Il “paese dei laureati”, così venne definito Olzai ai primi del Novecento

Il “paese dei laureati”, così venne definito Olzai ai primi del Novecento

14 Novembre 2019 Off Di sardegnasocieta

Il “paese dei laureati”, così venne definito Olzai ai primi del Novecento per la vocazione culturale dei suoi abitanti. Furono proprio i suoi cittadini illustri (tra cui il medico Pietro Meloni Satta, 1840-1922), a contribuire alla conoscenza del centro e dei suoi numerosi patrimoni culturali.

Tra Bronzo Medio e Recente fu eretta l’imponente tomba dei giganti di S’ena de sa vacca chiusa da un enorme lastrone in pietra che per lungo tempo ha identificato il monumento come dolmen. La struttura muraria della camera realizzata a filari e i resti dell’esedra sono tipici delle tombe dei giganti più recenti per cui gli studiosi ritengono che la copertura sia stata aggiunta in un secondo momento forse prelevata da un dolmen vicino.

Non lontano si trova il nuraghe Su Puddu e più a sud quelli di Erchiles, Oritti, sos Pranos e Portoni, mentre avvicinandosi al centro abitato si incontrano i nuraghi di Comiddo, Lenuie e Ludurioe; sono solo alcuni dei 17 citati nelle fonti di inizio Novecento.

Leggende locali narrano di antichi tesori nascosti sul monte Gulana dove fu eretto, forse in epoca bizantina, l’antico castello di cui oggi rimane testimonianza solo sui libri.

Il paese è attraversato da est a ovest dal rio Bisine. Nel 1921 il corso d’acqua venne incanalato in una monumentale opera architettonica chiamata l’Arginamento. L’affascinante centro storico ha mantenuto l’impianto tipico dei centri barbaricini con case su più piani costruite con blocchi di granito. Tra queste spicca il bel palazzo settecentesco Casa-Museo dell’artista Carmelo Floris. Nei locali sono esposte diverse opere del famoso pittore e incisore. Al primo piano si trovano le stanze in cui viveva la famiglia arredate con mobilio d’epoca e al secondo è ancora possibile visitare lo studio del maestro.

I monti granitici sembrano abbracciare l’abitato offrendo rifugio dai freddi venti invernali e lasciando un’apertura verso la valle protetta dalle alte colline. Il centro è attraversato dall’arginamento su cui scorre il rio Bisine che discende dalle alture a est per confluire sul fiume Taloro. Le piene invernali fornivano la forza motrice per i mulini che, ancora nel Novecento, erano utilizzati per la macinazione del grano. Appena fuori dal paese si può visitare l’ultimo mulino ad acqua ancora funzionante chiamato Su mulinu bezzu: Costruito nell’Ottocento in conci di granito, rappresenta un bell’esempio di architettura pre-industriale e documenta l’importante attività della lavorazione del grano nella storia di Olzai.

Il mulino è immerso nella natura, circondato da splendidi alberi secolari: lecci, querce, sughere e macchia mediterranea tra cui si rivelano piccole sorgenti.

Verso sud si può intraprendere la scalata al Monte Gulana ricoperto da boschi di lecci. Sulla sommità, che appartiene al parco comunale, si trovano enormi blocchi di pietra su cui sorgeva su casteddu, una fortezza, forse di origine bizantina, di cui si ha notizia dal resoconto di Vittorio Angius nella prima metà dell’Ottocento. Il castello è stato protagonista di molte leggende popolari che raccontavano di fantastici tesori nascosti nei cunicoli sotterranei.

Sul monte si potranno ammirare formazioni di notevole interesse naturalistico (Su nodu de su malune) e lo splendido paesaggio della valle del Taloro. A sud-ovest si trova il lago di Benzone, uno dei tre bacini artificiali costruiti negli anni Sessanta sul fiume Taloro per la produzione di energia elettrica. I corsi d’acqua dolce sono l’habitat di anguille, trote carpe e tinche, mentre tra i boschi vivono diverse specie di animali selvatici tra cui: cinghiali, volpi, lepri, conigli, furetti, donnole, martore, topi quercini ma anche poiane, gheppi aquile, picchi, pernici, colombacci e tortore.

 

 

di Autunno in Barbagia

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