Un dramma di sangue e solitudine: “Cavalleria rusticana” secondo Valerio Galli

Il breve spazio di un atto unico, una partitura di appena tredici numeri che racchiude un assoluto miracolo espressivo: ecco Cavalleria rusticana del livornese Pietro Mascagni, fresca come lo zampillìo di un’acqua sorgiva, perfetta nella sua fatalità tragica. Scelto forse proprio in ragione della sua concisione – trama lineare, pochi personaggi – l’amatissimo melodramma ha sancito martedì sera il ritorno dell’opera al Teatro Lirico, dopo l’interruzione di sei mesi per il lockdown.

Eseguita in forma di concerto per rispettare la normativa anti Covid-19, Cavalleria costituisce il primo appuntamento della programmazione settembrina di classicalparco2020, nella cornice dell’arena di piazza Nazzari. Sul podio il giovane direttore Valerio Galli, al suo debutto a Cagliari, che ha dimostrato di essere tecnicamente ben preparato, tenendo saldamente in pugno i due complessi stabili del Lirico (il coro, d’ora in poi, affidato al nuovo maestro, Giovanni Andreoli, dopo la dipartita di Donato Sivo). Galli ha irretito lo spettatore con una conduzione appassionata, dal ritmo narrativo ordinato e dai tempi lenti, mai monotoni. L’atmosfera della sua Cavalleria era polverosa, illuminata a tratti da abbaglianti slanci sentimentali. L’intera vicenda, venata di inquietudine anche nei momenti in cui sembra prevalere la gioia del rito religioso, era come investita da un’aria tetra e passionale, di dramma antico. Nelle parole dei personaggi si avverte prorompere il destino tragico dell’individuo: è l’archetipo della contrapposizione amore-morte e gelosia-vendetta a scatenare il gesto estremo di Santuzza, a precipitare Turiddu in un presentimento luttuoso. La lettura di Galli persuade e convince perché pone in primo piano la dimensione petrosa e asciutta della narrazione, come un mito atavico. E soprattutto senza cadere nel tranello dell’enfasi sguaiata o del bozzettismo, evitato a tutto vantaggio di una sobria vena popolare. Un’opera quindi che parla molto da vicino al nostro tempo ferito, popolato di innumerevoli solitudini, anche nelle tavolozze di valori radicalmente differenti.

In Cavalleria rusticana è la legge del rispetto ad essere determinante, in mezzo a lampi di passione e rabbia: sulla fiducia tradita, sul disonore coagula il livore. Da lì tutto precipita verso il sangue, verso il delitto d’onore. Lasciando in primo piano il dolore che attanaglia Santuzza, vera protagonista del dramma. Scomunicata e abbandonata, certo, ma anche decisa ad opporsi a una società maschilista. È una nuova figura di donna, capace di archiviare la femminilità del melodramma ottocentesco e di dimostrarsi tutt’altro che remissiva. Buona la prova della compagnia di canto, senza tuttavia picchi di rilievo: forse soltanto la Santuzza di Alessandra Volpe riesce a restituire una maggiore ricchezza di sfumature e di soluzioni espressive originali. Amadi Lagha, tenore lirico dotato di bel timbro, è un Turiddu generoso ma dalla fisionomia poco riconoscibile; Devid Cecconi, pur nella solidità vocale e negli accenti efficaci, è un Alfio abbastanza anonimo. Ben risolvono la loro parte le comprimarie Lara Rotili (Lucia) e Antonella Colaianni (Lola).

La serata è stata salutata da lunghi applausi, nonostante lo scarso successo di pubblico (numerosi i posti vuoti, circa due terzi di quelli disponibili). Circostanza che stupisce ancor di più poiché si tratta di un titolo tra i più popolari del repertorio (dal 1892 risulta programmato addirittura ventuno volte in città, l’ultima nel maggio 2018).

Due le recite annullate a causa del maltempo (quelle di giovedì 10 e di sabato 12). I possessori di biglietto per tali date possono comunque rivolgersi alla biglietteria del Lirico e ottenere il rimborso o la sostituzione con un biglietto per una delle altre repliche in programma (14 e 16 settembre alle 20.30), per le quali c’è ancora disponibilità di posti.

 

Foto di Priamo Tolu

Proprietà riservata

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società