Quattro chiacchiere con Giovanna Uccheddu

Dalla genesi lunghissima, maturata in anni di ascolto è nato “Domani ancora”

 

L’ ospite di questo numero di Sardegna Società è Giovanna Uccheddu. In questa chiacchierata a “tu per tu” con lei si parlerà del suo libro pubblicato con Edizioni “La Zattera” Domani ancora.

Domani ancora, romanzo forte come la sua stessa narrazione, è la prima parte di una trilogia ambientata in uno dei periodi più complicati della storia d’Italia. Puoi spiegarcene la genesi? Buongiorno Paolo, prima di tutto voglio ringraziare te e Sardegna Società per avermi voluto ospitare su queste importanti pagine virtuali, dandomi modo di raccontare la mia attività di scrittrice. Posso dire che “Domani ancora” ha avuto una genesi lunghissima, maturata in anni di ascolto di storie di anziani che hanno compiuto il gesto d’amore e di fiducia di regalarmi stralci di vita, vissuta in un periodo storico difficile che ha segnato una tappa dolorosa nella storia d’Italia. Questo mi ha spinto a voler approfondire, studiare, conoscere le dinamiche della Storia e delle storie della gente comune che ho avuto la fortuna di ascoltare. Le loro gioie, dolori, lotte ideali e piccole battaglie quotidiane si sono così stratificate e intrecciate nel tempo dando vita, pian piano, a una storia a sé, che ho sentito il bisogno di mettere per iscritto, per rendere giustizia a tutte le piccole, magnifiche testimonianze di resilienza che ho incontrato nel mio cammino.

A chi non ha mai vissuto in quei tormentati anni, cosa vuoi evidenziare, con la tua precisa narrazione? Ecco Paolo, hai usato proprio la parola giusta: “tormento”. I miei personaggi sono tormentati, non sono eroi ma talvolta si trovano davanti a scelte davvero difficili e non sanno quale strada prendere. Nel mio modo di raccontare io cerco di guardarli con amore ed empatia per evidenziare che tutti possono essere soggetti a cadute, errori e difficoltà, ma che l’importante è rialzarsi sempre e provare a fare meglio. La Roya è una famiglia tipica italiana, che negli anni del fascismo non vuole abdicare alla propria integrità morale e si trova a cercare di sopravvivere. Il capofamiglia si interroga quindi fino a dove sia giusto spingersi, nella lotta ideale, quando questa coinvolge i propri cari fino a metterne in pericolo la sicurezza economica e personale.

Quali, se ve ne sono state, difficoltà hai incontrato nella necessaria ricerca storica, per produrre un’opera come Domani ancora? Io ho cercato di tenere la grande storia sullo sfondo del mio romanzo, considerandola come lo scenario sul quale si muovono i miei personaggi, che volevo fossero quanto più vivi possibile. A livello di ricerca storica, quindi, le difficoltà che ho incontrato hanno riguardato soprattutto il ricostruire con la necessaria fedeltà la vita quotidiana dell’italiano medio, dall’abbigliamento delle signore ai prezzi della carne al mercato, dal potere d’acquisto dello stipendio alle usanze del corteggiamento, dai nomi delle vie della mia città in quegli anni alle canzoni in voga, senza cadere nei luoghi comuni e nel macchiettismo. Per provare a restituire ai miei lettori il sapore di un’epoca e non un quadro fatto di pennellate sfumate. Per questo per me uno dei complimenti più grandi è stata la telefonata di una signora quasi centenaria, che si è prodigata per procurarsi il mio numero perché ci teneva a dirmi che leggere il mio romanzo le aveva davvero fatto rivivere la sua gioventù, commovendola nel profondo.

Quanto è complicato scrivere non un singolo romanzo, ma un’opera facente parte di una trilogia? Diciamo che, se quando inizi a scrivere un romanzo devi avere un piano dell’opera in mente, se questo romanzo fa parte di una trilogia devi avere ben chiaro un piano di lavoro molto più ampio. Capire quali sono le storie parallele che vuoi andare a sviluppare, in quale arco di tempo, dove invece devi semplificare – ahimè la sintesi non è una mia dote! – per dare alla tua storia un respiro più leggero. Pensare meglio all’evoluzione dei personaggi, che prende un periodo più lungo, e così via. Allo stesso tempo, ogni romanzo dovrebbe poter essere letto come libro a sé, quindi avere il giusto mix tra il tenere il lettore in sospeso in attesa del seguito e lasciarlo soddisfatto quando arriva alla parola fine. E tu dovresti trovare il modo giusto di interrompere la storia, un po’ come quando si arriva al finale di stagione della tua serie preferita e non vedi l’ora che inizi la stagione successiva!

S. E. King ha sempre sostenuto che ogni scrittore non termina alcun romanzo senza averne uno nuovo in predicato, senza svelare troppo, puoi gettare una piccola luce sui tuoi futuri lavori? Con piacere! È in rampa di lancio il secondo volume della Saga dei Roya, già pronto ma rimasto in attesa a causa dell’emergenza COVID-19. Si intitola “Sulla soglia” e riprende le vicende della famiglia Roya, che troviamo nel millenovecentoquarantatre, con l’Italia – e la Sardegna – che affronta uno degli anni più terribili della sua storia recente. Non sono ferma però, e sto lavorando già al terzo volume, per il quale vi dico solo che ho fatto un viaggio sulla Penisola, consultato archivi, intervistato persone. La trama dell’ultimo volume della saga sarà molto complessa e impegnativa per me! Ho poi in mente una storia ambientata nella Sardegna contemporanea, con una protagonista giovane e fragile, un personaggio tutto diverso dalla Nina di “Domani ancora”. Per adesso, di questo romanzo esiste una bozza sotto forma di racconto, che sto sviluppando e che mi appassiona molto.

 

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