L’estate dei ragazzi è il grande inganno del tempo

Non se ne accorgono quasi mai, le ragazze e i ragazzi, ma la loro estate corre e sfugge come acqua tra le dita. Dei giorni che restano, per le scorribande in bicicletta, per i pomeriggi pigri, per i tuffi audaci, non vedono il tradimento ma solo la ricompensa. A ogni esperienza si somma il tempo dilatato dell’attesa, della febbrile organizzazione, dei sotterfugi e dei mezzucci necessari per far divampare la libertà al riparo dallo sguardo degli adulti. E intanto il tempo scorre e li tradisce. In una torrida notte d’agosto le ossa si allungano e, negli angusti letti a castello delle case al mare, gli indumenti si stringono sulla pelle abbronzata. Al mattino le voci suonano più roche per il fumo delle prime sigarette fumate di nascosto, sul vialetto di ritorno verso il residence che profuma di eucalipti e bagnoschiuma. Il tempo traditore dell’estate non passa mai invano.

Ogni minuto è un recipiente da riempire e la verità è che, dentro, le ragazze e i ragazzi ci mettono soprattutto le illusioni. L’illusione che un’amica lo sarà per sempre, e così pure un nemico, che l’amore non si spezza, che le risate saranno sempre grasse, grasse come la vita o come un pacchetto di patatine cacciato in gola tra un calcio al pallone e uno agli stinchi. In quelle loro estati che corrono fingendosi immobili, le ragazze e i ragazzi sperimentano l’illusione della disperazione, simulando il senso tragico sfoderato dai genitori durante le sfuriate domestiche. E così, cogliendo per un momento la verità degli adulti che saranno, inorridiscono, dimenticano ogni dolore, si riconciliano con l’universo (spesso l’universo ha le sembianze di un miglior amico) e lasciano che la vita torni a infiammarli. I ragazzi e le ragazze credono di divorare il tempo, proprio mentre se ne lasciano divorare. È l’illusione più crudele. Capitombolano così alla fine dell’estate con un corpo nuovo, con occhi meno trasognati e più maliziosi, con parole sconosciute all’inverno e accenti esotici. Di quel che erano a maggio non è quasi più rimasta traccia. Ancora una volta il tempo li ha traditi.

Continueranno a guizzare e a brillare come fiamme di una torcia anche dopo l’estate, sorrideranno di paura, piangeranno di felicità, la gioia e il pianto li sconquasseranno a lungo mentre la vita, dentro di loro e tutto intorno, continuerà a scorrere e a formarli. A dispetto di pelurie diffuse e seni prorompenti, noi continueremo a chiamarli bambini o bambine, e mai, in nessuno di loro, vedremo ciò che invece dovremmo vedere, e cioè adulti ancora ignari del grande inganno del tempo.

 

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