La Cannizzada: L’arte del tetto in canne in Sardegna

La Cannizzada: L’arte del tetto in canne in Sardegna

3 Ottobre 2019 Off Di Bruno Concas

 

Capita spesso visitando i piccoli centri rurali sardi d’imbattersi in abitazioni che hanno mantenuto le coperture tradizionali con incannucciato, in sardo dette “cannizzada”.

Quando capita non ci rendiamo conto di non star difronte a un semplice tetto ma a una vera e propria lavorazione artigianale della canna e del falasco che è un’arte antichissima in Sardegna, uguale da millenni, parte essenziale della casa campidanese. L’incannucciato è una intelaiatura formata da canne allineate e legate, usata sia come contro soffitto o come struttura lignea delle capanne in falasco.
Nelle case campidanesi “sa cannizzada” si poggia su travi in legno, ricoperta con tegole, la parte dell’incannucciato che dà all’interno della stanza è rivestito con canne schiacciate e intrecciate a mo di tappeto detto “orriu”.
Tale tecnica,era abbastanza diffusa per la sua praticità ed economicità, data la numerosa presenza di canneti nel territorio. La canna palustre veniva raccolta nel periodo compreso tra i primi di gennaio e la fine di febbraio (per evitare che poi seccando diventi da verde a grigia) e stagionata in modo che suoni. La stuoia viene realizzata legando tra loro le canne con filamenti di giunco, in passato, e filo di zinco in epoca moderna. La stuoia cosi’ realizzata ha caratteristiche paragonabili al legno, come questo va tenuto al riparo da umido e parassiti. Rispetto al legno però risulta molto più flessibile permette di “tessere” il tetto sui travicelli (della cosiddetta capriata) adattandolo alle loro curve. Spesso però quello che oggi ci appare e affascina visitando queste case in passato veniva nascosto alla vista da controsoffitti. Questo non solo per caratteristiche prettamente estetiche ma per diversi motivi primo tra tutti le polveri prodotte dalla calce con cui venivano posate i coppi sopra le canne, che può passare tra le fessure. In oltre la realizzazione del contro soffitto ha la caratteristica di creare una intercapedine, utile per isolare il piano sia dal caldo che dal freddo.

Come recuperare e valorizzare queste coperture mantenendone inalterate le loro caratteristiche?
Prima cosa verificare la loro integrità. Tale analisi deve esser svolta da un tecnico qualificato che a vista o con l’ausilio di adeguati strumenti verifica che il tetto non sia in pericolo di crollo, non esistano infiltrazioni e cosa non trascurabile non vi siano presenza di tarme termiti. Se in questi tetti se non vi sono infiltrazioni meteoriche è estremante difficile che si possano presentare ulteriori problemi. È provato che tutti i fenomeni scaturiscono dalla lesione del manto di tegole, si genera una infiltrazione che provoca un deterioramento sia delle canne che della struttura lignea di supporto. Inoltre viene a crearsi un ambiente caldo umido che porta al proliferare di tarme e termiti.
Ipotizzando che non vi siano problemi che ne determinino la loro sostituzione ma solo piccoli interventi di manutenzione vi consiglio alcuni interventi più o meno onerosi:

1) La decisione di mettere la copertura a vista implica che viene a mancare quella intercapedine che protegge la stanza sia dalla caduta di polveri che dagli sbalzi termici. Risulta necessario coibentare la coperture e per far ciò bisogna smontare il manto di tegole posizionare un pannello le cui caratteristiche andranno verificate da un tecnico esperto. Successivamente al disopra
verrà rifatta l’impermeabilizzazione per poi riposizionare le tegole. Questo intervento è sicuramente risolutivo per gli sbalzi di temperatura e per le eventuali cadute delle polveri ma va fatto solo previa verifica dell’ integrità strutturale sia dei legni che dell’incannucciato. È pero sicuramente un intervento dal costo non trascurabile.

2) Un intervento volto solo a un superficiale restauro può essere quello prima di tutto di verificare l’integrità delle tegole, la sostituzione puntuale non è sicuramente un problema. Fatto ciò si può verificare l’incannucciato in modo particolare legatura e canne. Può essere utile effettuare una
stuccatura invisibile con mastice acrilico per evitare o ridurre la caduta di polveri.
Inoltre consiglio sempre di eseguire a cadenza programmata un trattamento antiparassitario.

3) Si possono operare anche piccoli e puntuali sostituzioni di parte della struttura. Ideale è attraverso il recupero di legnami d’epoca che non ne alterino l’aspetto architettonico. Va detto che il legno prevalente dell’epoca per le sue caratteristiche tecniche è quello di ginepro, non è di facile reperimento ma con un po’ di pazienza è possibile trovarne in vendita.

Vorrei aggiungere una mia considerazione personale, queste coperture sono un pezzo della nostra storia, negli ultimi anni grazie a una campagna di sensibilizzazione e riscoperta si stanno preservando ma ne son rimaste veramente poche e sarebbe bello che venissero preservate e recuperate ove possibile. Nel caso in cui la loro compromissione è tale da doverne determinare l’integrale sostituzione. Vi consiglio di operare una sostituzione con tecnica e tecnologia identica per tramandare un pezzo della nostra storia.

 

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