I bambini e il diritto al gioco

Negli ultimi mesi si è parlato di riaprire le scuole con stravaganti soluzioni per consentire agli studenti di condividere lo stesso spazio e poter così garantire il loro diritto all’istruzione. Eppure, durante e post-lockdown, sono state esigue le azioni messe in campo dalla politica per tutelare un altro importante diritto dell’infanzia, quello del gioco e del tempo libero. I servizi educativi sono stati sospesi, i parchi chiusi e le aree di gioco sono state transennate e rese, di fatto, inutilizzabili. È stata poi la volta della ‘battaglia del pennarello’, la protesta sollevata dai genitori per chiedere alle cartolerie di vendere articoli per l’infanzia. Perché il diritto al gioco passa anche per bambole, macchinine, videogiochi e scarabocchi su carta. Ulteriori problematiche sono emerse con le linee guida elaborate per i centri estivi, luoghi deputati ad accogliere migliaia di bambini con attività educative e ludiche. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989 stabilisce nell’articolo 31 che i bambini e gli adolescenti hanno diritto di dedicarsi al gioco e alla libera partecipazione in attività ricreative, culturali e artistiche. Ma i bambini per poter godere pienamente di questo diritto hanno bisogno di spazi, tempo libero e di autonomia, come sottolinea Francesco Tonucci, pedagogista e ricercatore CNR che da anni studia il gioco e i suoi effetti. Esiste una triste verità: nelle moderne città gli spazi destinati al gioco sono ormai stati sostituiti dai parcheggi per le automobili e il tempo libero dell’infanzia pare a tutti gli effetti essere scomparso della vita dei bambini e degli adolescenti. Deve inoltre essere considerato un altro elemento: nel gioco l’aspetto dell’autonomia riveste un ruolo cruciale perché i bambini devono sentirsi liberi di agire lontano dal controllo vigile degli adulti. Il gioco è qualcosa di innato nel minore ed è un fattore aggregativo. È ben nota la capacità dei bambini di relazionarsi tra loro nel condividere momenti di spensieratezza, azzerando le differenze sociali, economiche e culturali e una particolare attenzione deve essere rivolta ai bambini con disabilità affinché possano anch’essi accedere al diritto al gioco. L’esigenza di indipendenza dagli adulti di riferimento si configura infine come un elemento fondamentale per permettere al fanciullo di sentirsi libero di essere sé stesso e di conoscere nuove realtà divertendosi. Eppure, col passare del tempo, questo diritto ha subìto forte restrizioni, quasi fino a scomparire.

I genitori troppo impegni a riempire qualsiasi momento della giornata dei loro figli e dimenticano quanto sia importante per il bambino avere i suoi spazi, il valore del gioco e del tempo libero. A differenza del passato, quando i bambini uscivano dalle case per ritrovarsi nelle strade e condividere insieme momenti di socialità, seppur su raccomandazione dei propri genitori di stare attenti a possibili pericoli nel vicinato, si assiste oggi ad un netto cambiamento: i bambini giocano principalmente all’interno delle loro case, davanti uno schermo, seppure connessi virtualmente ma facendo venire meno quell’elemento di aggregazione sociale che favorisce la crescita e la scoperta del mondo e il contatto col gruppo di pari. È necessario dunque restituire il tempo libero ai bambini. Per fare ciò la scuola dovrebbe ridurre il carico di compiti assegnati, sviluppando all’interno delle ore scolastiche le azioni di recupero; allo stesso modo le famiglie dovrebbero ridurre le programmate attività pomeridiane che tra sport, corsi di lingue e lezioni musicali assorbono eccessivamente i figli, così che ogni bambino riscopra momenti da dedicare al tempo libero, senza il controllo degli adulti e in compagnia dei coetanei. L’autonomia è condizione indispensabile per delineare il diritto al gioco: ad un’attenta osservazione infatti, ci si trova dinnanzi all’unico diritto che per poter essere realizzato non richiede un’azione diretta da parte degli adulti ma che si realizza senza l’intervento di genitori e insegnanti. Giocare non può legarsi al vigilare o al controllo ma richiede un esercizio di fiducia che deve essere riposta e premiata. In conclusione è importante quindi porre l’interesse sugli spazi cittadini: i bambini non possono giocare con gli stessi giochi per anni e nello stesso posto.

Quello scivolo diventerà inevitabilmente noioso e farà scattare nel bambino la ribellione e la voglia di utilizzare quel gioco in modo anomalo per divertirsi, creando un’alternativa potenzialmente pericolosa. Per questo gli spazi cittadini devono essere reinventati nell’ottica di aree a “misura di bambino”. Le città amiche dei bambini oggi ragionano in questi termini per recuperare aree e verde urbano che consentano al minore di esplorare, di crescere o di esercitare il diritto al gioco o anche l’intoccabile diritto ad annoiarsi.

 

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