Alexander Von Humboldt a 250 anni dalla nascita

Alexander Von Humboldt a 250 anni dalla nascita

26 Novembre 2019 Off Di Luca Biggio

Conoscere la geografia per essere cittadini consapevoli:

Alexander Von Humboldt a 250 anni dalla nascita

L’insegnamento della geografia, specie nell’ultimo decennio, ha subito nel nostro paese una drastica riduzione delle ore dedicate al suo insegnamento. Già con la riforma Gelmini del 2008, le ore settimanali dedicate alla materia nelle scuole elementari e medie sono diminuite da tre a due, così come nei Licei e Istituti Superiori e professionali. La cosa forse più drammatica è che il monte orario della suddetta riforma è in vigore ancora oggi.

La geografia è sensibile, attenta ai cambiamenti del mondo, alle sue forme e ai suoi abitanti. Il suo studio è fondamentale: conoscerne i significati e i valori insegna la curiosità, stimola la ricezione dei segnali che arrivano dall’esterno e che ci permettono di riflettere, anche criticamente, sul “dove, come e perché” stiamo sulla terra; per interpretare da diverse angolature come il mondo cambia; per aprirsi all’altro da sé, sviluppando un senso di partecipazione condivisa e di costruzione collettiva di quell’opera che è il mondo.

Il Convegno Internazionale di Studi “Raccontare il mondo, descrivere la natura. Alexander Von Humboldt a 250 anni dalla nascita” organizzato all’interno delle iniziative del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell’Università di Cagliari, è nato dall’idea della germanista Valentina Serra e del geografo Marcello Tanca, entrambi docenti dell’Università degli studi di Cagliari, per ricordare Alexander von Humboldt e celebrarne così i 250 anni dalla nascita del geografo, naturalista, botanico ed esploratore.

I lavori del convegno prenderanno avvio il 28 novembre alle ore 16:00 con i saluti istituzionali di Ignazio Putzu, Direttore del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali e Pro-Rettore alla Didattica dell’Università di Cagliari e dei due organizzatori del convegno, proseguendo fino alla giornata del 29 Novembre 2019.

L’iniziativa accoglie dei nomi illustri del calibro di Franco Farinelli, Paolo D’Angelo, Ulrich Pabler, Dino Gavinelli, Isabella Ferron, Laura Peud, Andrea Goggio e Julliet Fall. Tra i relatori: Raffaele Cattedra, Daniela Francesca Virdis, Duilio Caocci, Maria Grazia Dongu, Fabio Vasarri, Riccardo Badini e Felice Tiragallo.

«Il taglio proposto è sicuramente quello della trasversalità, peculiarità insita all’interno della disciplina geografica fin dalle origini, messa in luce attraverso le sessioni presentate con tematiche quali: le Rappresentazioni, il Paesaggio, l’Ambiente, le Digital Humanities, il rapporto tra Scienza e Letteratura, fino ad arrivare alle conclusioni finali con il tema degli Sconfinamenti; le due giornate vogliono sicuramente rappresentare un momento di incontro ed in particolare, di confronto tra studiosi di discipline distinte che attraverso punti di vista differenti riescano a discutere intorno alla figura di uno dei padri fondatori della geografia moderna. Il Convegno ha ottenuto il patrocinio dell’AGEI (Associazione dei Geografi Italiani), AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), la Società di Studi Geografici, la Società Geografica Italiana, l’Istituto Italiano di Studi Germanici, AIG (Associazione Italiana di Germanistica) e l’Associazione italiana Alexander Von Humboldt» ha detto Rachele Piras, dottoranda in Geografia dell’Università degli studi di Cagliari.

«In un’accezione leggermente differente la geografia è la “scrittura del mondo”: il mondo, quello abitato, vissuto, con gli spazi delle persone che, con il loro modo di agire sulla superficie terrestre ne delineano caratteristiche, forme, modelli. La geografia è, dunque, ciò in cui siamo immersi. Essa apre le porte alla conoscenza dei territori del mondo, essa è la scienza che racconta il presente» ha commentato il dottorando in Geografia dell’Università di Cagliari Gianluca Gaias. «In un mondo che cerca di rinnovarsi, i cui confini e frontiere che da sempre hanno “limitato” il nostro modo di pensare al pianeta non esistono più: il compito cui la geografia è chiamata a rispondere è anche quello di riscrivere tali frontiere, annullarle, dare nuove interpretazione alle tante “scritture della terra, le tante “geografie” di cui il mondo si compone. Le nostre stesse case, paesi e città sono depositarie di più “geo-grafie”, di più modi di scrivere la terra – ovvero di interpretare gli spazi del mondo che abitiamo - e ciò si rende evidente attraverso le forme visibili del paesaggio che ci raccontano di come, in una stesso ambiente, possano convivere diverse etnie, lingue, religioni, tradizioni e culture».

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