La Clessidra

Ne aveva sentito parlare da un amico che anni fa era stato là in vacanza, di quell’uomo anziano che diceva d’aver intrappolato in piccoli scrigni le essenze e i profumi della sua amata Sant’Antioco. «Ma ti pare possibile, dai – gli aveva detto la sua sposa che veniva d’oltremare come lui, rossi i suoi capelli e lentiggini su tutto il viso, nel loro primo viaggio insieme – non dirmi che ci vuoi andare davvero?». Lui non esitò nemmeno un secondo e rispose che sì, ci voleva andare subito, tanta era la curiosità che animava mente e spirito. E lei, seppur scettica, l’accompagnò verso il centro storico, proprio dove un tempo le grotte erano abitazioni e ora sono gioielli turistici da visitare.

Quando giunsero in via Necropoli, il vecchio stava seduto per terra, folta la sua barba e logorata la berrita soltanto poggiata sul capo, e davanti a sé ci stavano sette scrigni, tutti rigorosamente chiusi e accostati l’un l’altro. I due si avvicinarono lenti all’uomo e come se tutto fosse concordato, come se l’anziano sapesse della loro visita, ruppe il silenzio non appena li vide. «Ora chiudete gli occhi – affermò con voce calda e vissuta – ascoltatemi bene e richiamate l’olfatto…». Il vecchio aprì il primo scrigno: odorava di bacche di mirto appena raccolte. Poi sollevò il coperchio del secondo che profumava di spiaggia e di sale sulla pelle; il terzo di cisto e lentisco nei giorni di marzo; il quarto aveva l’odore dei fichi che s’affacciano sulle strade nella bella stagione; il quinto di ginepro che impreziosisce l’aria quando è accarezzato dal vento; il sesto portava l’odore dei vitigni presi d’assalto in settembre; l’ultima sapeva di sagra paesana quando la gente ride e ha l’animo in pace. Ma l’uomo ne tirò fuori un altro che nascondeva dietro la schiena, chiedendo loro di osservare. E i due aprirono gli occhi e sui loro volti un timido sorriso prese forma dopo quel sorprendente viaggio dei profumi. «E in quello scrigno?» esclamò il ragazzo indicandolo e il vecchio replicò, non prima di aver fatto una piccola pausa riflessiva. «Qui dentro – disse e lo prese accostandolo al petto – c’è l’essenza che sa di scoperta, di due giovani innamorati in vacanza nel Sulcis, di occhi curiosi affamati di storie, di tramonti sugli scogli e di giorni che vanno e non tornano più, di viaggi e scorci sublimi e voci di vecchio che parla e atavici profumi di terra e di mare e di scrigni così scuri quasi come la notte e di gioia e stupore che nasce da semplici fiabe nelle sere in cui la luna pare ancora più bella e la gente la osserva e i pensieri brutti cancella».

 

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società