Recensione: Il Tempo perduto di Giulia Letizia

Recensione: Il Tempo perduto di Giulia Letizia

26 Luglio 2019 Off Di Alessandra Stara

Trama: Primo libro della trilogia Le Cronache della Congrega | Il Tempo Perduto.
È dal 1661 che cinque ragazzi sono legati indissolubilmente tra loro dal fatto di essere una Congrega di Streghe, una vita che altre persone hanno scelto per loro, costringendoli a un’esistenza immutabile ed eterna. È dal 1799 che, questi, vivono la loro immortalità con il peso di una condanna che per diciotto anni li fa dimenticare della loro vera identità ogni volta che vanno incontro alla morte momentanea. Un lungo tempo di oblio e poi, improvvisamente, la verità ritorna nelle loro menti, ogni volta più insopportabile e pesante. È ormai da due secoli che sono in balìa di una maledizione di cui non sembra esistere soluzione, almeno fino a quando, nel 1982, Alais contatta i suoi quattro compagni affermando di aver trovato il modo per spezzarla e chiede loro di raggiungerla a Los Angeles. Ma i ragazzi non fanno in tempo ad arrivarci, perché qualcosa accade a uno di loro e quando si risvegliano dal nuovo ciclo di oblio si rendono conto di essere ormai negli anni 2000. Si affrettano a tornare a casa, ma Alais non è lì. La aspettano, ma Alais non arriva. La cercano per mesi, ansiosi di spezzare finalmente la maledizione, desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite per non essere più nelle grinfie del Principe dell’Inferno che le ha sconvolte. Ma quando finalmente riescono a rintracciarla, si rendono conto che Alais non può aiutarli, perché non è più colei che un tempo conoscevano…

Non sono un’amante degli Urban Fantasy, in genere preferisco i Fantasy di stampo classico o la Fantascienza e la Distopia. Per questo motivo ero titubante nell’approcciarmi a questo romanzo. Eppure, quando ho letto le prime righe del prologo, non ho potuto fare a meno di venire risucchiata da questo universo del tutto originale delineato con maestria dalla penna di Giulia Letizia.

Le vicende iniziano nel 1661, nel periodo della caccia alle streghe, quando Alais vede morire sul rogo la sua migliore amica accusata di stregoneria. In seguito, viene uccisa da una donna misteriosa che ha trucidato anche tutta la sua famiglia. Si risveglia qualche tempo dopo in un Castello ai confini del mondo, ma non è sola. Con lei, infatti, ci sono altri quattro ragazzi sottratti alla morte: Aron, Francis, Thea ed Elin. Scelti per essere una Congrega di streghe, sono legati indissolubilmente l’uno all’altro, cinque frammenti di un’unica anima.

 

“Oggi siete morti, ma siete anche rinati. Siete fatti rinascere dal sangue del nostro maestro, un sangue che vi ha reso streghe, con l’energia degli elementi che scorre nelle vostre vene. Oggi siete morti come orfani, ma siete rinati come fratelli.”

 

Dopo il prologo ambientato nel 1661, un flashforward ci trascina nel 2014. La trama si snoda tra passato e presente, alternando una narrazione lineare a flashback che rendono l’intreccio interessante e ci permettono di scavare a fondo nelle relazioni tra i personaggi e nelle loro anime secolari, tormentate, umane.

I cinque sono vittima di una maledizione da parte di un Principe dell’Inferno; secondo questa maledizione, quando uno di loro muore, anche tutti gli altri muoiono, risvegliandosi in quella che loro chiamano “una vita di finzione”. Solo dopo diciotto anni, come se ci fosse un orologio dentro di loro, si ricordano chi sono davvero.

Stavolta però è diverso, perché Alais è l’unica a non essersi ricordata, a non aver preso coscienza del proprio sé e a essere rimasta intrappolata in una ragazza di nome Miriam.

Come mai non ricorda? E a cosa saranno disposti i suoi compagni per farle tornare la memoria?

Lo scoprirete leggendo, se ve lo dicessi di certo vi rovinerei questa splendida lettura!

Di questo romanzo ho amato due cose in particolare: la prima è lo stile. L’autrice ha uno stile descrittivo, ed è una qualità che io apprezzo. Le sue descrizioni non sono affatto noiose, ma sono poetiche e permettono al lettore di provare empatia verso i personaggi. Ecco un esempio:

“In molti, nel corso dei secoli, gli avevano detto che le sue iridi cambiavano colore a seconda del suo umore; quando era felice e spensierato quelli erano azzurro cielo soleggiato, quando era triste e cupo si tingevano di blu notte, quando era arrabbiato diventavano come il blu di una tempesta estiva. Era da tanto, pensò, che non li vedeva azzurro cielo.”

Un’altra cosa che mi ha fatto innamorare del libro sono i personaggi. Ognuno di loro, anche quelli secondari, ha un proprio carattere, una voce che emerge con sicurezza e si distingue da quella degli altri. Sono pieni di pregi e difetti, sono caratterizzati alla perfezione anche grazie alla nutrita introspezione psicologica.

Il mio preferito in assoluto è Francis, il bello e dannato dall’aria tormentata. Non si può non amarlo!

Consiglio a tutti di dare una possibilità a questa trilogia. Raramente si trovano Urban Fantasy originali e ben fatti, soprattutto italiani al 100%. Vorrei ricordare che si tratta di un prodotto selfpublishing.

 

 

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