Il passeggero danneggiato in un incidente

Il “passeggero” danneggiato in un incidente stradale è risarcito (entro il massimale minimo di legge, pari a 5 milioni di euro per danni a persone e ad 1 milione di euro per danni a cose) dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale si trovava trasportato al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, fatta salva l’ipotesi di incidente causato da caso fortuito (accadimento imprevedibile che rende inevitabile il verificarsi di un evento).

L’eventuale maggior danno (eccedente il riportato massimale di legge) potrà essere richiesto dal trasportato- nel caso in cui il massimale di quest’ultimo superi quello minimo di legge – alla compagnia assicurativa del responsabile civile (veicolo antagonista e non quello del vettore). Questo dispone il primo comma dell’art. 141 del nuovo Codice delle Assicurazioni Private. Si tratta di una norma che, almeno nelle intenzioni del legislatore, mira ad accrescere la protezione del terzo trasportato. Per vero, va rilevato come, a causa della sua formulazione a dir poco infelice, molto spesso, detta previsione renda inutilmente complicate le procedure risarcitorie. Lo stesso articolo prosegue, poi, stabilendo che “per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall’art. 148” del medesimo codice.

Ed ancora, è previsto che nel caso in cui non vadano a buon fine le trattative in sede stragiudiziale, l’eventuale azione giudiziaria, quest’ultima deve essere esercitata nei confronti dell’assicurazione del vettore. L’assicurazione del responsabile ha comunque la facoltà di intervenire nel giudizio ed estromettere la prima, riconoscendo la totale responsabilità del proprio assicurato. La norma in esame – secondo una lettura costituzionalmente orientata (cfr. ordinanza della Corte Costituzionale n. 205 del 13.06.08) – non fa altro che fornire al terzo trasportato, considerato soggetto debole, uno strumento ulteriore di tutela, rappresentato dalla sopra descritta “azione diretta”, senza privarlo in alcun modo della possibilità di far valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso. Questo nuovo strumento alleggerisce di molto l’onere probatorio gravante sul passeggero danneggiato; per pacifica giurisprudenza di legittimità, infatti, “il terzo trasportato, che si avvalga, ai sensi dell’art. 141 del Decreto Legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle Assicurazioni Private), dell’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro, deve provare di avere subito un danno a seguito di quest’ultimo ma non anche le concrete modalità dell’incidente allo scopo di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti, trattandosi di accertamento irrilevante ai fini di cui all’art. 141” (cfr. Cass. Civ., sez. III, 13 ottobre 2016 n. 20654). Sulla base di quanto sinora detto, pare dunque evidente come, in via generale, per il passeggero risulti molto più agevole, anche rispetto al conducente esente da colpe, ottenere il risarcimento del danno.

 

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