Disoccupazione per i lavoratori stagionali

I lavoratori stagionali hanno diritto all’applicazione di regole più favorevoli per la liquidazione dell’indennità di disoccupazione Naspi? Il lavoro stagionale si caratterizza per la sua ciclicità: a periodi di lavoro, spesso intenso, si susseguono periodi non lavorati, anche di notevole durata. La normativa precedente all’entrata in vigore del D.lgs. 22/2015 offriva al dipendente stagionale una tutela economica continuativa, grazie alla quale era garantito un reddito anche per i periodi dell’anno non lavorati. In particolare, se il dipendente aveva alle spalle almeno 52 settimane (1 anno) di contributi accreditati nei 2 anni precedenti la cessazione del lavoro, la durata dell’indennità per disoccupazione era commisurata unicamente sull’età e non sui contributi posseduti. Ai fini del diritto al sussidio non erano considerate, poi, eventuali precedenti domande di disoccupazione. In pratica, sulla base della precedente normativa, il lavoratore stagionale, a fronte di un rapporto di lavoro della durata di 6 mesi nell’anno, poteva percepire, nello stesso anno, altrettanti mesi di indennità di disoccupazione. Questo sistema aveva sicuramente il pregio di garantire stabilità economica al lavoratore, ma il difetto di non condizionare il sussidio alla ricerca di un impiego alternativo durante i mesi di pausa dall’attività stagionale, oltreché di pesare eccessivamente sulle casse pubbliche. Il quadro, per i lavoratori stagionali, è notevolmente cambiato con l’entrata in vigore del D.lgs. 22/2015, che ha istituito la nuova indennità di disoccupazione Naspi.

Questo sussidio, a differenza delle precedenti indennità di disoccupazione, non si basa sull’età e non ignora i precedenti periodi di disoccupazione fruiti. Inoltre, è condizionato dalla ricerca attiva di una nuova occupazione e dalla partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro, come incontri di orientamento, corsi di formazione e riqualificazione. La Naspi si ottiene difatti, nella generalità dei casi: – a fronte della perdita involontaria dell’impiego (fine contratto a termine, licenziamento, dimissioni per giusta causa o nel periodo tutelato per maternità, nonché in alcune specifiche ipotesi di risoluzione consensuale del rapporto) e della presentazione della Did, la dichiarazione d’immediata disponibilità al lavoro ed alle iniziative di politica attiva; – con un minimo di 13 settimane contribuite nei 4 anni precedenti; – con un minimo di 30 giornate lavorate nell’anno. L’importo della Naspi è pari al 75% del reddito medio mensile degli ultimi 4 anni, sino a un determinato tetto massimo, di poco superiore a 1300 euro mensili. La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contribuite negli ultimi 4 anni, dedotte le settimane che hanno già dato luogo all’indennità di disoccupazione. Se, ad esempio, l’interessato ha lavorato per 24 mesi negli ultimi 4 anni, ma di questi 24 mesi 18 sono già stati utilizzati per liquidare precedenti indennità di disoccupazione, si considerano lavorati solo i 6 mesi per i quali la Naspi non è stata ancora liquidata. L’interessato, di conseguenza, ha diritto a 3 mesi di indennità di disoccupazione, ossia alla metà del periodo lavorato, dedotte le settimane che hanno già dato luogo alla liquidazione dell’ammortizzatore sociale. Per gli stagionali, importo, durata e requisiti previsti per il diritto alla Naspi sono i medesimi, ma è applicata un’agevolazione.

Nel dettaglio, se dal calcolo del sussidio risulta che la sua durata è inferiore a quella calcolata contando anche i periodi contribuiti negli ultimi 4 anni che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione, il lavoratore stagionale ha diritto ad una mensilità in più di Naspi. Questo beneficio, tuttavia, è riconosciuto solo se la differenza non è inferiore a 12 settimane e solo ai lavoratori stagionali del settore turismo dipendenti da strutture ricettive, esercizi di ristorazione, anche ambulanti, bar, gelaterie e pasticcerie, stabilimenti balneari e termali, agenzie e tour operator. Facciamo un esempio: Andrea lavora da 4 anni, per 6 mesi all’anno, in uno stabilimento balneare. Per i tre anni precedenti ha già percepito la disoccupazione, quindi per i 6 mesi lavorati nell’anno ha diritto a soli 3 mesi di disoccupazione. Poiché, però, contando i contributi accreditati negli ultimi 4 anni, la durata della Naspi sarebbe stata pari a 12 mesi (in quanto ha lavorato in totale per 24 mesi, 6 mesi per 4 anni), Andrea ha diritto a un mese di Naspi in più, quindi beneficerà dell’indennità per 4 mesi anziché per 3.

La differenza tra l’indennità spettante considerando tutta la contribuzione degli ultimi 4 anni e quella spettante contando solo i contributi che non hanno dato luogo a sussidi è difatti superiore a 12 settimane. Anche per gli stagionali si verifica la decadenza dalla Naspi se il disoccupato rifiuta un’offerta congrua di lavoro, oppure se non partecipa più volte alle iniziative per lui predisposte nel patto di servizio (un programma che deve essere obbligatoriamente sottoscritto dall’interessato).

 

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