RC Professionale, obbligo legislativo e sicurezza del professionista

RC Professionale, obbligo legislativo e sicurezza del professionista

11 Giugno 2019 Off Di Sofia Perinu

Dall’ Agosto 2013 è entrata in vigore la legge che prevede “a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale” [Art. 3 comma 5 DL 138/11].

Ciò significa che ogni professionista iscritto ad un Albo Professionale ha il dovere e l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa per tutelare i propri beni e la propria persona oltre che il cliente che si avvale del suo lavoro.

La legge non stabilisce un tetto minimo di copertura, ma il professionista, seguito dal suo consulente assicurativo, può valutare in base alle proprie esigenze, un’adeguata copertura assicurativa atta a far fronte ad eventuali imprevisti derivanti da errori in campo lavorativo.

 

Ma per tutte quelle categorie di persone che sono a contatto con dati sensibili o possono provocare danni alla persona, scatta l’obbligo?

La legge attualmente non impone obblighi per certe professioni che comunque sono a rischio (anche medio alto), vedi ad esempio consulenti informatici o tatuatori, la polizza a copertura degli eventuali danni esiste, ma sta nella capacità del singolo riconoscere che anche la persona più attenta nel suo lavoro può commettere un errore che potrebbe intaccare il proprio patrimonio.

 

L’obbligo è per tutte le categorie iscritte ad un albo professionale?

No, la sola iscrizione all’albo non impone al professionista la stipula di un contratto di Responsabilità civile professionale. La legge richiede la copertura unicamente a coloro che svolgano la libera professione, ovvero che abbiano ricevuto un contratto diretto dal cliente. Nel caso in cui, anche se iscritto all’Albo professionale, il lavoratore svolge le sue mansioni solo come dipendente o collaboratore, i suoi eventuali errori sono coperti dalla polizza professionale dal datore di lavoro, (la maggior parte dei contratti infatti prevedono la copertura anche per i collaboratori diretti).

Tante persone dal momento che pagano un servizio, richiedono il massimo dal professionista, che purtroppo come tutti noi può sbagliare, ma quando l’errore non è risolvibile con delle semplici “scuse” il cliente insoddisfatto aprirà una controversia anche legale.

Tutti i professionisti sono esposti a dei rischi: un ingegnere può andar in contro ad un errore con delle misure di progettazione, il commercialista può dimenticare o sbagliare una dichiarazione, un medico può effettuare un intervento che potrebbe aver esito diverso da quanto prospettato al paziente, così come un amministratore di condominio ripartisce in maniera errata le spese, ecc.

La polizza oltre la copertura per responsabilità civile, deve coprire quella penale, amministrativa e disciplinare.

La responsabilità civile copre l’assicurato in caso di inadempienza, negligenza, imprudenza e imperizia, colpa lieve e in linea di massima le polizze professionali coprono anche la colpa grave.

Se invece il professionista è a conoscenza del possibile illecito ma compie comunque l’azione, si tratta di azione con dolo e in questo caso le compagnie di assicurazione non prevedono copertura.

A seconda dell’attività svolta dal professionista che riceve incarichi pubblici, in cui si pronuncia la Corte dei Conti, è indispensabile che l’assicuratore consigli, al momento della proposta di contratto, l’inserimento dell’apposita garanzia relativa alla responsabilità amministrativa.

 

Come valutare la polizza adeguatamente?

Ogni compagnia prima di emettere l’effettivo contratto di assicurazione, somministra al potenziale cliente un questionario per valutare la sua storia e le sue esigenze assicurative.

È fondamentale inserire in polizza un massimale –adeguato, tenendo conto della fascia di categoria delineata dal fatturato, in modo tale da non incorrere in un eventuale danno maggiore del massimale stesso.

Valutare una franchigia non troppo alta in quanto è sempre a carico dell’assicurato (anche se aumentandola potremmo risparmiare sul premio).

Le spese legali, valutare anche una polizza di tutela legale.

  • Garanzia postuma, è indicata al professionista che ha terminato l’attività lavorativa ma può ancora essere soggetto ad eventuali richieste di risarcimento.
  • Retroattività (da un minimo di 2 anni o illimitata) e consente la copertura per tutte le richieste danni, del quale l’assicurato non è a conoscenza al momento della stipula del contratto, relative agli anni passati (anche se precedentemente non assicurati o assicurati con diversa compagnia), ad esempio: ricevendo una richiesta danni relativa ad un errore commesso 3 anni fa, e il contratto che ho attualmente in essere è con una differente compagnia rispetto all’epoca dei fatti, la richiesta danni andrà inoltrata alla compagnia attuale che ha garantito la retroattività.

 

Nel questionario, oltre la scelta delle garanzie citate, il professionista dovrà sempre dichiarare se in precedenza ha causato sinistri e l’ammontare liquidato, se la sua compagnia di provenienza ha disdettato polizza per sinistrosità e se è a conoscenza di eventuali richieste danni. In caso di sinistrosità elevata la compagnia può anche rifiutare di emettere il contratto assicurativo.

Naturalmente più la professione è a rischio, maggiore sarà il costo della polizza.

 

Sarebbe bene valutare sempre i rischi al quale si è esposti, anche nel mondo del lavoro, sia esso un obbligo di legge o solo una tutela del proprio patrimonio.

 

 

di Sofia Perinu 

Impiegata Amministrativa e Consulente Assicurativo

 

 

 

 

 

 

 

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