Aritzo tra Carapigna e Castagne

Aritzo tra Carapigna e Castagne

23 Ottobre 2019 Off Di sardegnasocieta

Abili e ingegnosi gli abitanti di Aritzo si resero famosi per la costruzione de sas domos de su nie ossia le ‘case della neve’. Risalgono al Seicento le prime notizie scritte sulla costruzione di questi profondi pozzi in cui veniva conservata la neve: raccolta nel massiccio del Gennargentu durante l’inverno dai niargios e pressata nelle neviere, veniva ricoperta da uno spesso strato di felci, poi da tronchi e terra affinché potesse essere venduta durante l’estate per refrigerare cibi e bevande in diversi centri della Sardegna.

Da questa importante industria nacque una delle più rilevanti attività commerciali del paese: la preparazione della celebre carapigna, una sorta di delizioso sorbetto al limone confezionato lavorando limone, zucchero e acqua nelle apposite sorbettiere refrigerate con la neve raccolta dalle domos de su nie. Ancora oggi questo prodotto della gastronomia locale è presente nelle sagre e nelle feste più importanti dell’Isola.

Il grazioso centro storico conserva le tipiche case in scisto e fango con i lunghi balconi in legno, opera di abili artigiani locali che hanno fatto dell’intaglio una vera e propria arte.

Tra le antiche abitazioni vi è l’edificio settecentesco delle vecchie carceri spagnole. Lo stabile è realizzato nello stile tradizionale ed è caratterizzato da un sottopassaggio a sesto acuto chiamato “sa bovida” (la volta) da cui deriva il nome delle prigioni. All’interno vi sono le antiche celle ora utilizzate come spazi espositivi per l’allestimento di “Bruxas”, una mostra dedicata alla magia e alla stregoneria, che comprende una sezione relativa all’Inquisizione in Sardegna tra XV e XVII secolo.

Altri importanti strutture del centro sono l’affascinante Casa Devilla, risalente al XVII secolo, appartenuta a una famiglia di possidenti della zona, e il  Castello Arangino, costruito ai primi del Novecento con riferimenti all’epoca medievale, seguendo la tendenza architettonica dell’epoca per le abitazioni signorili.

Percorrendo le irte viuzze si arriva alla parrocchiale di San Michele Arcangelo, costruita nel Cinquecento su un vecchio impianto del XIV secolo e pesantemente restaurata nel 1914. Il campanile, che non ha subito trasformazioni, venne edificato con conci di trachite di Fordongianus in stile gotico-aragonese.

Di grande interesse il Museo della montagna sarda o del Gennargentu che ospita una raccolta etnografica di oltre tremila reperti. Le ricostruzioni degli ambienti tipici della civiltà contadina e pastorale forniscono una rilevante documentazione delle attività artigianali: oltre agli antichi strumenti per la preparazione della carapigna è custodita una rara collezione di antiche cassapanche in legno intagliato note nell’Isola come “cassa di Aritzo” o “barbaricina”.

Nei dintorni si trovano diverse testimonianze di epoca preistorica tra le quali merita una visita il complesso tombale in località Is Forros. Su una roccia scistosa sono state scavate due domus de janas, sepolture di epoca prenuragica: quella a destra comprende un solo ambiente mentre la seconda si sviluppa su due sale.

 

di Autunno in Barbagia

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