Su Mutetu e la sua improvvisazione

Il caldo è stata la costante sin dall’inizio di questa estate e lo è ancora in questi giorni di Agosto, mi auguro che riusciate a posizionarvi in un punto fresco e ventilato, accanto ad una bevanda fresca e pronti a godervi questo ultimo scritto, con cui proveremo a concludere il viaggio affrontato in queste settimane. Un breve recap sul percorso: Il tema principale affrontato è quello della Musica della tradizione Sarda, un patrimonio unico nel suo genere in tutto il panorama delle musiche del Mediterraneo, difatti oltre alla straordinaria varietà di stili e modalità espressive che contraddistinguono le diverse aree del territorio regionale, la Musica della tradizione Sarda viene tramandata per via orale da generazione in generazione. Purtroppo con l’evolversi dei tempi, certe usanze generazionali non vengono più praticate, portando progressivamente alla scomparsa le tantissime informazioni, musiche, canti e storie della tradizione. D’altra parte fortunatamente, questa condizione ha invece stimolato altri a prendersi cura di questo patrimonio così importante e delicato allo stesso tempo.

Questo nostro viaggio attraverso la musica della tradizione orale della Sardegna ha avuto origine nel numero di Giugno quando vi ho presentato il progetto METECA (Teca del Mediterraneo), nato nel 1995 con il preciso compito di visitare tutta l’isola di Sardegna per fissare su disco alcuni degli esempi più rappresentativi di quel ricco mondo musicale trasmesso tradizionalmente per via orale, registrate con una qualità del suono ottima, permettendo ancora oggi all’ascoltatore di apprezzare la ricchezza delle sfumature espressive e la varietà timbrica delle voci sarde. Nel numero di Luglio vi ho presentato il tipico canto stile filastrocca, cantata tipicamente dai nonni ai bambini, magari tenendoli “a cavalluccio”. Nella tradizione, questo tipo di canto si chiama Duru Duru e nello specifico questi canti-gioco ripropongono la scansione ritmica dei canti di accompagnamento al ballo. Si eseguono infatti solitamente facendo sedere il bambino sulle ginocchia dell’adulto, mosse ritmicamente su e giù a tempo con la musica. Oggi invece vi voglio portare all’interno dell’improvvisazione, presentandovi una delle forme più note e caratteristiche specialmente nel sud Sardegna: il Mutetu. Ne esistono di diverse tipologie, suddivise in base alle caratteristiche univoche della loro metrica compositiva, ma più in generale la prima suddivisione è quella tra “breve”(a dus peis) e “lungo”(a otu peis). La forma metrica del mutetu “a tres peis” (lett.“a tre versi”) invece, se si tiene conto della Sardegna meridionale, può avere diverse intonazioni. Una di queste prevede la ripetizione di un intercalare “nonsense” che si apre con la formula “iandimironnai”, termine che non ha proprio nessun significato. Un esempio è il testo proposto dall’interprete Esterina Lecis di Suelli, nella Trexenta, che presenta la tipica bipartizione, con la seconda parte che veicola il significato principale (in questo caso di tema amoroso) e la prima che rima con la seconda ma tratta volutamente un diverso argomento. L’esecuzione prevede ripetizioni e intrecci tra le due parti, ma ciò a cui l’ascoltatore dovrà fare più attenzione è l’interpretazione data dal cantadore, è importantissima. L’interpretazione infatti solitamente privilegia la ricchezza dell’ornamentazione alla potenza della voce, richiamando lo stile che viene definito come “a s’antiga”. Anche la musica non è da meno, l’accompagnamento musicale è nella maggior parte dei casi eseguito dalla chitarra, suonata ad arpeggio, seguendo i profili melodici proposti dalla voce e riempiendo magistralmente gli spazi tra un verso e l’altro.

Il testo in limba che vi riporto, una quartina di versi ottonari, è attribuito al poeta Antonio Stefano Demuro di Berchidda in Gallura.

“Chi andas a s’arriu sciàcua beni is pannus ca funt de Teresa Su gratziosu miu 
no mi portist ingannu ama mi cun giustesa” La traduzione, suona più o meno così: “Se vai al fiume lava bene i panni che sono di Teresa. Bello mio non ingannarmi, amami con rispetto” Ovviamente sta poi all’ascoltatore leggere tra le righe del testo e capirne i significati nascosti, a volte nemmeno troppo in profondità. Il sottotesto è un’altra caratteristica importantissima per il genere Mutetu, ma non solo di questa tipologia.

Ci sarebbe tanto da scrivere e cento volte tanto da farvi ascoltare, ed è per questo che vi aspetto per il numero di Settembre e vi invito nuovamente a dare un’occhiata online sul sito ufficiale di METECA – La teca del Mediterraneo, dove potrete ascoltare dalla voce della Sig.ra Lecis il Mutetu di cui vi ho scritto, oltre a tutte le altre registrazioni dei brani trattati, ascoltabili gratuitamente all’indirizzo www.meteca.it. Un caro saluto a tutti!

 

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