A Nulvi tutto pronto per S’essida de sos Candhaleris

A Nulvi tutto pronto per S’essida de sos Candhaleris

12 Agosto 2019 Off Di sardegnasocieta

Il pomeriggio del 14 agosto, a Nulvi, è una giornata speciale: è quella de S’essida de sos Candhaleris.

Nulvi è un antico e grazioso paese dell’Anglona, regione storica della Sardegna centro-settentrionale, non lontano dal mare di Castelsardo. L’atmosfera in paese inizia a essere frizzante già al principio di agosto o, forse, ancor prima, quando le giornate son scandite dai ritmi caldi dell’estate.

I candelieri di Nulvi son tre e rappresentano le maestrie che han storicamente caratterizzato l’economia locale. Quello de sos pastores è verde come lo sono i campi in primavera. E’ il primo a uscire dalla chiesa di San Filippo ed entra per ultimo nella chiesa dell’Assunta.  Quello de sos mastros è azzurro come il cielo d’agosto, è il secondo durante la processione. Quello de sos messajos è giallo come le messi, ultimo a uscire e primo a far ingresso in chiesa.

Per chi vede i candelieri di Nulvi per la prima volta, l’impatto è impressionante. L’emozione provocata dai tre  Giganti è indescrivibile. Il primo pomeriggio del 14 agosto sfilano per le vie del centro storico fino alla chiesa principale per onorare il voto alla Madonna.  Essi si muovono con portamento solenne tra le centinaia di persone che affollano le strade del paese. La massa umana – che sembra quasi fare da tappeto ai candelieri – li accompagna lungo tutto il percorso con sospiir di stupore e impressione, alternati da applausi scroscianti.   E’ la festa del paese, colorato dalle bandierine e dai candelieri giallo, verde e azzurro a rappresentare rispettivamente le messi per il gremio degli Agricoltori (“Sos Messajos”), il cielo per il gremio degli Artigiani (“Sos Mastros“) e il verde dei campi per quello dei Pastori (“SosPastores“).  Il turista respira e vive la festa partecipandovi direttamente grazie anche alla calda accoglienza dei nulvesi, che accompagnano volentieri il visitatore lungo l’itinerario facendo osservare, con orgoglio, i momenti salienti della processione e mostrando le difficoltà che i candelieri affrontano.

Durante le poche soste è possibile toccare il fuso e brindare assieme ai portatori. Infine la notte, tutti sono invitati alla cena offerta dai comitati che ogni anno si alternano ad organizzare la festa. Questa festa però a Nulvi ha un sapore particolare. Infatti, mentre nello stesso momento a Sassari “la faradda” è accompagnata da una grande allegria, rimarcata dal vociare gioioso della folla che assiste alla danza e alle giravolte dei ceri che seguono il tempo dettato dai tamburi; a Nulvi lo spettatore rimane folgorato dall’incedere a volte elegante a volte incerto che i candelieri assumono a seconda del punto del tragitto in cui si trovano. Quello che colpisce maggiormente è, senza dubbio, la fatica che i portatori sopportano per tutta la processione. La tensione dei muscoli e il sudore sono riflessi nei volti dei numerosi emigrati rientrati per l’occasione e degli stessi nulvesi che vivono il momento con grande partecipazione emotiva perché, se per il visitatore è UNA festa, per la popolazione è un voto alla vergine Assunta e, in quanto tale, un sacrificio che si affronta ogni anno dal XIII secolo. La sofferenza è il simbolo, che qui si è conservato anche nella forma dei candelieri, delle tribolazioni affrontate dalla comunità per combattere la pestilenza del 1200 e che ogni anno si rinnova con grande pathos. 

Il sacrificio è la passione dei portatori durante la processione, è la fatica nell’organizzare la manifestazione da parte dei tre comitati, è la dedizione delle donne nel preparare le rose che orneranno i candelieri e i dolci che imbandiranno i tavoli la sera del 14 agosto, dove tutti si prestano a servire l’invitato straniero, italiano, emigrato o nulvese che sia. La sfilata dei Candelieri, per i fedeli,  non è altro che un fregio, un ornamento dei riti più strettamente religiosi incentrati sulla Patrona del paese: la Beata Vergine Assunta. Essi sono l’offerta che la popolazione fa alla Madonna in onore ad un voto fattole in tempo di peste, infatti dopo aver fatto il giro del paese essi sono sistemati all’interno della chiesa parrocchiale con un ordine ben preciso: gli agricoltori entrano per primi in chiesa e sistemano il candeliere al centro, gli artigiani occupano il posto sulla destra della Madonna e i pastori – che hanno l’onore di aprire la sfilata – stanno alla sinistra. Fanno da corona al catafalco della Vergine dormiente vestita e abbellita da una ristretta cerchia di donne che hanno il privilegio di svolgere questo rito a porte chiuse; la vestizione è la fase più delicata tra i riti del ferragosto sia per un motivo religioso che per una questione di semplice sicurezza, infatti la veste viene arricchita (è proprio il caso di dirlo!) da decine di chili di anelli, orecchini e bracciali d’oro offerti in centinaia di anni dai fedeli. A questo punto iniziano i vespri e fanno ingresso in chiesa l’Angelo con gli Apostoli, uomini del Coro di Santa Croce vestiti  in  modo  particolare,  segno dell’antica dominazione spagnola, che intonando 1″‘‘Ave Maris Stella”accompagnano il simulacro dell’Assunta che viene deposto sul letto. La sera del 15 agosto si assiste alla caratteristica funzione dell”apostolato”: gli apostoli venerano  l’Assunta. Vengono ricevuti alla porta della chiesa dal Sacerdote che porge loro l’acqua benedetta e entrando intonano un’antica lode in dialetto catalano (“Bello prodigio del Cielo / Y de sus luces primor / Ave la mas remontada / Que en d’empireo se’ viò. / Se a eternizare una vida / Plumas os elevan hoios/ Estas dichas entragos / Piedades y assombros son. / En la reciproca hognera / Ostentais tanto blason / Que assegnais que la grassia / Se junto con clamor. / I el nacer in morier / Ha avido peligro”). Ad uno ad uno vanno a inchinarsi alla SS. Vergine Assunta e le baciano i piedi, come fanno tutti i fedeli negli otto giorni in cui i candelieri e la madonna stanno in chiesa.

La bellissima funzione viene chiusa dalla benedizione. Questa funzione dell’apostolato si ripete tutte le sere per tutta l’ottava. Il giorno dopo l’ottava finita la messa cantata, gli apostoli ritornano e riportano il simulacro in sacristia; inginocchiati all’altare del Sacramento intonano il “Tè Deum” e cantando ritornano alla chiesa di S.Croce. In questo momento i candelieri vengono riportati nella chiesa di San Filippo che li ospiterà fino all’anno successivo. Fino al 1978, anno dell’ultimo restauro, essi venivano divisi in tante parti e distribuiti alla popolazione e questo comportava un grosso investimento di risorse economiche come può testimoniare un articolo contenuto nel bollettino mensile delle diocesi di Ampurias e Tempio del 1927 (La Gallura e l’Anglona, Bollettino mensile delle diocesi d’Ampurias e Tempio, anno I, n. 5, ottobre 1927, pag. 10.), che merita di essere trascritto non solo per il suo valore di documento storico, ma anche perché testimonia che le stesse usanze, nel bene e nel male, sono state tramandate integralmente fino ad oggi.

Il  Candeliere  pesa  circa  9 quintali e viene trasportato da almeno 16 persone alle stanghe e 4 alle corde. E composto di due parti: il piedistallo (fuso) completamente in legno alto circa 2 metri che si inserisce alla base della parte superiore, il capitello – anch’esso in legno – che supporta una fitta trama di tavole e canne coperte esteriormente da cartapesta decorata. Intero è alto 7/8 metri circa. Sono stati rifatti completamente nel 1978, fino ad allora alcuni artigiani li rifacevano tutti gli anni, oggi dopo 24 anni, la struttura inizia a dare segni di cedimento, avrebbero necessità di un intervento urgente. La posizione che hanno oggi i candelieri sia durante la sfilata ( primo quello  dei  pastori,  secondo quello degli artigiani e terzo quello degli agricoltori), che in chiesa, è stato stabilito dalla curia di Tempio e dalla Reale Governazione, il tribunale al quale si rivolsero i gremi nel 1845 proprio per chiedere il diritto di una posizione di maggior prestigio.

La posizione era importante perché denotava lo status economico e sociale dei gremi e quindi delle categorie sociali. I candelieri risalgono almeno al XIII secolo, periodo della dominazione pisana. A differenza di Sassari e Ploaghe, quando gli aragonesi vietarono di proseguire le tradizioni pisane, e imposero la forma di cero, i nulvesi  hanno  invece  continuato  la tradizione e i Candelieri hanno mantenuto la loro forma originaria e, da cerimonia imposta, sono diventati il simbolo del sentimento religioso del paese.

 

di Giomaria Manconi- Pubblicazione tratta dalla rivista “L’Anglona – Ph di Andrea Bazzoli

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