tipologie del Cannonau da cui si crea il rinomato vino Mandrolisai. Atzara è, infatti, compresa nell’elenco dei comuni previsti dal disciplinare per il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata “Mandrolisai” riservata ai vini rosso e rosato. Le qualità del vino sono originate dalla particolarità delle caratteristiche dei suoli collinari acidi, su graniti e porfidi, dal clima e dalla buona esposizione al sole.

Ai vigneti si alternano i campi coltivati e gli alberi da frutto circondati da una fitta boscaglia di roverelle e quercie che ricopre la montagna Sa costa. Percorrendo gli affascinanti sentieri disseminati tra le campagne si incontrano maestosi esemplari di castagni, noccioli e noci che forniscono gli ingredienti base per la realizzazione dei dolci tipici.

Tutt’intorno peonie, ginestre, timo e digitale donano i colori e i profumi inconfondibili della macchia mediterranea. Il paesaggio è impreziosito dai ruscelli e dalle numerose fonti tra cui si segnala quella di Laonisa,  da cui si scorge un bel panorama; in questa località sorgeva l’antico villaggio di Leonissa scomparso nel XV secolo di cui rimane traccia nell’antica chiesa di Santa Maria Bambina.

A sud il rio Araxisi, che forma un confine naturale con Meana Sardo, si arricchisce dai corsi d’acqua locali per poi proseguire il suo percorso fino al Tirso. Lungo le sue sponde si possono incontrare le anatre selvatiche e gli aironi cenerini.

Numerose specie animali popolano il territorio: la fauna locale comprende cinghiali, volpi, donnole, conigli, lepri, euprotto sardo e qualche esemplare di daino selvatico e muflone mentre i cieli ospitano l’astore, la poiana, lo sparviero, il falco pellegrino e l’aquila reale.

Nella piazza dedicata al grande pittore spagnolo Antonio Ortiz Echagüe si affaccia il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea a lui intitolato. L’artista fu uno dei numerosi maestri d’arte, internazionale e sarda, che si stabilirono nel centro attratti dagli splendidi abiti tradizionali e dalle manifestazioni popolari. La collezione museale custodisce un’ampia varietà di opere che documentano le diverse tendenze artistiche del XX secolo.

Numerose testimonianze archeologiche attestano la presenza dei popoli che abitarono queste terre. A sud-est dell’abitato, ai piedi della collina di Corongiu Senes, sono visitabili le domus de janas, risalenti all’età dei primi metalli, e i resti del vicino nuraghe.

Tra i siti più interessanti si segnala il nuraghe di Abbagadda che conserva ben 6 metri d’altezza della torre principale e i resti del villaggio circostante. I suoi antichi abitanti furono sepolti nella vicina tomba dei giganti di cui è ancora visibile la camera funeraria.

 

 

 

di Autunno in Barbagia

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