L’arte dello stare in relazione

L’arte dello stare in relazione

5 Settembre 2019 Off Di Riccardo Povolo

Introduzione

Un caro saluto a tutti i lettori, ed eccoci nuovamente qui a mettere un ulteriore mattone nella costruzione di questa rubrica di psicologia e psicoterapia. Come vedete dal titolo l’obiettivo di questo mese è la “relazione” ed un’analisi di come siano le dinamiche in essa. 


Analisi

Se ci guardiamo intorno, come un occhio che riesca a darci una prospettiva di noi stessi e di tutto ciò che ci circonda, notiamo come tutta la realtà sia basata sulla creazione e continua rimodulazione di relazioni. Stiamo in relazione con noi stessi quando riflettiamo sul da farsi e non di meno lo siamo con situazioni/oggetti. Importantissimo questo ultimo punto per comprendere come ogni dinamica/evento della vita sia basato su essa e come diventi uno strumento per raggiungere una maggiore forma di benessere psicologico, oltre a essere l’oggetto quotidiano del nostro interesse (creare relazioni). Definito questo primo punto, vediamo di seguito qualche dinamica che la caratterizza. Un punto cardine diventa la creazione di confini: con questo termine si intende la strutturazione di un’ area confortevole, nella quale possiamo metterci a nostro agio nella relazione con l’altro, senza che il contesto diventi “un elemento disfunzionale”. La nostra zona confort esiste solamente se creiamo un confine che rappresenti ciò di cui abbiamo bisogno. Vediamo come in una relazione sana, ogni persona stia nella propria area personale e rispetti quella dell’altro senza irrompere bruscamente. Si agisce in considerazione dell’altro, i propri bisogni non diventano unici, bensì esistono in armonia. Metaforicamente potremmo individuare tutto questo con la ricerca di quello specifico pezzo del puzzle che va a unirsi perfettamente con l’altro. La versione disfunzionale di tutto questo, a livello di confini, diventa il ritrovarsi con altre persone che invadono (e alle quali facciamo invadere) in parte se non totalmente il nostro spazio personale, nonché nella difficoltà a porre confini in queste relazioni.
 Esplicito ancora meglio come l’area confortevole che ci andiamo a creare, venga a determinarsi da quella linea, ”il confine”, che creiamo tra noi e l’altro. Quel confine andrà a sviluppare un aspetto molto importante della relazione, ciò che vogliamo e non vogliamo succeda. Immaginiamo come se il confine tra noi e l’altro sia un contratto che definisca le regole di comportamento, ciò che si possa fare, ciò che ci si aspetti, insomma tutto ciò che possa accadere e non. Potremmo dire che l’esistenza dei confini sia un qualcosa di evolutivamente necessario. La pelle corporea, è un immediato esempio che ci dimostra un confine naturale presente tra di noi. Altri li ritroviamo per esempio nelle membrane cellulari, nella placenta che riserva e protegge un feto. La parola stessa è un confine, che crea un prolungamento di noi stessi, affinché possiamo esistere anche oltre la nostra persona. Ogni situazione e ogni spazio nella realtà è determinata naturalmente da confini, e questi ritornano utili per dare una sana evoluzione e crescita agli avvenimenti quotidiani. 
Aggiungiamo ulteriormente che la capacità nel creare un confine all’interno della relazione diventi un qualcosa che si apprende e si sviluppa nel corso degli anni. Attraverso le relazioni che si strutturano sin dai primi giorni di vita, entriamo in contatto con un contesto che in misura maggiore o minore, o meglio in una specifica modalità, pone confini e ci insegna sul come metterli e non metterli. Questo linguaggio relazionale ci andrà a caratterizzare sempre più nel corso degli anni. La creazione dei confini avviene in differenti modalità, una di queste è il dire no. Con il “no” affermiamo un limite, un qualcosa che necessitiamo non avvenga. Creiamo una differenza tra ciò che l’altro vuole e ciò che noi vogliamo, abbiamo modo così di comunicare all’altro che dentro di noi possa esistere un qualcosa di diverso dalla sua
soggettività. Diventa interessante far sentire all’esterno la nostra voce interiore, perché con essa possiamo affermare noi stessi e riconoscere ancora meglio come possiamo esistere immersi nel modo. 


Conclusioni 

Siamo continuamente immersi in un campo relazionale. Questo campo relazionale lo creiamo con persone, situazioni e oggetti. Il bisogno di stare in relazione diviene così, sin dalla nascita, un qualcosa di fuso con la persona stessa. La relazione, in quest’ottica, può essere vista come uno strumento che deve essere utilizzato in modo consapevole, con l’obiettivo di raggiungere quella serenità da noi ricercata. I confini divengono un importante elemento nella creazione delle relazioni. Con essi andiamo a comunicare e definire con l’altro i nostri bisogni. Sarà grazie ad essi che riusciremo ad essere considerati e riconosciuti nella relazione sulla base di quello che siamo.

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