UBUNTU, QUESTO SCONOSCIUTO: Sette motivi per passare all’ Open Source

UBUNTU, QUESTO SCONOSCIUTO: Sette motivi per passare all’ Open Source

13 Agosto 2019 Off Di Nicola Adamu

Già nelle puntate passate ho accennato alla realtà del fenomeno Open source, che con il passare del tempo sta diventando un’alternativa sempre più credibile a quelle rappresentate dai colossi Microsoft e Apple.

Le due grandi multinazionali statunitensi, tuttavia, non sono – o perlomeno non sono più – esclusivamente quei ‘mostri’ commerciali in netta contrapposizione con la gratuità della proprietà intellettuale prevista dalle cosiddette licenze a codice aperto, ma da qualche anno hanno scelto di sviluppare all’interno della loro colossale attività delle branchie che contribuiscono alla nascita di progetti sulla stessa falsariga. 


Volendo banalizzare un po’ i motivi che possono aver spinto i due giganti dell’informatica a cambiare opinione sulla realtà Open Source, si può affermare che la posizione sempre più rilevante acquisita da quest’ultima non poteva più essere combattuta ma al contrario doveva essere incentivata, pena il rischio di non stare al passo con i tempi. 
Nel campo dell’informatica, spesso l’Open Source richiama un’associazione di idee piuttosto diretta con i sistemi operativi e gli applicativi Linux-based. Da sempre stimatissimo dagli esperti del settore per la propria capacità di garantire una totale flessibilità e fruibilità del dispositivo informatico, il mondo Linux sta ormai sviluppando quegli strumenti necessari per entrare nelle case dell’utilizzatore medio che limita la propria attività sul PC alla navigazione su internet, alla consultazione della posta e all’acquisizione e visualizzazione di contenuti multimediali.


Tralasciando tutte quelle che sono le possibili – e numerosissime – varianti previste dei sistemi operativi di matrice Linux, in questo articolo mi concentrerò su quello che è, a tutti gli effetti, l’antagonista per eccellenza di Windows in particolare: parlo di Ubuntu, storico sistema operativo che prende il proprio nome dalla lingua zulu e significa ‘umanità verso gli altri’. 
Una volta più ostico per l’utilizzatore medio a causa dell’oggettiva difficoltà nel reperire e nell’installare dei programmi pronti all’uso come poteva avvenire per Windows, Ubuntu è man mano cresciuto sino a integrare, nel proprio pacchetto, tutta quella serie di funzionalità indispensabili per avere una gradevole esperienza d’uso su un PC. Vediamo di seguito quali sarebbero i vantaggi per un utente che volesse decidere, dall’oggi al domani, di abbandonare Windows per passare, appunto, a Ubuntu.


Gratuità

Il concetto è già stato ribadito a più riprese: l’Open Source è completamente gratuito. Le immagini ISO per l’installazione del sistema operativo sono liberamente scaricabili e disponibili sul sito web dedicato alla piattaforma. 
Semplicità di installazione della piattaforma/possibilità di provarlo prima di installarlo. Una volta creato il supporto (che può essere un CD o una penna USB) e avviata l’installazione, viene immediatamente fornita la possibilità di scelta tra un’installazione diretta del sistema operativo oppure una sua sessione prova, che al proprio termine non lascia tracce sul PC. Quest’ultima opzione si rivela spesso molto utile quando un PC su cui è installato Windows presenta problemi all’avvio e si desidera effettuare un recupero dati. 
Programmi fondamentali preinstallati. La versione 10 di Windows ha leggermente invertito la tendenza, ma chi è rimasto affezionato al vecchio Windows 7 (e sono ancora in tanti) e procede a una sua reinstallazione da zero, si vede ogni volta costretto a compiere una consistente serie di installazioni di driver e software per poter avere un PC pienamente performante. Ubuntu non solo riconosce automaticamente tutte le periferiche, ma integra – tra le altre cose – la suite OpenOffice che è in grado di svolgere quasi totalmente le stesse funzioni dell’omologa suite a pagamento di casa Microsoft.


Semplicità nella ricerca e nell’installazione di nuovi software

 In passato questa era una delle ‘pecche’ del mondo Linux, ma l’introduzione di un app store sulla falsariga di quelli presenti nei cellulari Android o negli iPhone ha notevolmente semplificato le cose. Si ricerca il programma, si installa e si attende che termini il processo: tutto qui!

Aggiornamenti costanti e poco invasivi

Il sistema operativo avvisa continuamente dell’eventuale presenza di nuovi aggiornamenti, che possono essere installati in background. Il comportamento apparentemente è simile a quello di Windows, viste l’opportunità di far procedere l’installazione in secondo piano mentre si lavora e la necessità di riavviare il PC a operazioni concluse. Tuttavia, un altro punto a vantaggio di Ubuntu è che non sono necessarie ulteriori operazioni da parte degli aggiornamenti dopo il riavvio della macchina. Non solo: Ubuntu rilascia una nuova versione ogni sei mesi, ad aprile e ottobre. La versione attuale è infatti la 19.04, composta come si può notare dall’anno e dal mese in formato numerico in cui è stato effettuato il rilascio; quando a ottobre sarà possibile passare alla 19.10, sarà il sistema operativo stesso a effettuare l’aggiornamento in automatico. 


Forte adattabilità all’hardware su cui è installato

Per comprendere appieno questo punto bisogna avere forse delle conoscenze leggermente superiori rispetto a quelle dell’utente medio, ma il suo senso è potenzialmente interessante per chiunque. Ipotizziamo che abbiate lavorato con Ubuntu per un anno senza fare dei backup sul migliore dei vostri portatili, ancora discretamente performante ma con la garanzia ormai scaduta; per un colpo di sfortuna, la scheda madre del notebook cede di schianto lasciandovi nel panico. Ubuntu vi viene in soccorso in quanto, smontando l’hard disk dal PC danneggiato (generalmente, è un’operazione delle meno complesse tra quelle legate all’hardware di un computer portatile, non a caso sono reperibili parecchi tutorial in merito su Internet) e montandolo sul vecchio PC che avevate accantonato per far spazio al più recente, potete riprendere a lavorare come se niente fosse, escluse le ovvie limitazioni di performance che una macchina più datata può avere rispetto a una più recente. Anche questa è una miglioria decisamente rilevante rispetto a precedenti versioni di Ubuntu che erano vincolate al modello e al produttore di scheda madre e processore presenti all’interno del computer. 


Sicurezza

Per spiegare questo punto, riporto pari pari quanto spiegato in maniera esemplare nella wiki di Ubuntu.it. Un software libero/open source, e quindi GNU/Linux, ha la caratteristica di avere il codice sorgente liberamente consultabile e modificabile. Questo apparentemente potrebbe rendere meno sicuro il sistema. In teoria, se tutti conoscono il codice sorgente, chiunque può scoprirne le vulnerabilità e quindi sfruttarle con fini fraudolenti. Nella pratica, però, si realizza l’esatto opposto: proprio perché tutti possono scoprire facilmente le vulnerabilità, esse possono venire tempestivamente corrette. Molte vulnerabilità vengono infatti corrette ancora prima che possano essere sfruttate a danno del sistema. In pratica, nessuno programma virus o malware per Ubuntu perché la cosa sarebbe completamente priva di senso!

 

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