ZIGNOLI: IL RICORDO DI UNO DEGLI EROI DELLO SCUDETTO

ZIGNOLI: IL RICORDO DI UNO DEGLI EROI DELLO SCUDETTO

24 Settembre 2019 Off Di Nicola Adamu

Nove anni fa, il 12 di settembre, scompariva il primo di coloro che sono ricordati da tutti i tifosi del Cagliari come ‘gli Eroi dello Scudetto’: Giulio Zignoli, nato a Verona, non fu – verrebbe da dire eccezionalmente – uno di quelli che si legò visceralmente a quella squadra e alla città di Cagliari come fecero tanti suoi compagni, ma il suo ricordo rimane comunque indelebile nelle menti di coloro che hanno visto giocare quella squadra o anche semplicemente di chi – come il sottoscritto – l’ha solo sentita raccontare dai nonni, dagli zii o dal papà.

Zignoli, di quella squadra, era il terzino sinistro. L’anno prima era la riserva di Longoni, un giocatore che aveva fatto decisamente bene nella sua quinquennale esperienza in rossoblu e che fu ceduto alla Fiorentina fresca di scudetto per un altro veneto, Eraldo Mancin, più 185 milioni di lire.

Mancin, che nei gigliati campioni d’Italia mise a referto ben 29 presenze sulle 30 giornate di campionato complessive, sembrava dover ribadire la propria posizione di titolare anche nel Cagliari di Scopigno; il filosofo, tuttavia, non badò alle gerarchie previste dai quotidiani e dimostrò sin da subito di preferirgli Zignoli, che aveva già alle spalle un anno di apprendistato alle sue dipendenze.

Fu così che il difensore veronese divenne colui che, in un’annata magica per le sorti dell’intera Sardegna – sportiva, ma non solo – indossò in ben 25 occasioni la maglia numero 3 del Cagliari, facendo parte di un gruppo indimenticabile e scrivendo il proprio nome nella storia.

In un calcio in cui il turn over non esisteva e la cosiddetta ‘panchina lunga’ era un lusso per pochissimi, ancora si recitavano le formazioni delle squadre come fossero delle filastrocche; così, per coloro che hanno dai sessant’anni in su o per chi è più giovane ma è rimasto affascinato da quell’irripetibile epopea, è impossibile non ripeterne a memoria l’incipit: AlbertosiMartiradonnaZignoli, e poi via via con tutti gli altri sino a chiudere con il nome più importante, quello di Riva. Impossibile non ripetere il nome dell’indimenticato Giulio non appena si tenta di recitare l’undici di quel maestoso Cagliari.

Zignoli, come detto, restò poco in Sardegna. Fu il solo a venir ceduto dei sedici giocatori che misero piede in campo almeno una volta durante l’annata dello Scudetto, finendo in un Milan che cercava di riassumere una dimensione vincente. In rossonero non fu sempre titolare, ma contribuì alla conquista di due coppe Italia e una Coppa delle Coppe, sfiorando anche uno scudetto nella stagione 1972/73.

Ancorché il sottoscritto non ami introdurre delle parentesi autoreferenziali all’interno dei propri pezzi, nel parlare di Zignoli non posso non ricordare un doppio aneddoto che, con un filo sottile, mi lega a lui.

Quando ero un bambino, i miei famigliari mi educarono alla fede rossoblu sin da subito, donandomi due magliette appartenute precedentemente ai miei zii: una di queste, rossa e blu classica, aveva le maniche lunghe, andava bene per la stagione invernale e aveva il numero 9 sulle spalle. L’altra, estiva, era bianca con i classici inserti rosso e blu in prossimità del colletto e il numero 3 sul retro. Quando già iniziavo a capire cosa significasse lo scudetto per Cagliari e per il Cagliari, chiesi a mio padre chi fosse il numero 3 del Cagliari dello scudetto e lui mi rispose, senza esitazioni “Zignoli” (anche se a onor del vero, mio zio che era al suo fianco tirò fuori il nome di Mancin).

Correva l’aprile del 2010 e io da diversi mesi rivestivo il ruolo di collaboratore attivo nella realtà dei Cagliari Club. Fu organizzata una grande festa per il quarantennale dello scudetto, con tutti e sedici i calciatori partecipanti presenti. A me fu dato l’onore di premiare uno di loro e il sorteggio, manco a farlo apposta, mi mandò in sorte proprio Zignoli. Mi avvicinai a lui e gli raccontai di questo aneddoto della maglia, tradendo la mia emozione per il fatto che mai avrei pensato, una volta nella mia vita, di trovarmi davanti e di poter consegnare un premio a colui che, ovviamente dopo Riva, era stato per me uno dei primi nomi da scolpire nella mia memoria di appassionato di calcio e del Cagliari.

Giulio Zignoli scomparse pochi mesi dopo, al volgere del termine dell’estate di quello stesso anno. Con una punta di amarezza ricordo che nel giorno stesso della sua dipartita il Cagliari sfidava la Roma al Sant’Elia e la società di allora non comandò il consueto minuto di raccoglimento previsto in questi casi, nonostante la Curva Sud non mancò di dedicare uno striscione alla sua memoria. Fu questa la nota stonata in una serata altrimenti indimenticabile per i tifosi, con i sardi che schiantarono i giallorossi con un perentorio 5-1.

 

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