Domusnovas e la grotta di San Giovanni

Panoramica

La magia di un luogo immortale. Un gioiello immerso nel verde incontaminato. La quiete interrotta dallo scorrere delle acque ai piedi di un imponente monumento naturalistico che da tempo immemore sovrasta sul territorio: benvenuti alla grotta di San Giovanni.

Storia

La grotta di San Giovanni rappresenta uno degli esempi di fenomeno carsico più importanti. La sua struttura, risalente a circa 500 milioni di anni fa, è stata teatro di eventi storici. Dai numerosi ritrovamenti di vasellame e manufatti, si presume che le sue mura fossero state utilizzate come rifugio sin dalla preistoria. Mastodontiche cinte visibili ancora oggi nell’ingresso Sud. Non solo. È possibile notare tracce della presenza di una cappella di epoca bizantina dedicata proprio a San Giovanni, abbattuta verso la fine dell’Ottocento per la costruzione della strada che attraversa la grotta in tutta la sua lunghezza. Un’opera di ingegneria iniziata dal conte Beltrami e terminata dal cavaliere Gaetano Semenza con un unico obiettivo: collegare il paese di Domusnovas e la valle di Oridda, in modo da facilitare il trasporto dei minerali estratti dalla miniera di sa Duchessa. Grotta San Giovanni Situata a tre chilometri da Domusnovas, nell’iglesiente, la grotta di San Giovanni è un’opera naturale racchiusa a est dal monte Acqua e a ovest da punta san Michele. Varcare il suo ingresso vuol dire oltrepassare una porta in un mondo incantato, vivo. Si viene accolti da un’immensità avvolgente, da un’emozione da mozzare il fiato. Una strada interna, percorribile in auto fino al 1999, si dirama per 850 metri ed è attraversato dal ruscello proveniente dalla retrostante valle di Oridda. Percorrendo il sentiero illuminato si può notare l’acqua scivolare lungo le pareti, sugli anfratti. Ampie sale si mostrano in tutta loro bellezza, adornate da stallatiti e stalagmiti, da grandi vasche calcaree, la più grande vicina all’uscita nord. La grotta custodisce ben altre gallerie, come quella di su Stampu de Pireddu, il cui nome pare derivi da un antico bandito che vi trovò rifugio. Duemila chilometri tra cunicoli e tunnel, alcuni di essi strettissimi, e accessibili solo agli esploratori esperti. Grazie a un lungo lavoro di riqualificazione (illuminazione, pavimentazione con materiali ecocompatibili, videosorveglianza), questo gioiello archeologico e geologico è entrato a far parte di un importante progetto di valorizzazione del territorio, rendendolo percorribile e visitabile grazie anche all’utilizzo di un’apposita applicazione multilingue, dotata di audio e video, per garantire a tutti i visitatori un viaggio indimenticabile.

 

scatto di Gianmarco Leoni

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