La GDMI: intervista a Matteo Sainaghi

Eccoci qua, pronti per un nuovo articolo. Questa volta ci spostiamo in Lombardia. E sono onorata di poter scrivere questo articolo, di potervi raccontare chi è Matteo Sainaghi e cos’è la GDMI (“Ginnastica Dinamica Militare Italiana”). Prima di tutto devo dire che ho scoperto questa disciplina attraverso un amico, il quale ha iniziato tale percorso col fine di ottenere la certificazione professionale di istruttore. Lui mi ha parlato talmente bene e in maniera così entusiasta della disciplina che mi ha davvero incuriosita. Così ho deciso di conoscere meglio questo mondo, iniziando dalla lettura di diversi materiali presenti in rete, ma sempre sotto suo consiglio. La mia curiosità è aumentata: desidero provare! Purtroppo qui in Sardegna non c’è nessuno che proponga questo tipo di attività, quindi credo proprio che dopo l’estate ne organizzerò una presentazione teorico/pratica.Ho chiesto perciò di poter parlare con l’ideatore della GDMI, Matteo Sainaghi, che si è dimostrato molto gentile e disponibile a dedicarci parte del suo tempo per questa intervista e spero che non manchi neanche durante l’evento di presentazione. Pur non conoscendo di persona Matteo, ho avuto un’impressione molto positiva: è un istruttore dalla indiscutibile professionalità, chiaro ma breve e coinciso, perché sa quanto sia prezioso il nostro tempo. D’altronde, non poteva essere altrimenti.

Chi è Matteo Sainaghi? “Matteo Sainaghi, laureato in Fisioterapia e maestro di Ginnastica Dinamica Militare Italiana (disciplina nata a Brescia nel 2013).

Può andare bene?” Va benissimo, Matteo: laconico ed essenziale. Ma raccontaci qualcosa di più… “Di solito non parlo di me anche perché, quando la racconto, la mia vita sembra un film. Sono passato dagli studi al Conservatorio (violoncello e pianoforte complementare) ad essere campione italiano di salto in lungo (juniores); poi mi sono dato al rugby (cartellino nazionale under 17, nell’anno 1988-1989), giocavo nel Serigamma Brescia Rugby. Negli anni Novanta ho attraversato quasi per caso tutti i migliori club italiani ed esteri come ballerino (ho lavorato per il Celebrità di Pavia dal 1993 al 1998), nel 1996 ho fatto anche una stagione estiva a Porto Rotondo. Dal ballo sono passato al canto (scrivendo circa 300 canzoni!) e nel 2006 mi sono laureato in fisioterapia. Ho gestito quindi un centro medico negli anni seguenti e finalmente nel 2013 ho creato la GDMI. Praticamente lo sport (compresa la riabilitazione sportiva) e la musica sono le mie passioni più grandi, il mio lavoro da sempre. Nel corso degli anni ho visto con grande soddisfazione che la GDMI è diventata una delle realtà sportive più grandi in Italia: esistono 341 centri di allenamento attivi e abbiamo formato oltre 300 istruttori, creando anche una linea di abbigliamento in collaborazione con l’Esercito italiano.”

Accidenti! C’è da rimanere di stucco davanti a questo percorso. Un vero film! Matteo è un uomo poliedrico, con mille interessi e con una vita in continua evoluzione, per migliorarsi sia nell’ambito personale che in quello professionale. Mi vien da chiederti però di darci maggiori informazioni sulla GDMI. “Volentieri! La Ginnastica Dinamica Militare Italiana nasce alla fine del 2013, da un’idea mia e di Mara Uggeri. Questa disciplina si ispira ai capisaldi dell’attività a corpo libero, che ha contraddistinto la storia sportiva del nostro paese, influenzando anche quella degli altri. Il Coni, attraverso il Centro sportivo educativo nazionale (C.S.E.N. e Libertas), ha certificato e promosso la Ginnastica Dinamica Militare Italiana come disciplina sportiva, riconoscendomi la titolarità esclusiva (certificata dal diploma ufficiale) di “maestro Gdm italiana”. Proprio per questo la nostra società svolge direttamente corsi di formazione tramite C.S.E.N. e Libertas – Coni GDM Italiana.”

A chi si rivolge? “La GDMI si identifica come un gruppo che compete e che lavora all’unisono. Ogni attività viene condotta senza alcuna attrezzatura dentro sale condizionate, in un ambiente che predilige solo ed esclusivamente il fattore allenante, utile a migliorare una forma fisica reale, pura e concreta. Chiunque può far parte di Ginnastica Dinamica Militare Italiana, ma deve indossarne i colori, abbracciarne pedagogicamente i precetti, condividere l’idea che siamo in vita per condurre un percorso di adattamento conoscitivo alle avversità e che quanto più si esperisce adattandosi – insieme e non individualmente – tanto più si avanza in un cammino che non finisce su un binario morto. La Ginnastica Dinamica Militare Italiana è un esercitazione ginnico-motoria che ha come principi fondamentali il totale disimpegno da ogni attrezzatura, questo è fondamentale e ci tengo a ribadirlo. Ovviamente ogni partecipante conosce i principi della GDMI e li fa suoi.”

Quanti e quali sono nel dettaglio questi principi? “Sono essenzialmente tre.

Primo

Le esercitazioni sono sempre condotte in assetto antigravitario con totale assenza di marchingegni carichi in controresistenza. Allenarsi con macchinari annulla la posizione del corpo in assetto antigravitario, la forza messa nell’esercizio per contrastare la resistenza non passa per tutte le articolazioni del corpo scaricandosi sui piedi. La conseguenza sarà un adattamento muscolo-attivo del corpo che viene protocollato dal cervello come necessario e che porterà all’ipertonia ma non all’armonia e alla funzionalità fisiologica.

Secondo

Lavoriamo in totale assenza di comfort e quindi le attività vengono svolte per creare un processo adattivo importante, permanente e progressivo, di carattere educativo-culturale e fisico-motorio. Puntiamo a migliorare la capacità corporale del singolo di adempiere a richieste spazio-temporali in stretta relazione con le dimensioni e le pertinenze a disposizione in quel dato ambiente. Utilizziamo spirito e corpo delle dinamiche di appartenenza militare, in quanto le esercitazioni proposte vengono date nella forma di comando, un metodo atto a forzare con una dovuta e misurata aggressività le resistenze psico-culturali che sono alla base dei processi di adattamento alla sedentarietà e alla disapplicazione fisico-sportiva.

Terzo

Totale assenza di competizione, intesa come esaltazione del migliore, del singolo eccellente o del talento da fuoriclasse. Chi si ferma o resta indietro incrementa il tempo di allenamento del gruppo. L’impegno del gruppo per ripetere tutti insieme l’esercizio non svolto dal singolo (proprio come nelle caserme militari) serve a creare coesione secondo una metodologia scientifica comprovata.”

Come si svolge una lezione? “Una lezione dura un’ora. L’istruttore dirige il gruppo con comandi verbali, in stile militare, per creare il clima di obbedienza, ma anche di fiducia, a cui si fa riferimento proprio in operazioni militari verso la figura del comandante. In quell’ora di allenamento si assiste ad una normale e leggera “avversione”, una forzatura somministrata con abilità che determina il condizionamento di tutte le capacità funzionali in misura superiore rispetto all’allenamento individuale, solitamente basato su un piano auto-costruito. Ogni luogo è adatto per praticare la GDMI e per allenare fiato, forza, resistenza, definizione ed equilibrio. Il metodo predilige l’allenamento a piedi scalzi, per riattivare la propriocettività dell’atleta e l’adattamento alle condizioni esterne, onde sviluppare in tempi relativamente rapidi gli obiettivi appena descritti.”

Davvero molto interessante! Ultima domanda: quando venite in Sardegna per presentare GDMI? “Si tratta di uno spoiler?” (sorride). Io ho la bella sensazione che ci rivedremo presto! Grazie Matteo per averci regalato un pezzo di te, del tuo tempo e della tua esperienza. A noi non resta che aspettare!

 

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